Formula 1 ad Abu Dhabi: tutti i dissidenti in carcere negli Emirati Arabi Uniti siano rilasciati

COMUNICATO STAMPA

FORMULA 1 AD ABU DHABI: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE IL RILASCIO DI TUTTI I DISSIDENTI IN CARCERE NEGLI EMIRATI ARABI UNITI

Alla vigilia del Gran premio di Formula 1 di Abu Dhabi, in programma dal 23 al 25 novembre, Amnesty International ha sollecitato le autorità degli Emirati arabi uniti a rafforzare l’immagine di paese moderno che vogliono accreditare rilasciando incondizionatamente tutte le persone in carcere solo per aver criticato in forma pacifica il governo.

“Il mondo, che è pronto ad assistere all’ultimo Gran premio della stagione e agli sfarzosi concerti che lo accompagneranno, deve sapere che le autorità emiratine sono impegnate in un’altra corsa: quella a ridurre al silenzio chi le critica e i difensori dei diritti umani”
, ha dichiarato Samah Hadid, direttrice delle campagne sul Medio Oriente di Amnesty International.

Dal 2011 le autorità degli Emirati arabi uniti hanno intrapreso una incessante campagna repressiva contro difensori dei diritti umani, giudici, avvocati, accademici, studenti e giornalisti per eliminare completamente il dissenso nel paese. Molte persone hanno subito arresti arbitrari, sparizioni forzate, torture e processi irregolari. Come conseguenza, persone che hanno espresso opinioni critiche e dissidenti stanno scontando lunghe condanne unicamente per aver esercitato il loro diritto alla libertà d’espressione.

Chiediamo pertanto ai protagonisti della Formula 1 di essere campioni dei diritti umani sul circuito di Abu Dhabi e negli eventi di intrattenimento e di essere la voce di coloro che sono stati ridotti al silenzio e ingiustamente incarcerati”, ha aggiunto Hadid.

“Chiediamo loro di premere sulle autorità emiratine affinché rilascino immediatamente e incondizionatamente tutti i prigionieri di coscienza in carcere solo per aver criticato in modo pacifico il governo o per aver chiesto il rispetto dei diritti umani”
, ha concluso Hadid.

Ulteriori informazioni

Le autorità degli Emirati arabi uniti usano regolarmente le leggi sulla diffamazione, sui reati informatici e contro il terrorismo per arrestare, processare e condannare chi le critica e chi difende i diritti umani.

Abu Dhabi è in corsa per il titolo di capitale mondiale dello sport per il 2019, un riconoscimento conferito dal Parlamento europeo, dalle Nazioni Unite e da vari organismi sportivi europei.

Amnesty International chiede alle autorità emiratine il rilascio dei seguenti prigionieri di coscienza:

Ahmed Mansour, noto difensore dei diritti umani, premio Martin Ennals per i difensori dei diritti umani nel 2015. Nel 2006 ha iniziato a denunciare le violazioni dei diritti umani e a chiedere pubblicamente il rispetto del diritto internazionale. Fino al giorno del suo arresto, il 20 marzo 2017, era l’ultimo difensore dei diritti umani ancora in grado di criticare le autorità. Il 29 maggio 2018 è stato condannato a 10 anni di carcere per “offesa allo status e al prestigio degli Emirati arabi uniti e dei suoi simboli” compresi i leader del paese, “pubblicazione di informazioni false allo scopo di danneggiare la reputazione degli Emirati arabi uniti all’estero” e “definizione degli Emirati arabi uniti come un paese privo di leggi”.

Mohammed al-Roken, a sua volta importante difensore dei diritti umani ed ex presidente dell’Associazione dei giuristi. Arrestato il 17 luglio 2012, un anno dopo è stato condannato a 10 anni di carcere al termine del processo clamorosamente iniquo contro 94 sostenitori delle riforme, noto come “il processo ai 94”.

Molti degi imputati di quest’ultimo processo hanno denunciato in aula di essere stati sottoposti a maltrattamenti e torture nel corso del periodo di detenzione preventiva, trascorso spesso senza contatti col mondo esterno in strutture detentive segrete gestite dai servizi di sicurezza.

Osama al-Najjar, arrestato il 17 marzo 2014 e condannato a tre anni di carcere per aver twittato al ministro dell’Interno esprimendo preoccupazione per i maltrattamenti subiti da suo padre in carcere. Avrebbe dovuto essere rilasciato nel marzo 2017 ma il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto dalla Corte suprema il prolungamento della detenzione col pretesto che costituiva ancora una minaccia per il paese.

Il padre di Osama al-Najjar è l’inseguante di scienze Hussain Ali al-Najjar al-Hammadi. Arrestato il 16 luglio 2012, è stato condannato a 10 anni di carcere nel “processo ai 94” e ad altri 15 mesi in un ulteriore processo nei confronti di 20 cittadini egiziani e 10 emiratini.

Nasser bin Ghaith è stato condannato il 29 marzo 2017 a 10 anni di carcere per “aver postato informazioni false” sui leader degli Emirati arabi uniti e sulle loro politiche. Si era limitato ad affermare su Twitter di non aver ricevuto un processo equo nel 2011 nel cosiddetto “caso dei cinque”, che comprendeva anche Ahmed Mansour. Nasser bin Ghaith è stato giudicato colpevole anche di “comunicare e collaborare con esponenti dell’organizzazione fuorilegge al-Islah”, per aver incontrato persone ritenute affiliate a quel gruppo.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 19 novembre 2018

La lettera aperta di Amnesty International ai protagonisti della Formula 1 è online all’indirizzo:
https://www.amnesty.org/download/Documents/MDE2594202018ENGLISH.pdf

L’appello di Amnesty International per chiedere il rilascio di Ahmed Mansour è online all’indirizzo:
https://www.amnesty.it/appelli/fine-ahmed-mansoor/