BUONE NOTIZIE

Prigionieri di coscienza – Egitto
Il 5 gennaio 2020 Ahmed Maher, co-fondatore del movimento giovanile “Sei aprile”, è tornato in piena libertà dopo aver terminato i tre anni di obbligo di presenza notturna in una stazione di polizia, seguiti a tre anni di carcere per manifestazione non autorizzata.

Pena di morte – Nigeria
Il 3 gennaio 2020 il governatore dello stato di Edo, Godwin Obaseki, ha commutato in ergastolo le condanne a morte di quattro prigionieri: Ayo Olofin, Abiodun Uwagboe, Sanni Ladan e Joel Ighalo

Prigionieri di coscienza – Egitto
Il 31 dicembre 2019 la giornalista Aya Alaa Hosni è stata rilasciata. Era stata arrestata il 20 giugno e, dopo giorni di sparizione forzata, il 29 dello stesso mese era comparsa di fronte a un giudice che l’aveva accusata di aver parlato con i mezzi d’informazione a proposito delle condizioni di prigionia nel supercarcere di massima sicurezza “Al Aqram” (Lo scorpione) dove era detenuto suo marito

Prigionieri di coscienza – Kazakistan
Il 30 dicembre 2019 Iskander Yerimbetov è stato scarcerato per motivi di salute. Era stato arrestato il 13 novembre 2017 con l’accusa di riciclaggio, interrogato in assenza di un avvocato e picchiato perché confessasse la propria colpevolezza. Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie aveva giudicato illegali il suo arresto e la sua prolungata detenzione.

Ambiente – Olanda
Il 20 dicembre 2019 la Corte suprema ha confermato definitivamente una sentenza del 2015, ribadendo che il governo ha il dovere di proteggere i suoi cittadini dalle conseguenze del cambiamento climatico e deve pertanto ridurre le emissioni inquinanti di almeno il 25 per cento entro il 2020. La causa era stata promossa nel 2013 dall’organizzazione non governativa Urgenda Foundation.

Giustizia internazionale – Israele / Territori palestinesi occupati
Il 20 dicembre 2019 la procuratrice del Tribunale penale internazionale ha annunciato l’apertura di un’indagine su crimini di guerra e altri crimini di diritto internazionale commessi nel Territori palestinesi occupati.

Giustizia – Filippine
Il 19 dicembre 2019 è stata emessa la sentenza per il massacro di Ampatuan, avvenuto nelle Filippine nel 2009, quando 58 persone – tra le quali 32 giornalisti – vennero uccise da un commando armato del potente clan Ampatuan. Ventotto imputati sono stati condannati all’ergastolo, automaticamente commutato in 40 anni di carcere, e altri 15 a pene detentive inferiori.

Pena di morte – Stati Uniti d’America
Il 18 dicembre 2019 la Corte d’appello del Texas ha annullato la condanna a morte inflitta nel 1980 a Cesar Fierro, cittadino messicano accusato dell’omicidio di un tassista. La Corte ha stabilito che la giuria del processo originario non aveva ricevuto informazioni corrette e complete, ossia la possibilità di considerare eventuali circostanze attenuanti e chiedere l’ergastolo anziché la pena capitale. La pubblica accusa ha annunciato che non ricorrerà contro l’annullamento della condanna a morte e Fierro sconterà dunque una condanna all’ergastolo.

Pena di morte – Stati Uniti d’America
Il 16 dicembre 2019 un giudice del Mississippi ha disposto la libertà su cauzione di Curtis Flowers, condannato a morte nel 1997 per un quadruplice omicidio del quale si è sempre dichiarato innocente. Flowers, afroamericano, era stato giudicato colpevole da una giuria composta da soli bianchi dell’omicidio di quattro impiegati bianchi di un negozio d’arredamento di Winona. Durante i quasi 23 anni trascorsi dal primo processo, la condanna a morte di Flowers era stata annullata cinque volte (sempre per motivi di discriminazione razziale) e altrettante volte era stata ripristinata, da giurie i cui i membri afroamericani erano sempre stati in minoranza.

Impunità – Francia / Argentina
Il 15 dicembre 2019 le autorità francesi hanno estradato verso l’Argentina Mario Sandoval, dirigente di polizia sotto il regime militare degli anni Settanta-Ottanta. Sandoval, che ha vissuto per oltre 30 anni in Francia, era ricercato dalla giustizia argentina per crimini contro l’umanità.

Giustizia internazionale – Sierra Leone
Il 12 dicembre 2019 la Corte di giustizia della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale ha accolto un ricorso presentato il 17 maggio 2017 da Equality Now e Wawes, cui nel giugno di quest’anno si era aggiunta anche Amnesty International, e ha giudicato discriminatorio il provvedimento emanato nel 2015 fa dal governo di Freetown che impediva alle ragazze incinte di frequentare le lezioni e di presentarsi agli esami: in quel modo, ha dichiarato la Corte, è stato violato il loro diritto all’istruzione.

Prigionieri di coscienza – Turchia
Il 10 dicembre 2019 la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che Osman Kavala, uno dei principali esponenti della società civile turca, è sottoposto a detenzione arbitraria da oltre due anni e dev’essere rilasciato immediatamente.
Kavala è stato arrestato il 1° novembre 2017 con l’accusa di aver organizzato le manifestazioni al Gezi Park di Istanbul del 2013 e di essere coinvolto nel tentato colpo di stato del luglio 2016. Nel marzo 2019, insieme ad altri 15 imputati, è stato rinviato a processo per il “tentativo di rovesciare il governo o di impedirne totalmente o parzialmente il funzionamento” e per una lunga serie di altri reati, tra cui il danneggiamento di luoghi di preghiera o cimiteri, possesso di sostanze pericolose, furto, lesioni gravi e possesso di armi.

Ambiente – Filippine
Il 9 dicembre 2019 la Commissione filippina per i diritti umani ha deciso che 47 tra le principali imprese del settore fossile potranno essere chiamate a rispondere, di fronte a un giudice, della violazione dei diritti dei cittadini causati dal cambiamento climatico. Questa decisione apre la strada a ricorsi giudiziari e persino a indagini penali che potrebbero dar luogo a risarcimento dei danni o anche a condanne al carcere.

Pena di morte – Stati Uniti d’America
Il governatore uscente del Kentucky, Matt Bevin, ha commutato in ergastolo le condanne a morte di due dei prigionieri da più lungo tempo nel braccio della morte dello stato, rispettivamente 31 e 36 anni: il 6 dicembre 2019 quella di Gregory Wilson (il cui processo all’epoca venne definito “una parodia della giustizia” e il 9 dicembre 2019 quella di Leif Halvorsen, protagonista di una “straordinaria storia di ravvedimento” che lo ha portato a conseguire due lauree. In ragione della loro età avanzata, entrambi i detenuti potranno chiedere di essere rimessi in libertà condizionata.

Diritti sessuali e riproduttivi – Slovacchia
Il 5 dicembre 2019 il parlamento ha respinto una proposta di legge che, se approvata, avrebbe obbligato le donne intenzionate ad abortire a vedere tramite ecografia dell’embrione o del feto. Una proposta non prevista dalle linee guida per un aborto sicuro dell’Organizzazione mondiale della sanità – contro la quale si erano mobilitate 30 organizzazioni della società civile slovacca, compresa Amnesty International – che avrebbe sottoposto le donne a un trattamento umiliante e degradante, colpevolizzandole e stigmatizzandole.

Difensori dei diritti umani – Honduras
Il 3 dicembre 2019 un tribunale dell’Honduras ha condannato a 50 anni di carcere gli assassini dell’attivista per l’ambiente Berta Cáceres, uccisa nel 2016 per aver guidato la campagna contro l’Agua Zarca, un devastante progetto di diga idroelettrica che avrebbe inondato i territori del popolo Lenca. Quattro imputati, identificati come gli esecutori materiali dell’omicidio di Berta, sono stati condannati a 34 anni, cui sono stati aggiunti altri 16 anni e quattro mesi per il tentato omicidio di Gustavo Castro, un ambientalista messicano che si trovava in casa di Berta e che sopravvisse all’agguato.

Diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati – Francia
Il 2 dicembre 2019 il governo ha annunciato l’abbandono del progetto di consegnare alla cosiddetta Guardia costiera libica sei imbarcazioni che avrebbero rafforzato la capacità di intercettare in mare e riportare in terraferma persone in fuga dalla Libia.

Donne – Sudan
Il 29 novembre 2019 il governo di transizione del Sudan ha annunciato l’abolizione delle leggi sull’ordine pubblico che regolavano, tra le altre cose, la presenza delle donne negli spazi pubblici e che hanno causato arresti, pestaggi e condanne di tantissime attiviste e semplici cittadine, “colpevoli” di aver ballato in feste private, venduto merce in strada o mendicato.

Diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati – Italia
Il 28 novembre 2019 la prima sezione del Tribunale civile di Roma ha emesso la sentenza su una causa promossa da 14 richiedenti asilo sostenuti da Amnesty International Italia e Asgi, che nel 2009 erano stati respinti dall’Italia in Libia.
La sentenza ha stabilito che le persone ricorrenti hanno diritto al risarcimento del danno e soprattutto il diritto di “accedere nel territorio italiano allo scopo di presentare domanda di riconoscimento della protezione internazionale ovvero di protezione speciale”.

Difensori dei diritti umani – Francia
Il 21 novembre 2019 Pierre Mumber, una guida alpina di 55 anni, è stato assolto dalla corte d’appello di Grenoble dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione illegale, dopo che in primo grado era stato condannato a tre mesi di carcere con pena sospesa. L’accusa nei suoi confronti era scattata dopo che il 6 gennaio 2018 aveva offerto té caldo e vestiti pesanti a quattro richiedenti asilo africani – tra cui una donna gravemente ferita – nei pressi del passo del Monginevro, lungo il confine montano tra Italia e Francia. Le immagini televisive messe a disposizione da una troupe italiana in occasione del processo d’appello hanno smentito la ricostruzione secondo la quale Mumber aveva aperto lo sportello della macchina della polizia per favorire la discesa e la fuga dei quattro fermati.

Prigionieri di coscienza – Niger
Il 20 novembre 2019 la corte d’appello di Zinder, nel Niger meridionale, ha ordinato il rilascio di Sadat Illiya Dan Malam, coordinatore del Movimento patriottico per i cittadini, un’organizzazione della società civile locale.
Sadat Illiya Dan Malam era stato arrestato il 18 aprile 2018 e accusato di “partecipazione a un movimento insurrezionale” e “cospirazione contro la sicurezza dello stato”. Il tutto, nel contesto di manifestazioni contro i provvedimenti di austerità emanati all’epoca dal governo: manifestazioni cui l’attivista neanche aveva preso parte.

Difensori dei diritti umani – Stati Uniti d’America
Dopo il “nulla di fatto” del 2 luglio, quando la giuria non aveva raggiunto l’unanimità sul verdetto, nel secondo processo celebrato il 20 novembre 2019 Scott Warren è stato dichiarato non colpevole. Warren, professore di Geografia e volontario dell’associazione “No more deaths”, avrebbe potuto subire una condanna a 10 anni di carcere solo per aver fornito cibo, acqua e vestiti puliti a due migranti provenienti dal Messico, che rischiavano di morire nel deserto di Sonora, nei pressi del confine.

Pena di morte – Stati Uniti d’America
Il 20 novembre un giudice distrettuale sospende quattro esecuzioni federali, dopo che un’altra era stata già sospesa. L’ultima esecuzione federale ha avuto luogo nel 2003.

Diritti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati – Nuova Zelanda / Australia
Il 14 novembre 2019 Behrouz Boochani, giornalista e scrittore curdo iraniano trattenuto per oltre sei anni sull’isola di Manus in un dei centri d’oltremare in cui il governo australiano trattiene i richiedenti asilo, è arrivato in Nuova Zelanda, su invito di Amnesty International e altre associazioni, per prendere parte a un festival letterario.
Boochani è l’autore di “Nessun amico se non le montagne”, tradotto e pubblicato in Italia da ADD Editore.

Giustizia internazionale – Myanmar
Il 14 novembre 2019 la Terza camera pre-processuale del Tribunale penale internazionale ha autorizzato la procuratrice a procedere nelle indagini su possibili di crimini di competenza del Tribunale commessi nei confronti della popolazione rohingya.
Secondo la Camera vi sono ragionevoli basi per ritenere che contro i rohingya siano stati commessi diffusi e/o sistematici atti di violenza che potrebbero costituire i crimini contro l’umanità di deportazione forzata e persecuzione per motivi religiosi.

Giustizia internazionale – Svezia / Iran
Il 13 novembre 2019 le autorità giudiziarie svedesi hanno arrestato Hamid Nouri, un cittadino di nazionalità iraniana sospettato di crimini contro l’umanità riferiti al massacro delle prigioni che, nel 1988, causò la morte per esecuzione extragiudiziale di migliaia di oppositori in Iran. All’epoca, l’uomo era tra i dirigenti della prigione di Gohardasht, oggi nota come Rajai Shahr.

Violenza contro le donne – Messico
Il 13 novembre 2019 la Corte suprema ha accolto la richiesta della famiglia di Karla Pontigo di indagare sulla sua morte come femminicidio. Pontigo era stata uccisa a San Luis Potosí nell’ottobre 2012, all’età di 22 anni. Le indagini sono state finora inadeguate e piene di irregolarità. Amnesty International ha raccolto 83974 firme nel mondo per sostenere la richiesta della famiglia.

Giustizia internazionale – Unione europea / Israele
Il 12 novembre 2019 la Corte di giustizia dell’Unione europea, chiamata a interpretare un regolamento del 2011 in materia di informazioni per i consumatori circa la provenienza degli alimenti, ha stabilito che le etichette dei prodotti “made in Israel” debbano specificare se il prodotto cui si riferiscono proviene da un “insediamento israeliano” situato in uno dei “territori occupati dallo stato d’Israele”.
Secondo la Corte, i consumatori devono sapere se i prodotti che acquistano provengano dai territori occupati in cui vengono violati i diritti dei palestinesi.

Prigionieri di coscienza – Cambogia
Il 10 novembre 2019 sono state annullati gli arresti domiciliari nei confronti di Kem Sokha, presidente del Partito nazionale del riscatto cambogiano, sciolto alla fine del 2017. Sokha era stato arrestato il 3 settembre 2017 e accusato di “cospirazione con una potenza straniera”, reato per cui è prevista una pena da 15 a 30 anni di carcere. Nel settembre 2018 era stato posto agli arresti domiciliari. Nei suoi confronti continua a vigere il divieto di viaggiare all’estero e di prendere parte ad attività politiche.

Giustizia internazionale – Repubblica Democratica del Congo
Il 7 novembre 2019 il Tribunale penale internazionale ha condannato a 30 anni di carcere Bosco Ntaganda, ex capo di un gruppo ribelle della Repubblica Democratica del Congo. Si tratta della sentenza più dura emessa finora dal massimo organo di giustizia internazionale. Ruandese, 46 anni, Ntaganda si era consegnato volontariamente alla giustizia nel 2013. Nel luglio 2019 era stato giudicato colpevole di crimini di guerra – tra cui omicidio, stupro e riduzione in schiavitù sessuale – commessi tra il 2002 e il 2003 nella regione dell’Ituri, nell’est della Repubblica Democratica del Congo.

Diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati – Filippine
Il 6 novembre 2019 il dipartimento della Giustizia ha accolto la domanda d’asilo di Bahareh Zarebahari, una cittadina iraniana che era trattenuta dal 17 ottobre nell’area transiti dell’aeroporto di Manila.
Zarebahari, simpatizzante della deposta monarchia e rappresentante dell’Iran al concorso Miss Intercontinental nel 2018, rischiava di essere rimpatriata a causa di un mandato internazionale di cattura emesso dalla magistratura iraniana per non meglio precisati reati, peraltro commessi in un periodo in cui la donna si trovava già nelle Filippine.

Prigionieri di coscienza – Etiopia
Il 30 ottobre 2019 sono stati rimessi in libertà 22 oppositori pacifici arrestati a giugno, nel contesto della repressione di un tentativo di colpo di stato, e accusati ingiustamente di terrorismo.

Libertà d’espressione – Polonia
Il 25 ottobre 2019 un tribunale di Varsavia ha prosciolto 14 attiviste antifasciste dall’accusa di raduno non autorizzato. Le donne erano state arrestate l’11 novembre 2017 nella capitale quando, al passaggio della marcia con cui si celebra l’indipendenza della Polonia, avevano srotolato uno striscione con la scritta “Stop al fascismo”.
Dopo essere state picchiate e insultate, erano state multate per aver intralciato un raduno autorizzato e in seguito incriminate per raduno non autorizzato.

Diritti sessuali e riproduttivi – Irlanda del Nord
Alla mezzanotte del 22 ottobre 2019 i matrimoni tra persone dello stesso sesso e l’aborto sono diventati legali. In particolare, l’aborto non sarà più criminalizzato ai sensi degli articoli 58 e 59 della Legge sui reati contro la persona del 1861 e le indagini in corso sono state chiuse, compresa quella nei confronti di una madre che rischiava di finire in carcere per aver acquistato online pillole abortive per la figlia 15enne.
Queste importanti riforme sono state rese possibilI dall’assenza di un governo nord-irlandese, che perdura dall’inizio del 2017, che ha consentito al parlamento di Londra di legiferare direttamente.

Conflitti – Sudan
Il 21 ottobre 2019 il governo e i gruppi armati del Darfur, del Kordofan meridionale e del Nilo azzurro hanno firmato un accordo di cessate-il-fuoco per consentire l’accesso degli aiuti umanitari nelle tre regioni.

Discriminazione razziale – Angola
Il 4 ottobre 2019 il parlamento ha approvato la legge di ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale.

Difensori dei diritti umani – Egitto
Il 15 ottobre 2019, dopo oltre due anni di detenzione senza processo, la procura generale per la sicurezza dello stato ha disposto la scarcerazione di Ibrahim Metwaly, avvocato per i diritti umani e co-fondatore dell’associazione “Famiglie degli scomparsi”.
Metwaly era stato arrestato il 10 settembre 2017 poco prima che s’imbarcasse su un volo per Ginevra, dove era stato invitato dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate.

Diritti sessuali e riproduttivi – Marocco
Il 16 ottobre 2019 il re del Marocco, Mohamed VI, ha concesso la grazia a Hajar Raissouni, la giornalista della redazione del quotidiano indipendente “Akhbar al-Yaoum” che il 30 settembre era stata condannata a un anno di carcere per aborto e relazione sessuale extramatrimoniale.

Tortura – Angola
Il 4 ottobre 2019 il parlamento ha approvato la legge di ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.

Pena di morte – Nigeria
Il 4 ottobre 2019 il governatore dello stato di Ondo ha commutato in ergastolo sette condanne a morte.

Pena di morte – Angola
Il 4 ottobre 2019 il parlamento ha approvato la legge di ratifica del Protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici, il cui obiettivo è l’abolizione della pena di morte.

Prigionieri di coscienza – Camerun
Il 5 ottobre 2019 un tribunale militare ha rimesso in libertà oltre 90 prigionieri, tra i quali il leader del Movimento di rinascita del Camerun, Maurice Kamto, l’avvocata Michèle Ndoki e Gaston Philippe Abe Abe, meglio noto come Valsero, rapper di fama internazionale. Arrestati il 28 gennaio, nei loro confronti pendevano accuse che avrebbero potuto portare a una condanna a morte: ribellione, terrorismo, insurrezione, diffusione di notizie false, incitamento a provocare disordini. Amnesty International aveva lanciato appelli in favore della loro scarcerazione.

Impunità – Honduras
Il 22 settembre 2019 un soldato è stato arrestato per il sospetto di aver assassinato Eblin Noel Corea Maradiaga, 17 anni, il 20 giugno, durante le proteste contro le riforme della sanità e dell’istruzione. Tra aprile e maggio, le forze di sicurezza dell’Honduras hanno ferito oltre 80 manifestanti e ne hanno ucciso almeno cinque.

Pena di morte – Pakistan
Il 25 settembre 2019 la Corte suprema ha assolto per insufficienza di prove Wajihul Hasan dall’accusa di blasfemia, per la quale era stato condannato a morte nel 2002.

Diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati – Ungheria e Cipro
Il 28 settembre 2019 Ahmed, un cittadino siriano arrestato in Ungheria nel settembre 2015 per “complicità in un atto di terrore”, ha potuto finalmente riabbracciare la sua famiglia nelle prime ore del 28 settembre in quella che è la loro attuale patria, Cipro. Nell’agosto 2015 Ahmed aveva lasciato l’isola, dove era rifugiato, per dare una mano ai suoi anziani genitori e ad altri sei parenti che, fuggiti dalla Siria, stavano percorrendo la “rotta balcanica”. Arrestato sulla base delle estremamente vaghe leggi anti-terrorismo in vigore in Ungheria, era stato condannato a 10 anni di carcere, poi ridotti a sette e infine a cinque con possibilità di rilascio anticipato, avvenuto finalmente all’inizio del 2019. Ci sono poi voluti altri mesi per perfezionare l’accordo tra Ungheria e Cipro. Oltre 24.000 persone hanno sottoscritto l’appello di Amnesty International per chiedere alle autorità cipriote di consentire il ritorno a casa di Ahmed.

Armi – Canada
Il 17 settembre 2019, con l’entrata in vigore della legge di ratifica, il Canada è diventato ufficialmente il 104° stato parte del Trattato internazionale sul commercio di armi.

Pena di morte – Pakistan
Il 18 settembre 2019 la Corte suprema ha commutato sette condanne a morte in condanne a cinque e 10 anni di carcere.

Tortura – Regno Unito
Il 20 settembre 2019 la corte d’appello di Belfast ha stabilito – contrariamente a quanto deciso nel 2014 – il proseguimento dell’inchiesta sulle torture subite nel 1971 da un gruppo di 14 prigionieri da parte della polizia e dell’esercito britannico. I 14 uomini furono sottoposti, in un centro segreto d’interrogatorio, alle “cinque tecniche di tortura”: obbligati a indossare cappucci, costretti ad assumere posizioni dolorose, privati del sonno, del cibo e dell’acqua e sottoposti al “rumore bianco”, ossia al totale isolamento acustico.

Pena di morte – Nigeria
Il 9 agosto 2019 il governatore dello stato di Zamfara ha concesso la grazia a 150 detenuti, tra cui cinque condannati a morte.

Diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati – Italia
Il 16 settembre 2019 il giudice per l’udienza preliminare di Roma ha rinviato a giudizio l’ufficiale responsabile della sala operativa della Guardia Costiera, Leopoldo Manna, e il comandante della sala operativa della Squadra navale della Marina, Luca Licciardi, in relazione al processo per il naufragio dell’ottobre del 2013, in cui morirono 268 persone tra cui 60 bambini. Si trattava di migranti siriani che scappavano dalla guerra civile. Ai due imputati, il pubblico ministero Sergio Colaiocco contesta i reati di rifiuto d’atti d’ufficio e omicidio colposo

Diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati – USA
Il 6 settembre 2019 Alejandra Barrera, una transgender di El Salvador, è stata rilasciata dopo aver trascorso 20 mesi in una prigione del New Mexico, per essere entrata illegalmente negli Usa con l’obiettivo di chiedere asilo politico. Era fuggita dal suo paese dopo aver subito aggressioni da parte di bande criminali e violenza sessuale da parte di soldati.

Prigionieri di coscienza – Russia
Il 7 settembre 2019 il regista cinematografico ucraino Oleg Sentsov è stato rilasciato nel contesto di uno scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina. Nel 2015 era stato condannato a 20 anni di carcere per “terrorismo” al termine di un processo irregolare, solo per aver espresso opposizione all’occupazione russa della Crimea. Dal momento dell’arresto aveva trascorso in carcere circa sei anni.

Prigionieri di coscienza – Turchia
Il 12 settembre 2019 un tribunale d’appello di Istanbul ha ordinato la liberazione di Önder Çelik, Bülent Utku, Güray Tekinöz, Hacı Musa Kart, Hakan Karasinir, Mustafa Kemal Güngör e Ahmet Kadri Gürsel. sette tra giornalisti ed ex dipendenti del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, che erano stati condannati in primo grado per reati legati al terrorismo e che rischiavano fino a cinque anni di carcere.

Impunità – Somalia
Il 31 agosto 2019 Abdirashid Hassan Abdinur, ministro della sicurezza del Jubaland (uno degli stati costituenti della federazione della Somalia e ora di fatto regione autonoma) è stato arrestato all’aeroporto di Mogadiscio, la capitale della Somalia, di ritorno dall’Etiopia. Secondo il Gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite su Somalia ed Eritrea, Abdirashid Hassan Abdinur è sospettato di aver commesso gravi crimini di diritto internazionale tra il 2014 e il 2017, tra cui uccisioni, torture, detenzioni e deportazioni illegali e ostacolo all’assistenza umanitaria.

Forze di polizia – Stati Uniti d’America
Il 19 agosto 2019 la California è diventata il primo stato della federazione ad adottare una normativa sull’uso della forza da parte della polizia in linea con gli standard internazionali. La nuova legge, che entrerà il vigore il 1° gennaio 2019, autorizza l’uso della forza letale solo se “l’agente ritiene ragionevolmente che sia necessaria per difendersi da un’imminente minaccia di morte o di ferimento grave”. In caso contrario, l’agente potrà essere sottoposto a provvedimenti disciplinari e ad azioni civili e penali.

Pena di morte – Stati Uniti d’America
Il 21 agosto 2019 un tribunale del Nevada ha disposto il rilascio, dopo 33 anni nel braccio della morte, di Paul Browning. Nella sentenza si è fatto riferimento a “un misto di preoccupanti cattive condotte dell’accusa e di assistenza clamorosamente inadeguata da parte della difesa”.

Sparizioni forzate – Messico
Il 30 agosto 2019, in occasione della Giornata internazionale per le vittime di sparizione forzata, il sottosegretario per i diritti umani Alejandro Encinas ha annunciato l’intenzione del governo di accettare la competenza del Comitato delle Nazioni Unite contro le sparizioni forzate di ricevere e prendere in considerazione reclami alla sparizione di persone in Messico.

Libertà di espressione – Hong Kong
Il 4 settembre 2019, dopo mesi di proteste di massa spesso stroncate dalla polizia con metodi illegali, la governatrice Carrie Lam ha annunciato il ritiro formale della proposta di legge sull’estradizione, che avrebbe rischiato di favorire processi iniqui, nei tribunali cinesi, di persone ricercate solo perché dissidenti.

Pena di morte – Stati Uniti d’America
Il 30 agosto 2019 una corte dello stato del Tennessee ha commutato in ergastolo la condanna a morte emessa nel 1987 nei confronti di Abu Ali Abdur’Rahman per un duplice omicidio. Nel corso dei 32 anni trascorsi nel braccio della morte, per tre volte l’esecuzione era stata rinviata all’ultimo minuto. Il processo di primo grado era stato viziato da irregolarità da parte della pubblica accusa, come l’esclusione dalla giuria di giurati afroamericani.

Pena di morte – Uganda
Il 21 agosto 2019 il parlamento ha approvato una serie di emendamenti che, modificando tre distinte norme del codice penale e la legge antiterrorismo, limiteranno la pena di morte ai reati più gravi senza più l’obbligo per il giudice di applicarla.

Diritti delle donne – Bangladesh
Il 27 agosto 2019 la Corte costituzionale ha deciso che le donne non saranno più obbligate a dichiarare il proprio stato di verginità nei moduli di registrazione del matrimonio. Le opzioni saranno sempre tre ma oltre a “vedova” e “divorziata” vi sarà la casella “non sposata”. Anche gli sposi, in precedenza esentati, dovranno dichiarare il proprio stato civile.