Codici identificativi subito!

2018.11.06Ogni giorno le forze di polizia sono chiamate a proteggere e tutelare tutti.

Spesso operano in contesti difficili e devono agire in pochi secondi. Un errore, in simili situazioni, è possibile. Ma non può compromettere la credibilità di tutti.

Per questo chiediamo l’introduzione su divise e caschi dei codici identificativi: per proteggere chi fa bene il proprio lavoro e isolare i comportamenti scorretti.

I PERCHÉ DELLA NOSTRA RICHIESTA

In diversi casi, tra cui quello più noto del G8 di Genova nel 2001, nel corso delle indagini volte a verificare le responsabilità individuali è risultato particolarmente difficile risalire all’identificazione degli agenti delle forze di polizia. L’errore di alcuni ha screditato l’intera categoria. Ecco perché è importante introdurre i codici identificativi per le forze di polizia impegnate in operazioni di ordine pubblico.

Riconosciamo il diritto degli agenti delle forze di polizia di difendersi e il loro dovere di proteggere la sicurezza dei manifestanti. Ciò dovrebbe essere svolto in modo tale da garantire il pieno rispetto del diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza di tutte le persone coinvolte, comprese quelle sospettate di reato, ed è soggetto a rigide misure di salvaguardia dei diritti umani. Ecco perché identificare chi va oltre questi diritti e doveri è fondamentale.

La violenza commessa da un singolo agente non può diventare responsabilità di un intero reparto, perché coinvolgerebbe anche gli agenti che non hanno commesso azioni illegali, per il solo fatto di appartenere ad uno specifico reparto. Chiedi insieme a noi di introdurre subito gli identificativi personali per le forze di polizia.

 

Leggi il comunicato stampa di Amnesty Italia:

COMUNICATO STAMPA

AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA LANCIA UNA CAMPAGNA PER I CODICI IDENTIFICATIVI DELLE FORZE DI POLIZIA          

Con un appello rivolto al ministro dell’Interno Matteo Salvini e al capo della Polizia Franco Gabrielli, Amnesty International Italia ha lanciato una campagna perché le forze di polizia siano dotate di codici identificativi alfanumerici individuali durante le operazioni di ordine pubblico.

Diciassette anni dopo il G8 di Genova del 2001, benché le violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani commesse in occasione di quell’evento siano state accertate in giudizio, molti fra gli appartenenti alle forze di polizia coinvolti sono rimasti impuniti, in parte proprio perché non fu possibile risalire all’identità di tutti gli agenti presenti.

Già nel 2012 il Parlamento europeo approvava una risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea (2010-2011) in cui, alla raccomandazione n. 192, si sollecitavano gli stati membri “a garantire che il personale di polizia porti un numero identificativo”.

Diversi stati dell’Unione europea hanno dato seguito a questa richiesta, ma non l’Italia. Nel corso delle passate legislature, numerose iniziative parlamentari hanno sottolineato la necessità di rendere più agevole l’individuazione, laddove necessaria, dei singoli agenti adibiti a funzioni di ordine pubblico in occasione di manifestazioni. Tuttavia, queste proposte non hanno avuto esito positivo.

Amnesty International ritiene ormai urgente che sia varata una normativa in linea con gli standard internazionali, che preveda l’utilizzo di codici identificativi alfanumerici ben visibili sulle uniformi degli agenti impegnati in attività di ordine pubblico e che stabilisca che l’inosservanza di detto obbligo venga sanzionata.

L’organizzazione per i diritti umani auspica che su questo tema possa essere avviato un dialogo costruttivo con tutte le parti interessate, compresi i sindacati delle forze di polizia.

Alla campagna hanno aderito A Buon Diritto, Antigone, Associazione Stefano Cucchi Onlus e Cittadinanzattiva.

“Questa campagna non è ‘contro le forze di polizia’, che sono attori chiave nella protezione dei diritti umani. Affinché questo ruolo sia riconosciuto nella sua importanza e incontri la piena fiducia di tutti, è però fondamentale che eventuali episodi di uso ingiustificato o eccessivo della forza siano riconosciuti e sanzionati adeguatamente, senza che si frappongano ostacoli all’accertamento delle responsabilità individuali”, ha sottolineato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

“L’introduzione di misure come i codici identificativi per gli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico rappresenta non solo una garanzia per il cittadino, ma anche una forma di tutela per gli stessi appartenenti alle forze di polizia: una misura che non dovrebbe essere temuta né avversata da chi svolge il proprio lavoro in maniera conforme alle norme e agli standard internazionali sui diritti umani”, ha concluso Marchesi.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 6 novembre 2018