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Newsletter n. 366 del 9 gennaio 2012
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Amnesty International Circoscrizione Piemonte e Valle d'Aosta
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In questo numero:
UN ANNO DI RIVOLTA - Rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in Medio Oriente e Africa del Nord
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UN ANNO DI RIVOLTA - Rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in Medio Oriente e Africa del Nord
La repressione e la violenza di stato sono destinate a continuare a flagellare il Medio Oriente e l'Africa del Nord anche nel 2012, se i governi della regione e le potenze internazionali non si dimostreranno all'altezza dei cambiamenti richiesti.
È quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, diffondendo un rapporto di 80 pagine dal titolo "Un anno di rivolta. La situazione dei diritti umani in Medio Oriente e Africa del Nord", sui sensazionali avvenimenti del 2011: un anno in cui, da un lato, i governi della regione hanno mostrato di essere disposti a ricorrere alla violenza estrema per cercare di resistere alla richiesta senza precedenti di profondi cambiamenti; e dall'altro, i movimenti di protesta hanno fatto vedere di non avere la minima intenzione di voler abbandonare i loro ambiziosi obiettivi o di accontentarsi di riforme di facciata.
"Con poche eccezioni, i governi non hanno saputo riconoscere che è cambiato tutto" - ha dichiarato Philip Luther, direttore ad interim per il Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International. "In tutta la regione i movimenti di protesta, guidati in molti casi dai giovani e che hanno visto le donne svolgere un ruolo centrale, hanno dimostrato di avere un'incredibile resistenza di fronte a una repressione a volte furibonda e di non essere disposti a farsi prendere in giro da riforme che modificherebbero poco o nulla il modo in cui sono stati trattati dalla polizia e dalle forze di sicurezza. Questi movimenti vogliono cambiamenti concreti nel modo in cui sono governati e pretendono che chi in passato ha commesso violazioni dei diritti umani sia chiamato a renderne conto".
"I costanti tentativi di offrire cambiamenti di facciata, di ricacciare indietro i progressi ottenuti dai manifestanti o semplicemente di brutalizzare e sottomettere le loro popolazioni, indicano che l'obiettivo di molti governi è la sopravvivenza" - ha proseguito Luther.
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APPELLO - Siria: timori per l'incolumità di alcuni uomini arrestati!
Non si hanno informazioni sul luogo di detenzione di tre uomini e un minorenne, arrestati il 27 novembre in Siria. Sembra siano stati vittime di sparizione forzata e si teme per la loro incolumità, in particolare per due di essi, a causa di pregressi problemi di salute.
Il 27 novembre, l'avvocato Fahd Musa al-Musa, 41 anni, e il meccanico 'Abd al-Razaq' Abdo Jamus, 38 anni, sono stati arrestati nella casa di quest'ultimo ad Hama, nella Siria centro-occidentale. Insieme ai due, sono stati arrestati anche Ahmad' Abdo Jamus, 40 anni, e Abd al -Razaq, 17 anni, rispettivamente fratello e figlio di 'Abd al-Rahman' Abdo Jamus.
Le autorità non hanno contattato le famiglie per comunicare dove i quattro siano detenuti o le ragioni del loro arresto. Le famiglie hanno troppa paura per chiedere direttamente informazioni sulla sorte dei propri familiari. Tuttavia, un detenuto, recentemente rilasciato dalla sezione di sicurezza politica del carcere di Hama, ha informato le famiglie di aver visto i quattro uomini qualche giorni dopo l'arresto, ma di non esser stato in grado di parlare con loro.
Si teme per la salute di Fahd Musa al-Musa e 'Abd al-Razaq' Abdo Jamus, in quanto entrambi necessitano regolarmente di farmaci e controlli medici. Fahd Musa al-Musa soffre di ulcera allo stomaco e ha un ernia al disco, mentre 'Abd al-Razaq' Abdo Jamus è diabetico e soffre di pressione alta.
'Abd al-Razaq' Abdo Jamus e Musa al-Fahd Musa potrebbero aver preso parte a manifestazioni ad Hama. Si ritiene invece che 'Abd al-Rahman' Abdo Jamus, un insegnante non impegnato nelle proteste, e Ahmad 'Abdo Jamus siano stati arrestati solo perché presenti in casa al momento del raid.
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BUONE NOTIZIE
Pena di morte
Mongolia - Il 5 gennaio 2012 il parlamento ha approvato, a grande maggioranza, la legge di ratifica del II Protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici. A due anni dalla moratoria proclamata dal presidente Elbegdorj, è un altro passo avanti fondamentale verso l'abolizione della pena di morte.
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