Congresso mondiale delle famiglie di Verona: “Evento ostile ai diritti umani”

Il Congresso mondiale delle famiglie, in programma dal 29 al 31 marzo a Verona, è un “evento ostile ai diritti umani“. In una nota ufficiale abbiamo raccolto le nostre preoccupazioni rispetto a numerosi contenuti del Congresso.

A preoccupare sono, in particolare:

  • l’affermazione che la “famiglia naturale” composta da un genitore uomo e da un genitore donna sia la “sola unità stabile e fondamentale della società” e quindi il rifiuto del riconoscimento di diritti civili a configurazioni familiari al di fuori della coppia eterosessuale unita in matrimonio;
  • l’equiparazione, da parte di alcuni partecipanti stranieri, dell’interruzione volontaria di gravidanza all’omicidio;
  • la patologizzazione dell’omosessualità e della transessualità e di tutte le forme di orientamento sessuale e identità di genere non ascrivibili a maschio/femmina eterosessuale e il rifiuto del pieno riconoscimento dei diritti civili alle persone che manifestano queste identità.

Programma, obiettivi e relatori coinvolti  – si legge nella nota – caratterizzano chiaramente l’incontro di Verona come un evento ostile ai diritti umani, in particolare ai diritti sessuali e riproduttivi e ai diritti delle persone Lgbti; un evento che non dovrebbe essere sostenuto da alcuna istituzione governativa, cui piuttosto spetta il dovere di garantire i diritti di tutte le persone“.

Le nostre attiviste e i nostri attivisti saranno presenti a Verona per ribadire che “sui diritti non si torna indietro” e che tutte le persone hanno il diritto di prendere decisioni sulla propria salute, sul proprio corpo, sulla propria sessualità e sulla propria vita riproduttiva senza paura, coercizione, violenza o discriminazione, nonché per ricordare una serie di questioni cruciali riguardanti i diritti umani in Italia:

  • alcune parti del disegno di legge Pillon che rischiano di colpire le donne già in condizioni di particolare vulnerabilità;
  • femminicidi, che si ripetono di settimana in settimana, anche a causa del non rispetto o della mancata previsione di misure di protezione in favore delle donne minacciate;
  • la proliferazione e accettazione di comportamenti criminali, come il cyberbullismo e il revenge-porn;
  • la non applicazione, in intere zone del paese, della legislazione in materia d’interruzione di gravidanzaper l’indisponibilità del personale sanitario preposto alla sua attuazione;
  • la misoginia, dilagante particolarmente sui social, attraverso insulti e offese di esponenti politici nei confronti di donne che rivendicano diritti o prendono la parola su questioni come l’immigrazione;
  • l’inadeguatezza dell’attuale legislazione sullo stupro, che è obsoleta e non rispetta gli obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione di Istanbul – che l’Italia ha sollecitamente ratificato – in quanto non è basata sull’espressione esplicita del consenso;
  • la perdurante mancata estensione della cosiddetta “Legge Mancino” ai crimini di natura omofobica e transfobica;
  • la mancata equiparazione sul piano legale delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali.

Sabato 30 marzo partecipiamo al corteo e ad alcune iniziative della società civile, tra cui un convegno – in programma dalle 9 alle 13 presso l’Accademia dell’agricoltura, Lettere e scienze, via del Leoncino 6 – organizzato dall’International Planned Parenthood Federation European Network e Unione degli atei e degli agnostici razionalisti in collaborazione con Rebel Network e con una vasta rete di associazioni e movimenti, cui interverranno attiviste per i diritti umani provenienti da altri paesi.