Thailandia: ragazza saudita ottiene protezione come rifugiata

_105091613_rahafleavingRahaf Mohammed al-Qunun, la diciottenne saudita fermata il 5 gennaio nello scalo thailandese di Bangkok mentre era diretta in Australia, ha ottenuto dalle Nazioni Unite lo status di rifugiata. Il dipartimento per gli Affari interni australiano ha successivamente annunciato che valuterà il ricollocamento della ragazza nel paese. 


“La storia di Rahaf ci affida un messaggio importante: il potere delle persone che in ogni parte del mondo si sono mobilitate per appoggiare la sua richiesta di protezione ha prevalso su coloro che cercavano di perseguitarla. In pochi giorni la vicenda di questa ragazza, che ha corso rischi incredibili fuggendo dalla sua famiglia e dall’oppressivo sistema della tutela maschile, è diventata fonte d’ispirazione per milioni di persone e ha messo in evidenza il grande coraggio e i sacrifici di chi, ovunque nel mondo, cerca salvezza fuori dal suo paese”,
ha dichiarato Samah Hadid, direttrice delle campagne sul Medio Oriente di Amnesty International.


“Apprezziamo la leadership mostrata in questo caso dalle autorità thailandesi, anche se va ricordato che spesso in passato esse hanno violato i loro obblighi nei confronti dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Hakeem al-Araiby, un rifugiato bahreinita sopravvissuto alla tortura che risiedeva in Australia, è trattenuto da settimane in Thailandia in attesa dell’esito della richiesta di estradizione da parte del Bahrein. L’umanità mostrata nel caso di Rahef deve valere sempre”
, ha concluso Hadid.

Ulteriori informazioni

Rahaf Mohammed al-Qunun ha raccontato di essere fuggita dalle violenze, dai pestaggi e dalle minacce di morte da parte della sua famiglia. All’arrivo a Bangkok ha incontrato un funzionario dell’ambasciata saudita che le ha sequestrato il passaporto. Inizialmente le autorità thailandesi hanno impedito a Rahaf di proseguire il viaggio verso l’Australia, sostenendo che avrebbero dovuto “agire in coordinamento con l’ambasciata dell’Arabia Saudita”.

Dopo che, il 7 gennaio, ha iniziato a raccontare in tempo reale su Twitter quanto le stava accadendo, Rahaf ha ottenuto un permesso temporaneo di residenza sotto la protezione delle Nazioni Unite.

Roma, 9 gennaio 2019