24.08.2025 >


La montagna e i diritti umani, un connubio non così scontato che Amnesty International Valle d’Aosta ha sperimentato, con successo. La collaborazione del gruppo valdostano con il Cervino CineMountain, il festival internazionale dei film di montagna più alto d’Europa, in programma a Valtournenche da 27 anni, ha raggiunto l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica che solitamente apprezza i film di montagna, su tematiche care ad Amnesty International, dando voce a chi non ce l’ha e promuovendo il rispetto dei diritti umani. E l’opportunità è stata data dal dopo festival, un programma itinerante di film che gli organizzatori del Cervino CineMountain propongono in varie località valdostane tra agosto e settembre, soprattutto in luoghi frequentati da turisti.
«E noi come gruppo Amnesty – spiega la responsabile Stefania Brun – abbiamo proposto la visione di un film patrocinato dalla nostra associazione. Sono state fatte due proiezioni: a Gressoney-La-Trinité e a Morgex, con una grande partecipazione di pubblico».
La pellicola scelta è stata «Les survivants» del regista Guillaume Renusson che ha evidenziato come «il mondo si stia polarizzando, radicalizzando e il confine è una sorta di termometro dello stato sociale di un Paese».


Nel film il confine è quello delle Alpi, tra Italia e Francia, dove si trova lo chalet isolato in cui si rifugia un uomo di mezz’età in crisi profonda, Samuel. Non riesce a darsi pace per la morte tragica della moglie, di cui si sente responsabile, e i sensi di colpa lo tormentano al punto che ha difficoltà ad avere un rapporto sereno con la figlia piccola e preferisce affidarla alla famiglia dello zio per andare a cercarsi in quell’isolamento di neve e freddo. Il caso vuole che, in quello stesso tempo, la sua casa venga raggiunta da una donna, rimasta anch’essa vedova in circostanze tragiche. Ma si tratta di un’immigrata afgana che vuole raggiungere la Francia. Samuel all’inizio non l’aiuta, perché non vuole guai. Poi scatta qualcosa in lui, un mélange di sentimenti, solidarietà e ansia di riscatto. Ma è l’inizio di un incubo, perché il confine è sorvegliato da un gruppo di fanatici di estrema destra, xenofobi e razzisti, che iniziano una caccia alla donna. E all’uomo, colpevole di aiutarla. A rendere il film appassionante, definito a metà fra thriller e western alpino, è anche la bravura di Denis Ménochet, interprete ideale di un gigante tormentato, e dell’iraniana-francese Zar Amir Ebrahimi. Una qualità del film è il silenzio: i dialoghi sono essenziali, ma a dominare è la musica, coinvolgente, creata appositamente dal compositore Robin Coudert.
«Un valore aggiunto – continua Brun – è stata la presenza in sala, nelle due serate, del regista che, prima ha presentato il film, e dopo ha risposto alle domande del pubblico». Le domande sono state numerose come i complimenti per la regia magistrale. Tra gli spettatori è emersa anche la curiosità di capire quanto di vero ci fosse nella fiction. «Purtroppo è tutto reale – ha risposto il regista -. Ho voluto avvalermi di alcuni artifici per mantenere alta la suspense, ma sono partito da fatti di cronaca, come la nascita di gruppi formati da giovani definiti Generation Identitaire che si improvvisavano milizie. Ho visto questi profughi sopravvivere, sorpresi di notte dai fari dei battipista, braccati dai civili e dalla polizia. Sembravano fantasmi».
Soddisfatti i componenti del Gruppo “Italia 101 – Valle d’Aosta” di Amnesty International, già alla ricerca di un nuovo film da proporre il prossimo anno agli organizzatori del Cervino CineMountain perché la collaborazione continua.
Grazie a Daniela Giachino per la corrispondenza


