02.06.2026 >
La sessione formale della 41ª Assemblea Generale di Amnesty International Italia, svoltasi a Pisa dal 29 al 31 maggio, è stata preceduta da due eventi pubblici collegati ad alcune delle tematiche oggetto della due giorni assembleare.
Nel pomeriggio di venerdì, nella storica Piazza dei Cavalieri, a due passi da dove, nel 2024, una manifestazione studentesca venne repressa con violenza, circa 300 persone attiviste hanno dato vita a un flash mob abbattendo simbolicamente il muro dell’autoritarismo, della repressione e della discriminazione ed esponendo lo striscione HUMANITY MUST WIN.


A seguire, nell’Aula Magna del Polo didattico Carmignani dell’Università di Pisa, si è svolto il convegno “L’umanità deve vincere. Voci della protesta contro le pratiche autoritarie in Asia Sud-Occidentale e Nord Africa”.
Donatella della Porta, docente di Scienza politica alla Scuola normale superiore, ha offerto molti e interessanti spunti di riflessione sulla necessità di sviluppare reti e alleanze tra le realtà sociali, strutturate e non, che si oppongono ai sistemi di potere oppressivi, con uno sguardo globale, ma anche riferito alla situazione nazionale. Renata Pepicelli, docente di Storia dei paesi islamici presso l’Università di Pisa, è partita dai movimenti di ribellione che hanno attraversato molti paesi del Nord Africa, e non solo, tra fine 2010 e inizio 2011, per focalizzarsi sulla Tunisia le cui speranze di evoluzione democratica e affermazione dei diritti hanno subito un grave arretramento sotto la presidenza di Kais Saied, come confermato anche da Wiem Pousse, direttrice di Amnesty International Tunisia, presente in sala. Asmae Dachan, giornalista e scrittrice italo-siriana, ha dato un quadro della Siria dopo la caduta del governo del presidente Bashar al-Assad, l’8 dicembre 2024, e la nomina di Ahmad al-Sharaa alla guida del paese, sottolineando il perdurare di gravi e diffuse violazioni dei diritti umani e l’assenza di adeguate misure per perseguire chi si è reso responsabile di crimini di diritto internazionale, passati e in corso, il tutto in una crisi umanitaria aggravata dalla siccità, con intere aree distrutte dai bombardamenti, nel silenzio dei media internazionali e nella mancata assunzione di responsabilità da parte dei molti paesi che hanno partecipato, direttamente o indirettamente, al conflitto.
Il sabato ha visto le persone delegate discutere e approvare le relazioni degli organi associativi e il Bilancio Economico di esercizio 2025 unitamente ad alcune mozioni tese ad adeguare e migliorare l’assetto statutario e organizzativo.




La domenica mattina è stata dedicata ad una discussione ampia, attraverso gruppi di lavoro, che hanno poi restituito una sintesi in plenaria, intesa ad avviare una riflessione su come Amnesty International Italia possa e debba migliorare le proprie modalità di coinvolgimento, attivismo e collaborazione con le altre realtà sociali del territorio. Come declinare oggi il “People Power” vale a dire la convinzione, su cui è nato il movimento, che le persone hanno il potere di cambiare la vita di altre persone se si ribellano alle ingiustizie e si organizzano insieme? Ci siamo sempre definite “persone comuni” che si attivano per altre “persone comuni”. In un mondo molto cambiato dagli anni ’70, quando Amnesty International ha iniziato ad organizzarsi anche in Italia (abbiamo festeggiato lo scorso anno il 50mo) e di fronte all’evidente diffondersi di derive autoritarie e restringimento degli spazi di libertà e di espressione del pacifico dissenso, anche nel nostro paese, è imprescindibile trovare metodi più efficaci di comunicazione e di coinvolgimento nell’attivismo.
È sempre un’esperienza arricchente ed energizzante partecipare all’Assemblea Generale di Amnesty International Italia, che sia la prima oppure l’ennesima volta. La Circoscrizione Piemonte e Valle d’Aosta lo ha fatto con dodici persone delegate (con diritto di voto) elette nell’Assemblea Circoscrizionale Separata (ACS) di Torino del 15 marzo scorso (dieci in presenza e due collegate da remoto) e quattro sociə singolə (senza diritto di voto). L’appuntamento allora è per il prossimo anno!
Servizio a cura di Carla Gottardi


Dobbiamo immaginare una visione trasformata e trasformativa dei diritti umani per il mondo che stiamo diventando, non semplicemente difendere i diritti umani nei termini del mondo che eravamo una volta. Insieme, dobbiamo allora guidare la nascita di questa trasformazione, con tutta la nostra creatività, determinazione e resilienza. La storia non è solo qualcosa che viene fatto a noi. È anche qualcosa di nostro da realizzare. E per il bene dell’umanità, è tempo di fare la storia dei diritti umani.
Agnès Callamard, Segretaria generale di Amnesty International, Introduzione al Rapporto 2026


