13.11.2025 >
La voce di Ahmadreza Djalali viene dalla prigione di Evin, a Teheran: il ricercatore e medico specializzato in medicina dei disastri, da 3.500 giorni è detenuto nelle prigioni del suo Paese d’origine. Nel 2016 fu arrestato arbitrariamente durante un viaggio in Iran per poi essere accusato di spionaggio a favore di Israele. L’anno dopo venne condannato a morte. Ha insegnato in Belgio, Svezia, Paese di cui ha la cittadinanza e dove risiede la famiglia, e in Italia, all’Università del Piemonte Orientale, a Novara, dove ha avuto un ruolo fondamentale nella creazione del Centro di Ricerca in Emergenza e Disastri, il Crimedim. Ora non c’è più tempo: la sua salute è in declino.
Dopo la guerra con Israele
Da poche settimane Ahmadreza è rientrato a Evin dopo il suo trasferimento in una località ignota a causa dei bombardamenti di giugno. Ma la città di Novara non lo ha mai dimenticato, e continua a mobilitarsi per chiederne la liberazione. Per sei mesi uno striscione con il suo volto è stato esposto sulla facciata del Municipio, la speranza non può affievolirsi.
Nel servizio le voci di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International – Italia, e di Franca di Franco responsabile del Gruppo “Italia 046” di Novara


