15.07.2026 >
L’11 luglio scorso le strade di Asti si sono riempite di colori, musica e determinazione. Le persone attiviste di Amnesty Asti hanno sfilato al fianco delle altre associazioni del territorio e di ospiti come BigMama, portando in piazza un messaggio chiaro: i diritti della comunità LGBTQIA+ sono diritti umani, senza compromessi.
Quest’anno lo slogan dell’Asti Pride è stato “Diritti alla felicità”. Una frase potente, che non evoca solo un desiderio astratto, ma una precisa richiesta politica. Non può esserci felicità senza sicurezza, senza uguaglianza e senza la libertà di essere se stessi in ogni ambito della vita quotidiana.
Oggi più che mai, occupare lo spazio pubblico è un dovere civile. L’avvicinarsi della manifestazione e i giorni successivi hanno purtroppo mostrato quanto sia diffusa e radicata la discriminazione. Abbiamo assistito a manifesti imbrattati e a un’inquietante ondata di commenti d’odio e minacce di aggressione fisica sui social – come l’uso intimidatorio di animali senza museruola – che richiamano i gravissimi attacchi con sostanze urticanti avvenuti in altre manifestazioni italiane.
Questi episodi non nascono dal nulla. Sono il sintomo di una retorica d’odio sistematica, alimentata da una parte della politica e tollerata da istituzioni che faticano a prendere posizioni nette. Quando la politica legittima o ignora il pregiudizio, la società si fa più insicura per tutti. Per questo scendere in piazza non è solo una festa, ma una forma essenziale di resistenza e tutela collettiva.
Amnesty International condanna con fermezza questo clima di ostilità che ha colpito non solo Asti, ma diverse tappe dell’Onda Pride in tutta Italia. L’odio veicolato attraverso i canali digitali e i media si traduce troppo spesso in violenza reale e isolamento sociale.
Questa situazione conferma quanto sia urgente e non più rimandabile l’adozione di riforme strutturali da parte dello Stato, come una legge efficace contro l’omotransfobia, che riconosca e sanzioni i crimini d’odio. L’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, per contrastare il pregiudizio attraverso la cultura del rispetto. Il matrimonio egualitario e il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, perché le tutele giuridiche non possono escludere nessuno.
Di fronte ai tentativi di intimidazione, la risposta della cittadinanza e delle reti associative è stata ferma e solidale. Non faremo passi indietro di fronte alla narrazione discriminatoria dominante e alle carenze di chi dovrebbe proteggere i diritti di ogni cittadino. Il cammino verso i “Diritti alla felicità” è tracciato: Amnesty International Asti continuerà a vigilare, denunciare e lottare affinché le istituzioni garantiscano a tutte e tutti una società aperta, sicura e fondata sull’uguaglianza.
Contributo di Simona Franzino
Foto di Domenico Massano e Simona Franzino




