Gli appelli

La firma di appelli e’ il primo e fondamentale strumento di attivazione di Amnesty International. Peter Benenson, il suo fondatore, lanciò la mobilitazione in difesa del diritto di opinione attraverso la richiesta di aderire ad una petizione.

Da quasi sessant’anni le firme della gente comune mostrano la loro efficacia nel lavoro di Amnesty. L’obiettivo è quello di mobilitare l’opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani: migliaia di cartoline, telegrammi, lettere, fax, messaggi di posta elettronica creano intorno ai singoli casi o alle tematiche più scottanti, una visibilità e un interesse mondiale difficili da ignorare da parte dei destinatari.

Qui di seguito puoi trovare alcuni appelli da sottoscrivere. Bastano pochi minuti: clicca sul tasto giallo, leggi attentamente i dettagli del caso e lascia la tua firma on-line. Grazie!


I lavoratori migranti sono al centro della realizzazione del sogno del Qatar di ospitare la Coppa del Mondo FIFA 2022. Ma 10 anni dopo che la FIFA ha assegnato il torneo al Qatar, migliaia di loro vengono ancora sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli. Oggi, mentre la FIFA è destinata a generare enormi entrate dalla Coppa del Mondo, i lavoratori migranti stanno ancora soffrendo per far sì che i mondiali abbiano luogo

La FIFA ha la chiara responsabilità di agire quando i lavoratori dei progetti connessi allo svolgimento della Coppa del Mondo sono a rischio di abuso sul lavoro e deve usare la sua influenza per sollecitare il Qatar a proteggere adeguatamente tutti i lavoratori migranti. 


Le immagini che provengono in questi giorni dall’Afghanistan ricordano quelle di 25 anni fa, quando per la prima volta i talebani entrarono nella capitale Kabul.

La popolazione afgana teme che l’orrore si ripeta: le donne e le ragazze, gli appartenenti alle minoranze etniche e religiose, i difensori dei diritti umani e tante altre persone sono in pericolo. Se non si interverrà in loro favore, la loro vita potrà cambiare in peggio per sempre.

Il governo italiano deve fare tutto il possibile per aiutare le persone in fuga dai talebani e quelle che sono già fuggite da un paese nel quale, da almeno dieci anni, il numero delle vittime civili ha quasi sempre superato quello dell’anno precedente.


Salomé è una leader nativa del popolo Kichwa nell’Amazzonia ecuadoriana. È una delle tante donne coraggiose dell’Amazzonia che sono state prese di mira e attaccate per il proprio lavoro in difesa della più grande foresta pluviale del mondo e per la sua lotta in difesa dei diritti umani.

Dopo aver avvertito il presidente Moreno dei rischi ambientali collegati alle attività petrolifere e dopo aver denunciato i casi di abusi sessuali contro le donne indigene, Salomé e la sua famiglia sono stati attaccati e minacciati. Il governo del presidente Moreno deve garantire giustizia e protezione alle donne dell’Amazzonia che difendono la natura e i diritti umani.


Narges Mohammadi, difensora dei diritti umani e prigioniera di coscienza in Iran, racconta di essere stata condannata ad un periodo di reclusione, alla fustigazione e a una multa per avere svolto attività pacifiche sui diritti umani.

Amnesty International chiede alle autorità iraniane di annullare la sentenza e la condanna di Narges Mohammadi, che si fonda esclusivamente sul legittimo esercizio dei suoi diritti alla libertà di espressione a e di assemblea.


Carolina Vilches Fuenzalida è attivista di Mujeres Modatima e di altre organizzazioni. E’ amministratrice locale e parteciperà alla stesura della nuova Costituzione cilena essendo stata recentemente eletta nell’Assemblea Costituente. Da alcuni anni Carolina riceve minacce, tentativi di screditare la sua attività e aggressioni. Il caso più grave è stato un tentativo di investimento in strada mentre era con suo figlio di 12 anni da parte di un furgone con vetri oscurati e senza targa. Questo evento è avvenuto dopo aver denunciato una grande impresa agricola (El Peñón de Zapallar, che tuttora continua a lavorare nel territorio) che ha diverse fattorie e che, secondo lei, continua ad estrarre acqua senza misurarne l’impatto sulla comunità circostante.


Il 22 febbraio 2021, Mikita Zalatarou, 17 anni, è stato condannato a cinque anni di colonia correttiva, dopo un processo segnato da irregolarità, per presunta “organizzazione di disordini di massa” e per aver lanciato una molotov ai piedi di due poliziotti antisommossa. È stato giudicato e condannato insieme a due adulti.

Durante le indagini e il processo, le autorità bielorusse hanno ignorato il suo diritto a non essere sottoposto a tortura e altri maltrattamenti e i suoi diritti a un giusto processo. È stato picchiato all’arresto e durante la detenzione e interrogato in assenza di un avvocato o di un adulto responsabile.


Nata nel cuore dell’Amazzonia colombiana, Jani Silva ha dedicato la sua vita alla difesa della foresta. L’amore per la sua terra ha visto Jani lottare con coraggio contro alcune compagnie petrolifere che minacciano la sopravvivenza della sua comunità.

Jani è stata pedinataintimidita da sconosciuti e minacciata di morte. La pandemia da Covid-19 ha peggiorato la situazione, costringendo gli attivisti a stare a casa e limitando la loro protezione.

Difendo il mio territorio e per questo qualcuno mi ha puntato una pistola alla testa. Mi volevano morta. Io resisto. Non possiamo lasciarci sopraffare dalla paura“.


Bernardo Caal Xol, insegnante, si trova ingiustamente in detenzione da oltre due anni per il suo impegno in difesa della terra e dei fiumi nel dipartimento di Alta Verapaz, nel nord del Guatemala

Firma l’appello per chiedere al Procuratore Generale del Guatemala di prendere le misure necessarie per garantire la libertà di Bernardo e per indagare sui pubblici ministeri che hanno gestito questo caso che ha portato ad un arresto ingiusto


Alcuni genitori uiguri sono stati separati dai loro figli e costretti a vivere in continenti diversi solo perché appartenenti a questa etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, in particolare nella regione autonoma dello Xinjiang.

La Cina deve mettere fine alle misure che limitano i diritti di tutte le minoranze musulmane di lasciare il paese e farvi rientro liberamente. Deve chiudere tutti i ‘campi di rieducazione’ politica e rilasciare i detenuti immediatamente, incondizionatamente e senza alcun pregiudizio.


Nassima al-Sada sta pagando con un carcere durissimo la sua lotta per i diritti delle donne in Arabia Saudita. È tra le 13 attiviste di spicco arrestate e processate perché rivendicavano il diritto delle donne a guidare e a svolgere attività quotidiane senza il permesso di un “tutore” maschio. In carcere è stata maltrattata e posta in isolamento per un anno intero.

L’Arabia Saudita deve liberare immediatamente Nassima. Firma l’appello di Amnesty International.


A Malta, tre giovani rischiano la prigione a vita per avere aiutato altri richiedenti asilo a fuggire dalla tortura. Unisciti a noi per chiedere giustizia.

Amnesty International chiede alle autorità maltesi competenti di fare cadere le accuse verso i 3 della El Hiblu e di chiudere l’indagine prima di andare a giudizio.


Lo scrittore Ahmet Altan è un uomo libero rinchiuso in un carcere in Turchia da 1.500 giorni.

Quello che stanno facendo ad Ahmet Altan è un’ingiustizia. Lo scrittore turco è un prigioniero di coscienza e deve essere rilasciato immediatamente e incondizionatamente.


Patrick George Zaki, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, si trova dal 7 febbraio 2020 in detenzione preventiva fino a data da destinarsi.

Patrick George Zaki è un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media



Ahmadreza Djalali ricercatore esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara è stato condannato in via definitiva a morte da un tribunale iraniano con l’accusa di “spionaggio”.

Salviamo Ahmad dalla pena di morte