Gli appelli

La firma di appelli e’ il primo e fondamentale strumento di attivazione di Amnesty International. Peter Benenson, il suo fondatore, lanciò la mobilitazione in difesa del diritto di opinione attraverso la richiesta di aderire ad una petizione.

Da quasi sessant’anni le firme della gente comune mostrano la loro efficacia nel lavoro di Amnesty. L’obiettivo è quello di mobilitare l’opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani: migliaia di cartoline, telegrammi, lettere, fax, messaggi di posta elettronica creano intorno ai singoli casi o alle tematiche più scottanti, una visibilità e un interesse mondiale difficili da ignorare da parte dei destinatari.

Qui di seguito puoi trovare alcuni appelli da sottoscrivere. Bastano pochi minuti: clicca sul tasto giallo, leggi attentamente i dettagli del caso e lascia la tua firma on-line. Grazie!


ISRAELE: Ahmad Manasra

Nel 2015 le autorità israeliane hanno arrestato Ahmad Manasra, che all’epoca aveva 13 anni, e lo hanno duramente interrogato e minacciato senza la presenza di un avvocato. Da allora è in carcere e dall’inizio di novembre 2021 in isolamento. Ad Ahmad è stata diagnosticata la schizofrenia, soffre di allucinazioni psicotiche ed è gravemente depresso con pensieri suicidi: è uno degli innumerevoli palestinesi i cui diritti da bambino sono stati spazzati via dal sistema giudiziario israeliano, profondamente imperfetto, e deve essere rilasciato.


MAROCCO: Nasser Zefzafi

Nasser viveva con la sua famiglia nella regione del Rif, a nord del Marocco. Una regione povera, in cui la popolazione è messa ai margini.
Fu arrestato per aver interrotto un sermone in una moschea e per aver accusato l’Imam di agire come portavoce delle autorità. Per questo è stato tenuto in isolamento, maltrattato, torturato e condannato a 20 anni di carcere


CUBA: Luis Manuel Otero Alcántara

“Il governo possiede tutto ciò che hai: il tuo salario, la tua famiglia, è proprietario di tutto ciò che vuole. Tranne di una cosa: la tua mente, la tua volontà e il tuo desiderio di libertà”.

Luis Manuel Otero Alcántara

Luis Manuel è un artista cubano. E’ stato intimidito, sorvegliato, detenuto in condizioni disumane.


FEDERAZIONE RUSSA – Aleksandra Skochilenko

“Non importa che cosa cercheranno di fare con me i miei accusatori, non importa come cercheranno di calpestarmi nel fango, umiliarmi, mettermi nelle condizioni più disumane. Tirerò fuori la parte più luminosa, più incredibile e più bella da questa esperienza”.

Aleksandra Skochilenko

Dall’11 aprile 2022 detenuta in Russia per essersi opposta alla guerra. Qualora venisse condannata rischierebbe fino a 10 anni di reclusione.


ARABIA SAUDITA: Sulaimon Olufemi

Sulaimon Olufemi è un cittadino nigeriano che, dopo un processo profondamente ingiusto, è stato condannato a morte nel maggio 2005 per l’omicidio di un agente di polizia. Dal 2002 è rinchiuso in un carcere in Arabia Saudita.
Chiediamo che il governo saudita aiuti Sulaimon Olufemi a ottenere la grazia, un gesto di compassione e clemenza che mitiga o addirittura ribalta del tutto una sentenza, concedendogli la commutazione di pena o il perdono.


CILE: Gustavo Gatica

L’8 novembre 2019, lo studente di 21 anni Gustavo Gatica stava manifestando in piazza, a Santiago, insieme a milioni di persone per l‘aumento del costo della vita e delle diseguaglianze nel Paese. Gli agenti hanno sparato sulla folla di manifestanti, colpendo Gustavo a entrambi gli occhi, lasciandolo permanentemente cieco.


HONG KONG: Chow Hang-tung

L’avvocata per i diritti umani e sostenitrice dei diritti del lavoro Chow Hang-tung, attualmente incarcerata, a settembre 2021 è stata accusata di “incitamento alla sovversione” ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale e rischia una pena detentiva fino a 10 anni. Insieme ad altri leader dell’Alleanza di Hong Kong a sostegno dei movimenti democratici patriottici della Cina (detta anche “l’Alleanza”), è stata presa di mira solo per aver commemorato pacificamente la repressione di Tienanmen del 1989.


EGITTO: Alaa Abdel Fattah

Il 20 dicembre 2021, il tribunale di emergenza per la sicurezza dello stato ha condannato l’attivista Alaa Abdel Fattah a cinque anni di reclusione, dopo averlo giudicato colpevole dell’accusa infondata di “diffusione di notizie false” attraverso post sui propri social media.

L’attivista, che gode di doppia nazionalità egiziano-britannica, è in sciopero della fame dal 2 aprile per protestare contro la sua ingiusta detenzione, le crudeli condizioni di detenzione e la negazione delle visite consolari.


TURCHIA: Osman Kavala

Il 25 aprile 2022 Osman Kavala, filantropo e attivista della società civile turca, è stato condannato al carcere a vita in un processo farsa per “aver tentato di rovesciare il governo turco” durante le proteste di Gezi Park contro Erdogan. Insieme a lui, altre sette persone – Mücella Yapıcı, Çiğdem Mater, Mine Özerden, Can Atalay, Tayfun Kahraman e Hakan Altınay – hanno ricevuto una condanna a 18 anni per averlo presumibilmente aiutato nell’operazione. Un accanimento giudiziario che va avanti da troppo tempo. Le accuse contro di lui devono essere annullate. Chiediamo che Osman e tutti i difensori di Gezi Park vengano liberati subito!


IRAN: Ahmadreza Djalali

Ahmadreza Djalali ricercatore iraniano-svedese, esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria, che per alcuni anni ha lavorato presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara, arrestato nel 2016 in Iran, condannato a morte l’anno dopo per una falsa accusa di spionaggio ed a rischio di esecuzione.