Gli appelli

La firma di appelli e’ il primo e fondamentale strumento di attivazione di Amnesty International. Peter Benenson, il suo fondatore, lanciò la mobilitazione in difesa del diritto di opinione attraverso la richiesta di aderire ad una petizione.

Da quasi sessant’anni le firme della gente comune mostrano la loro efficacia nel lavoro di Amnesty. L’obiettivo è quello di mobilitare l’opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani: migliaia di cartoline, telegrammi, lettere, fax, messaggi di posta elettronica creano intorno ai singoli casi o alle tematiche più scottanti, una visibilità e un interesse mondiale difficili da ignorare da parte dei destinatari.

Qui di seguito puoi trovare alcuni appelli da sottoscrivere. Bastano pochi minuti: clicca sul tasto giallo, leggi attentamente i dettagli del caso e lascia la tua firma on-line. Grazie!

 


Il 22 febbraio 2021, Mikita Zalatarou, 17 anni, è stato condannato a cinque anni di colonia correttiva, dopo un processo segnato da irregolarità, per presunta “organizzazione di disordini di massa” e per aver lanciato una molotov ai piedi di due poliziotti antisommossa. È stato giudicato e condannato insieme a due adulti.

Durante le indagini e il processo, le autorità bielorusse hanno ignorato il suo diritto a non essere sottoposto a tortura e altri maltrattamenti e i suoi diritti a un giusto processo. È stato picchiato all’arresto e durante la detenzione e interrogato in assenza di un avvocato o di un adulto responsabile.


Nata nel cuore dell’Amazzonia colombiana, Jani Silva ha dedicato la sua vita alla difesa della foresta. L’amore per la sua terra ha visto Jani lottare con coraggio contro alcune compagnie petrolifere che minacciano la sopravvivenza della sua comunità.

Jani è stata pedinataintimidita da sconosciuti e minacciata di morte. La pandemia da Covid-19 ha peggiorato la situazione, costringendo gli attivisti a stare a casa e limitando la loro protezione.

Difendo il mio territorio e per questo qualcuno mi ha puntato una pistola alla testa. Mi volevano morta. Io resisto. Non possiamo lasciarci sopraffare dalla paura“.


Bernardo Caal Xol, insegnante, si trova ingiustamente in detenzione da oltre due anni per il suo impegno in difesa della terra e dei fiumi nel dipartimento di Alta Verapaz, nel nord del Guatemala

Firma l’appello per chiedere al Procuratore Generale del Guatemala di prendere le misure necessarie per garantire la libertà di Bernardo e per indagare sui pubblici ministeri che hanno gestito questo caso che ha portato ad un arresto ingiusto


Alcuni genitori uiguri sono stati separati dai loro figli e costretti a vivere in continenti diversi solo perché appartenenti a questa etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, in particolare nella regione autonoma dello Xinjiang.

La Cina deve mettere fine alle misure che limitano i diritti di tutte le minoranze musulmane di lasciare il paese e farvi rientro liberamente. Deve chiudere tutti i ‘campi di rieducazione’ politica e rilasciare i detenuti immediatamente, incondizionatamente e senza alcun pregiudizio.


A Malta, tre giovani rischiano la prigione a vita per avere aiutato altri richiedenti asilo a fuggire dalla tortura. Unisciti a noi per chiedere giustizia.

Amnesty International chiede alle autorità maltesi competenti di fare cadere le accuse verso i 3 della El Hiblu e di chiudere l’indagine prima di andare a giudizio.


Nassima al-Sada sta pagando con un carcere durissimo la sua lotta per i diritti delle donne in Arabia Saudita. È tra le 13 attiviste di spicco arrestate e processate perché rivendicavano il diritto delle donne a guidare e a svolgere attività quotidiane senza il permesso di un “tutore” maschio. In carcere è stata maltrattata e posta in isolamento per un anno intero.

L’Arabia Saudita deve liberare immediatamente Nassima. Firma l’appello di Amnesty International.


Lo scrittore Ahmet Altan è un uomo libero rinchiuso in un carcere in Turchia da 1.500 giorni.

Quello che stanno facendo ad Ahmet Altan è un’ingiustizia. Lo scrittore turco è un prigioniero di coscienza e deve essere rilasciato immediatamente e incondizionatamente.


Patrick George Zaki, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, si trova dal 7 febbraio 2020 in detenzione preventiva fino a data da destinarsi.

Patrick George Zaki è un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media



Ahmadreza Djalali ricercatore esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara è stato condannato in via definitiva a morte da un tribunale iraniano con l’accusa di “spionaggio”.

Salviamo Ahmad dalla pena di morte