Gli appelli

La firma di appelli e’ il primo e fondamentale strumento di attivazione di Amnesty International. Peter Benenson, il suo fondatore, lanciò la mobilitazione in difesa del diritto di opinione attraverso la richiesta di aderire ad una petizione.

Da quasi sessant’anni le firme della gente comune mostrano la loro efficacia nel lavoro di Amnesty. L’obiettivo è quello di mobilitare l’opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani: migliaia di cartoline, telegrammi, lettere, fax, messaggi di posta elettronica creano intorno ai singoli casi o alle tematiche più scottanti, una visibilità e un interesse mondiale difficili da ignorare da parte dei destinatari.

Qui di seguito puoi trovare alcuni appelli da sottoscrivere. Bastano pochi minuti: clicca sul tasto giallo, leggi attentamente i dettagli del caso e lascia la tua firma on-line. Grazie!


CILE: Gustavo Gatica

L’8 novembre 2019, lo studente di 21 anni Gustavo Gatica stava manifestando in piazza, a Santiago, insieme a milioni di persone per l‘aumento del costo della vita e delle diseguaglianze nel Paese. Gli agenti hanno sparato sulla folla di manifestanti, colpendo Gustavo a entrambi gli occhi, lasciandolo permanentemente cieco.


HONG KONG: Chow Hang-tung

L’avvocata per i diritti umani e sostenitrice dei diritti del lavoro Chow Hang-tung, attualmente incarcerata, a settembre 2021 è stata accusata di “incitamento alla sovversione” ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale e rischia una pena detentiva fino a 10 anni. Insieme ad altri leader dell’Alleanza di Hong Kong a sostegno dei movimenti democratici patriottici della Cina (detta anche “l’Alleanza”), è stata presa di mira solo per aver commemorato pacificamente la repressione di Tienanmen del 1989.


EGITTO: Alaa Abdel Fattah

Il 20 dicembre 2021, il tribunale di emergenza per la sicurezza dello stato ha condannato l’attivista Alaa Abdel Fattah a cinque anni di reclusione, dopo averlo giudicato colpevole dell’accusa infondata di “diffusione di notizie false” attraverso post sui propri social media.

L’attivista, che gode di doppia nazionalità egiziano-britannica, è in sciopero della fame dal 2 aprile per protestare contro la sua ingiusta detenzione, le crudeli condizioni di detenzione e la negazione delle visite consolari.


TURCHIA: Osman Kavala e i difensori di Gezi Park

Il 25 aprile, il leader della società civile Osman Kavala, in detenzione preventiva dal novembre 2017, è stato condannato all’ergastolo aggravato per “tentativo di rovesciare il governo”; le altre sette persone sue coimputate hanno ricevuto una condanna di 18 anni ciascuno, presumibilmente per aver aiutato Osman Kavala e sono stati immediatamente rinviati in carcere. Amnesty International chiede al Procuratore capo della Corte d’appello regionale di Istanbul di sostenere e non opporsi a qualsiasi richiesta di rilascio di Osman Kavala, Mücella Yapıcı, Çiğdem Mater, Mine Özerden, Can Atalay, Tayfun Kahraman e Hakan Altınay, tutti attualmente in carcere in attesa del ricorso conto queste ingiuste condanne.


RUSSIA: Aleksandra Skochilenko

L’artista Aleksandra Skochilenko è stata arrestata l’11 aprile e interrogata fino alle 3 del mattino successivo. È accusata di aver sostituito i cartellini dei prezzi con informazioni e slogan contro la guerra in un supermercato a San Pietroburgo il 31 marzo. È stata accusata di “diffondere consapevolmente false informazioni sull’utilizzo delle forze armate russe”. Aleksandra Skochilenko si trova in precarie condizioni di salute e porla in custodia cautelare, dove non riceverebbe la dieta appropriata o le cure mediche di cui ha bisogno, mette a rischio la sua salute. Se condannata, rischia fino a 10 anni di carcere.


IRAN: Ahmadreza Djalali

Ahmadreza Djalali ricercatore iraniano-svedese, esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria, che per alcuni anni ha lavorato presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara, arrestato nel 2016 in Iran, condannato a morte l’anno dopo per una falsa accusa di spionaggio ed a rischio di esecuzione.


IRAN: Narges Mohammadi

Narges Mohammadi, difensora dei diritti umani e prigioniera di coscienza in Iran, racconta di essere stata condannata ad un periodo di reclusione, alla fustigazione e a una multa per avere svolto attività pacifiche sui diritti umani.

Amnesty International chiede alle autorità iraniane di annullare la sentenza e la condanna di Narges Mohammadi, che si fonda esclusivamente sul legittimo esercizio dei suoi diritti alla libertà di espressione a e di assemblea.