GRAZIE AMNESTY

“Quando mi hanno arrestato per farmi tacere, nei loro calcoli le autorità [egiziane] hanno dimenticato una cosa: le persone come voi! Grazie!”

(Intervento dell’ex prigioniero di coscienza egiziano Ramy Shaath all’Assemblea generale di Amnesty International Francia, 18 giugno 2022) 


“Negli ultimi otto anni ho ricevuto molti messaggi attraverso Amnesty International. Devo dirvi la verità, ognuno di loro mi faceva piangere ma allo stesso tempo era una fonte di forza, ispirazione e orgoglio. Non ci sono parole, in alcuna lingua del mondo, per esprimere fino a che punto io sia grata. Grazie a ognuna e a ognuno di voi! Grazie Amnesty!

(Ensaf Haidar, moglie di Raif Badawi, blogger dell’Arabia Saudita scarcerato il 12 marzo 2022 al termine della condanna a dieci anni per reati di opinione ma tuttora sottoposto a un divieto di viaggio)


“Mi sento sempre bene quando sto con Amnesty International, mi considero uno della ‘famiglia gialla’. Ed è sempre bello parlare con persone che hanno cura per i diritti umani fondamentali, che sono appassionate e credono nella loro capacità di produrre un cambiamento reale. Grazie per tutto quello che fate e per avermi invitato!”

(Patrick Zaki, intervento alla XXXVII Assemblea generale di Amnesty International Italia, Verona, 12 giugno 2022)


“Quando ho ricevuto la telefonata del presidente della giuria Riccardo Cucchi sono rimasta senza parole, letteralmente. Facevo perfino fatica a capire cosa mi stesse dicendo e mi chiedevo, anzi ho chiesto, se la giuria era proprio sicura di volere premiare me, è stata la telefonata più incredibile mai ricevuta in vita mia. Sono onorata, felice e grata”

(Alessandra Cappellotto, ex ciclista su strada e dirigente sportiva che si è prodigata per far arrivare in Italia alcune cicliste afgane in fuga dai talebani, vincitrice della quarta edizione del premio “Sport e diritti umani”, indetto nel 2019 da Amnesty International e Sport4Society). 


“Ringrazio Amnesty International che, con un coraggio che vent’anni fa non avrebbe avuto, ha denunciato che l’arma più efficace di Israele contro i palestinesi è proprio il sistema di apartheid”

(Ilan Pappé, storico e accademico israeliano, direttore del Centro europeo di studi palestinesi e docente di Storia all’Università di Exeter, intervenuto all’Università Orientale di Napoli il 30 maggio 2022)


“Ai colleghi e alle colleghe che difendono la dignità umana e il diritto a una vita dignitosa. Per tutti i quasi tre anni che ho trascorso in carcere, ogni giorno avvertivo che stavo perdendo una parte della mia anima e la speranza di tornare di nuovo alla vita e alla libertà. A illuminare i miei giorni e a darmi speranza era sapere che le persone non si erano dimenticate di me e che pretendevano la mia scarcerazione. Nei momenti più cupi di disperazione vissuti in carcere, la campagna in corso per liberarmi era l’unico motivo per andare avanti. Voglio ringraziare tutte le persone che hanno preso parte a quella campagna in mia difesa, dentro e fuori l’Egitto. Ringrazio specialmente Amnesty International, il mio raggio di sole nei giorni di buio. Non ci sono parole per esprimere la mia gratitudine. Dobbiamo continuare a parlare degli altri prigionieri e infondere in loro la speranza che riusciranno a fuggire dall’ingiustizia che li ha colpiti!”

26.05.2022 (Ibrahim Ezz el-Din, difensore dei diritti umani dell’Egitto, rilasciato il 26 aprile 2022 dopo aver trascorso 1050 giorni in carcere senza processo, solo per le sue attività in favore dei diritti umani)


Vi chiedo la cortesia di girare i miei ringraziamenti ad Amnesty International e a chiunque altro abbia sostenuto la mia lotta e quella della mia famiglia. Se ripenso a quel periodo, mi sento forte e potente grazie a quelle cartoline di solidarietà che ho ricevuto da soci di Amnesty International di ogni parte del mondo…❤❤”

(Taibeh Abassi, che nel 2018 aveva rischiato di essere espulsa in Afghanistan dalla Norvegia, dove viveva da anni insieme alla famiglia. In questo messaggio ad Amnesty International ha reso noto che la madre ha ottenuto un permesso di soggiorno)


“C’è stato un intervento divino, sì, ma anche voci molto forti che hanno denunciato l’ingiustizia del nostro processo e della nostra condanna, da parte del Parlamento europeo, da parte delle organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International così come della Chiesa cattolica. Mio marito e io saremo sempre riconoscenti verso i nostri sostenitori. Grazie. Che Dio vi benedica!”

(Shagufta Emanuel, moglie di Shafqat Emanuel, intervistati dal portale churchinneed.org nel maggio 2022. I due coniugi, cristiani del Pakistan, sono stati assolti e rilasciati il 3 giugno 2021 dopo aver trascorso otto anni in carcere, lontani dai quattro figli, rischiando di essere messi a morte per una falsa accusa di blasfemia)


“Ringrazio Dio per aver preservato la mia vita. Ringrazio il tribunale che mi ha dato la possibilità di vivere e provare la mia innocenza. Mariah è nel mio cuore, oggi e sempre. Ringrazio per la possibilità di avere altri giorni a disposizione per essere la madre dei miei figli e la nonna dei miei nipoti. Sono profondamente riconoscente a tutte le persone che hanno pregato per me e hanno parlato in mia difesa”.

(Melissa Lucio, 52 anni, statunitense di origini messicane. Il 25 aprile 2022 ha ottenuto la sospensione dell’esecuzione, prevista due giorni dopo. La corte d’appello del Texas, alla luce di nuove prove che mettono in forte dubbio il verdetto di colpevolezza per la morte della figlia Mariah di due anni, ha rimandato il caso al tribunale che emise la condanna a morte affinché venga nuovamente giudicata)


Voglio ringraziare tutte le persone di Amnesty International. Mi avete dato la speranza che la giustizia, la libertà e l’uguaglianza vinceranno in ogni nazione. Sono stato indagato, criminalizzato e imprigionato per quattro anni e due mesi, un periodo di dolore, ansia e incertezza. Ma voi, dopo avermi dichiarato prigioniero di coscienza, mi avete restituito la libertà. Ora sono con mia figlia e mia moglie. Non vedo l’ora di leggere tutte le lettere che avete mandato in mio favore. La vostra campagna farà parte della storia del nostro popolo. Un abbraccio a ognuna e ognuno di voi”

(Bernardo Caal Xol, un insegnante guatemalteco di 50 anni, sindacalista e difensore dei diritti del popolo nativo maya q’eqchi’, scarcerato per “buona condotta” il 24 marzo 2022. Il 9 novembre 2018 era stato condannato a sette anni e quattro mesi per false accuse di rapina e sequestro di persona, solo per aver protetto la sua comunità, minacciata da un progetto idroelettrico).


“Amnesty International fa un lavoro molto importante di ricerca e di denuncia sulle violazioni dei diritti umani. Inoltre, con la sua campagna in mio favore ha contribuito alla mia scarcerazione”

(Rami Shaath, ex prigioniero di coscienza di origine palestinese, scarcerato ed espulso dall’Egitto nel gennaio 2022 dopo 29 mesi di detenzione senza processo)


“Ringrazio Amnesty International che continua a tenere alta l’attenzione per ottenere l’annullamento della condanna a morte e la scarcerazione di mio marito”

(Vida Mehrannia, moglie di Ahmadreza Djalali, ricercatore iraniano-svedese, esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria, che per alcuni anni ha lavorato presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara, arrestato nel 2016 in Iran, condannato a morte l’anno dopo per una falsa accusa di spionaggio ed a rischio di esecuzione)


“Noi siamo legati ad Amnesty International da quando è stata fondata e continuiamo a ringraziarla per quanto sta facendo”

(Jorge Coulon Larranaga, co-fondatore degli Inti Illimani, in occasione del tour italiano del marzo 2022)


“Sono riuscito a non farmi scalfire da quello che mi stava succedendo grazie al vostro sostegno, che ho sempre sentito durante i 22 mesi di detenzione”

(Patrick Zaki, durante la diretta Facebook di Amnesty International – Italia del 15 marzo 2022)


“Dopo avermi costretto a lasciare la mia abitazione e avermi portato in un centro di riabilitazione, sono tornato dalla mia famiglia. Grazie ad Amnesty International che si è prodigata anche questa volta per me!”

(Steven Donziger, avvocato e ambientalista degli Usa, posto agli arresti domiciliari il 9 dicembre 2021 dopo che il 1° ottobre era stato condannato a sei mesi di carcere per oltraggio alla corte. Prima della condanna aveva già trascorso oltre due anni agli arresti domiciliari. La sua vicenda giudiziaria è la conseguenza del suo impegno a portare di fronte alla giustizia il gigante petrolifero Chevron per l’inquinamento della foresta amazzonica – 17 marzo 2022)


“Sono stato nel braccio della morte per 20 anni, per un reato che non ho commesso. Non ho avuto contatti fisici con amici e parenti in questi 20 anni di isolamento. Ieri, per la prima volta dopo tanto tempo, ho riabbracciato la mia sorellina. Toccare l’erba, guardare il sole non più dalle sbarre della mia cella è un dono, una cosa stravolgente. Sto ancora elaborando, non riesco ancora a trovare le parole giuste, se non per dire grazie a tutte e a tutti!”

(Clinton Young, uscito dal braccio della morte dello stato del Texas, Usa, il 21 gennaio 2022, quasi 20 anni dopo la condanna alla pena capitale inflittagli nel 2003 per un duplice omicidio del quale si è sempre proclamato innocente – 10 marzo 2022 )


“A nome di Syamsul, Samsir e dell’intero gruppo, desidero ringraziare molto Amnesty International per averci costantemente sostenuto!”

(Sumiati Surbakti, direttore della Fondazione Srikandi Lestari, che difende i contadini di Sumatra, Indonesia, che all’inizio del 2012 grazie a un’azione urgente di Amnesty International hanno evitato una condanna che sarebbe stata motivata solo dal loro impegno in difesa dell’ambiente – 3 marzo 2022)


“Grazie a tutte le persone che hanno preso la parola, scritto, protestato e pregato per #FreeZhangZhan in ogni parte del mondo”.

(Messaggio inviato ad Amnesty International dallo Zhang Zhan’s Concern Group, che sostiene la richiesta di scarcerazione dell’attivista della Repubblica popolare cinese condannata, alla fine del 2020, a quattro anni di carcere per aver denunciato lo scoppio della pandemia nella città di Wuhan – 24 febbraio 2022)


“Se sono qui oggi, è grazie a voi!”

(Germaine Rukuki, difensore dei diritti umani del Burundi, ex prigioniero di coscienza scarcerato nel 2021, all’arrivo all’aeroporto di Bruxelles dove il 6 febbraio 2022 si è ricongiunto in esilio con la sua famiglia – 17 febbraio 2022).


“Un enorme grazie ad Amnesty International per la sua grande campagna in favore di Ali. Non solo siamo riusciti a evitare la sua esecuzione ma ora è anche libero!”

(Taha Hajii, avvocato di Ali al-Nimr (nella foto), attivista dell’Arabia Saudita rilasciato il 28 ottobre 2021 dopo quasi 10 anni di carcere e dopo aver rischiato l’esecuzione nonostante fosse minorenne al momento del presunto reato per il quale era stato arrestato – 10 febbraio 2022)


“Grazie soprattutto ad Amnesty International. Ci è stata vicina e lo sarà sempre”.

(Maria Cristina Soldi, sorella di Andrea Soldi (nella foto), morto a seguito di un trattamento sanitario obbligatorio a Torino il 5 agosto 2015 – 3 febbraio 2022)


“Ho trascorso 23 anni dietro le sbarre per qualcosa che non ho fatto. C’è voluto tanto tempo per accertarlo, anche se era chiaro sin dall’inizio. Ma sono grato a tutte le persone e alle associazioni che hanno reso possibile, oggi, il mio ritorno a casa”.

(Devonia Inman, ora 43 anni, rilasciato dal braccio della morte dello stato della Georgia, Usa il 23 dicembre 2021 dopo che è stato riconosciuto innocente di un omicidio a seguito del quale era stato arrestato nel 1998 e condannato a morte nel 2001 – 27 gennaio 2022)


“Grazie a tutte le persone che hanno preso parte alla campagna mentre ero in prigione. Grazie per le 436.292 azioni svolte in mio favore dal 20 novembre 2020, durante la maratona Write for Rights. Voglio incoraggiare tutte queste persone a sostenere le altre vittime dell’ingiustizia. Voglio dire a tutti che Write for Rights ha un impatto importante. Il vostro sostegno mi ha fatto uscire dalla prigione ancora più impegnato a difendere i diritti umani”.

(Germain Rukuki, difensore dei diritti umani del Burundi, rilasciato il 1° luglio 2021 dopo che tre settimane prima la sua condanna a 32 anni, emessa in primo grado nel 2018, era stata ridotta a 12 mesi. Dopo la scarcerazione, ha fondato l’associazione Insieme per i difensori dei diritti umani in pericolo – 20 gennaio 2022)


“Continuerò a lottare per i miei compagni e amici ancora in carcere, per i diritti umani in Egitto. Grazie a tutte le persone che mi hanno sostenuto, voglio dire loro non è finita qui, che dobbiamo continuare a lottare, dobbiamo tenere accesa la speranza per tutti. Ringrazio le migliaia di persone che mi hanno inviato messaggi, cartoline, disegni. Non vi rendete conto di quanto tutto questo faccia la differenza, quando sei sottoterra da qualche parte e ti arriva una lettera, una fotografia, un disegno dove c’è scritto ‘Siamo con te, non ti abbiamo dimenticato, sappiamo che non sei quello che dicono, ti aspettiamo libero!’”

(Ramy Shaath, prigioniero di coscienza egiziano-palestinese, appena atterrato all’aeroporto di Parigi l’8 gennaio 2022 dopo aver trascorso oltre 900 giorni in carcere – 13 gennaio 2022)


“Sono molto riconoscente nei confronti di Amnesty International. Non solo ha favorito l’invio di centinaia di lettere mentre ero in prigione, ma ha anche emesso tre azioni urgenti per sollecitare il procuratore generale a chiedere il mio rilascio immediato e incondizionato, in quanto vittima di una persecuzione giudiziaria orchestrata dalla Chevron”.

(Steven Donziger, avvocato per i diritti umani degli Stati Uniti d’America, posto agli arresti domiciliari il 9 dicembre 2021 dopo che il 1° ottobre era stato condannato a sei mesi di carcere per oltraggio alla corte. Prima della condanna aveva già trascorso oltre due anni agli arresti domiciliari – 6 gennaio 2022)


“Grazie, Amnesty International Italia!”

(Patrick Zaki, prigioniero di coscienza egiziano, studente dell’Università di Bologna, posto in libertà provvisoria l’8 dicembre 2021 a 22 mesi dall’arresto – 30 dicembre 2021)


“La sentenza di oggi mi rinfranca. Cinquant’anni sono un tempo enorme per avere giustizia. Ma il messaggio che voglio dare oggi, insieme ai ringraziamenti a tutte le persone e le organizzazioni che ci hanno seguiti fin qui, è: continuate a sperare e a lottare!”

(Francis McGuigan, uno dei cosiddetti “Incappucciati”, un gruppo di prigionieri dell’Irlanda del Nord sottoposti a tortura negli anni Settanta – 22 dicembre 2021)