
Questa pagina è aggiornata settimanalmente sulla base di informazioni raccolte da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International – Italia.
ANNO 2026
16/2026 – “Sinceramente sono confuso. Non mi aspettavo di recuperare il diritto di viaggiare dopo così tanto tempo e dopo che avevo perso il primo ricorso. Mi ero rassegnato a quel divieto e mi ero concentrato sul ricostruirmi una vita qui in Egitto. Ora sono molto sollevato e, grazie a voi, non vedo l’ora di iniziare un nuovo capitolo della mia vita, anche se c’è molto da fare qui per salvare persone che si trovano ancora nell’ingiusta situazione in cui mi sono trovato io”.
(Messaggio di Ahmed Samir Santawy, ricercatore dell’Egitto, cui nell’aprile 2026 il Consiglio di stato ha tolto il divieto di viaggiare all’estero impostogli dopo la scarcerazione, avvenuta il 30 luglio 2022 a seguito di una grazia presidenziale. Era stato arrestato nel febbraio 2021 e condannato da un tribunale per la sicurezza dello stato a quattro anni di carcere solo a causa delle sue ricerche accademiche, nelle quali aveva tra l’altro denunciato la cattiva gestione da parte del governo della pandemia da Covid-19).
15/2026 – “Amnesty International ha aiutato il nostro collettivo ad avviare l’azione legale nel 2023, a rendere nota la nostra situazione e, di fronte alla mancanza d’azione delle autorità, a incalzarle a fare qualcosa. Grazie a ciò, nel dicembre 2024 il ministro dell’Ambiente è venuto a parlarci. Prima di allora, il governo aveva ricevuto una delegazione dell’azienda ma mai il nostro collettivo!”
(Cyrille Traoré Ndembi, attivista per l’ambiente della Repubblica del Congo. Dopo dieci anni di esposizione a sostanze tossiche emesse da Metssa Congo, un’industria che produceva lastre di piombo per l’esportazione, grazie anche a una campagna di Amnesty International alla fine del 2024 il governo ha ordinato la chiusura degli impianti)
14/2026 – “Vi ringrazio non solo perché la vostra campagna ha attirato l’attenzione su questa vicenda ma anche perché lo ha fatto in un modo che ha reso onore a Rocky come persona, padre e nonno. So che il vostro sostegno ha significato un mondo per lui e che si è sentito enormemente ispirato dal fatto che molte persone abbiano deciso di prendere parte alla vostra azione”.
(Messaggio di Miriam Bankston, del gruppo di difesa legale di Rocky Myers, un condannato a morte nero con disabilità intellettiva dell’Alabama, Usa. Il 1° marzo 2025 la governatrice dello stato ha commutato in ergastolo la condanna alla pena capitale, dopo oltre 30 anni trascorsi nel braccio della morte e proprio mentre erano in corso tentativi di fissare una nuova data di esecuzione, dopo quelle fermate nel 2004 e nel 2012).
13/2026 – “Sono sempre stata un’attivista. Ricordo, quando avevo sei anni, che lottavo per parlare la mia lingua a scuola, volevo che fosse la prima lingua e non la seconda. Non mi facevo scrupoli a esprimere le mie opinioni con mia madre e con l’insegnante. Ora sono così contenta che un’organizzazione orientata sull’attivismo come Amnesty International sia dalla mia parte”.
(Ilinor Guttorm Utsi, 60 anni, pastora di renne del popolo nativo sami della Norvegia, il cui stile di vita e le cui risorse sono minacciati da progetti governativi di costruzione di mega-impianti per la produzione di energia eolica)
12/2026 – “La vita in prigione era un inferno, neanche gli animali sono tenuti così. Un giorno un collega di un gruppo per i diritti umani è venuto a trovarmi e mi ha detto che Amnesty International mi aveva dichiarato prigioniero di coscienza e che era stata avviata una campagna in mio favore. Ciò mi ha dato la speranza che un giorno sarei tornato in libertà. E così è stato: a settembre sono riuscito finalmente a raggiungere l’ufficio di Amnesty International in Kenya. Un giorno riuscirò a finire di leggere le migliaia di lettere scritte dalle persone che hanno lottato per la mia libertà e le ringrazierò”.
(King Mwamisyo Ndungo, avvocato e difensore dei diritti umani della Repubblica Democratica del Congo. Arrestato nell’aprile 2022 per essersi opposto alla dichiarazione dello stato d’emergenza nella regione del Kivu settentrionale e aver chiesto il rispetto dei diritti umani della popolazione civile intrappolata nel conflitto, è uscito dal carcere il 27 gennaio 2025)
11/2026 – “Grazie per i vostri messaggi e soprattutto ad Amnesty International per la sua campagna, molto importante per me. Quando l’ingiustizia si fa quotidiana e brutale e quando sei costretta a lottare per tua madre, è facile sentirsi sole, affogate nell’indifferenza o nel silenzio. Ma quella campagna mi ha ricordato che non ero mai veramente sola. Vedere il nome di mia madre insieme a quello di altre voci ridotte al silenzio è stato un riconoscimento fondamentale non solo della violenza che stava subendo ma anche della legittimità della nostra lotta. Le lettere, le petizioni, le parole e i gesti di sostegno sono riparatori. Ripristinano senso e dignità di ciò che si fa quando tutto sembra perduto. Per mia madre, che continua ad avere di fronte a sé la minaccia di duri processi nonostante la libertà condizionata, è stata una luce nel buio”.
(Messaggio ad Amnesty International della figlia di Sonia Dahmani, avvocata per i diritti umani della Tunisia, posta in libertà condizionata il 28 novembre 2025. Arrestata l’11 maggio 2024 per alcuni commenti critici nei confronti del governo espressi durante un programma televisivo, rischia cinque anni di carcere per “diffusione di notizie false”).
10/2025 – “Da quando ho iniziato a lavorare con Amnesty International, ho cambiato il mio approccio. Una sopravvissuta che arriva da noi è sopraffatta da paura e tristezza ed è priva di fiducia. Prima, pensavo di dover fare tutto di corsa. Adesso no. La prima cosa da fare è rassicurarla che ora è in buone mani e trovare insieme una soluzione”.
(Pauline Kaboré, 45 anni, attivista di Amnesty International. Lavora alla direzione provinciale per l’azione umanitaria e la solidarietà nazionale nella provincia di Passoré, in Burkina Faso, occupandosi di mutilazioni dei genitali femminili).
9/2026 – “Per noi Amnesty International è una porta aperta verso il mondo, uno strumento per raccontare le nostre esperienze anche quando l’attenzione del mondo si rivolge altrove. Perché noi non siamo una notizia di breve durata. Noi siamo persone. Noi abbiamo diritti. Amnesty International ci dà una piattaforma, un sostegno, un peso istituzionale e la fiducia che deriva dal suo nome. Permette alle nostre testimonianze di valicare le frontiere, di arrivare a coloro che prendono decisioni, a chi fa giornalismo e alle persone comuni che altrimenti non ci ascolterebbero. Amnesty International ci dà la speranza che prima o poi la sofferenza delle persone innocenti uccise in questa guerra di aggressione sarà onorata dalla giustizia. Spero più presto che tardi, perché vogliamo assistere a quel momento”.
(Lera Burlakova, coordinatrice della comunicazione e delle campagne di Amnesty International Ucraina, in occasione del quarto anniversario dell’inizio della guerra di aggressione della Russia)
8/2026 – “Grazie a tutte e a tutti per il vostro sostegno. Amnesty International è stata veramente grande! Vi sono riconoscente per ogni cosa!”
(José Rubén Zamora, giornalista del Guatemala. Il 13 febbraio 2026, dopo 1295 giorni trascorsi in carcere, ha ottenuto gli arresti domiciliari. Potrà così difendersi da uomo libero da pretestuose imputazioni legate allo svolgimento della sua attività professionale. Amnesty International continua a chiedere il suo completo proscioglimento da ogni accusa)
7/2026 – “Questo messaggio è per ringraziare la mia famiglia di Amnesty International per il sostegno e la solidarietà. Sto un po’ meglio, anche grazie alla vostra vicinanza, al vostro amore. Grazie per la vostra solidarietà, non solo nei miei confronti ma anche per l’intera popolazione del Venezuela che sta subendo le peggiori violazioni dei diritti umani. Vi prego di continuare a lottare per noi, a combattere l’ingiustizia, andate avanti col vostro ottimo lavoro. Grazie, grazie davvero!”
(Yendri Velazquez, difensore dei diritti umani del Venezuela in esilio, rimasto gravemente ferito a Bogotà, capitale della Colombia, dopo essere stato raggiunto da otto colpi di pistola esplosi da sconosciuti nell’ottobre 2025)
6/2026 – “In prigione s’impara a gestire il tempo in modo differente, avendo come riferimento non il calendario ma i propri principi. Dobbiamo insistere nella ricerca della verità, nell’uso del vocabolario del diritto e nel tenere viva la solidarietà. Ringraziate tutte e tutti da parte mia”.
(Osman Kavala, prigioniero di coscienza turco adottato da Amnesty International. Arrestato nel 2017, sta scontando una condanna all’ergastolo nonostante la Corte europea dei diritti umani abbia per due volte sollecitato la sua scarcerazione).
5/2026 – “Dopo cinque condanne consecutive per un totale di 130 giorni di prigione militare per aver rifiutato di arruolarmi, sono finalmente stato scarcerato ed esonerato dalla leva. Sono incredibilmente felice di essere fuori dalla prigione: è stata un’esperienza difficile ed è durata più di quanto avessi immaginato. Voglio ringraziare tutte le persone di Amnesty International per il loro sostegno: sapere che nel mondo c’erano persone che appoggiavano le mie azioni e che chiedevano il mio ritorno in libertà mi ha dato una forza enorme, senza la quale non so se ce l’avrei fatta”.
(Yuval Peleg, obiettore di coscienza israeliano di 18 anni, scarcerato ed esonerato dal servizio di leva il 6 gennaio 2026 dopo cinque periodi successivi di detenzione per un totale di 130 giorni in una prigione militare. Amnesty International aveva lanciato un’azione urgente in suo favore)
4/2026 – “Mia madre mi ha raccontato che, appena iniziata la mia prima settimana di detenzione preventiva, lei ha deciso di avvertire qualcuno e la prima telefonata l’ha fatta ad Amnesty International: così, Amnesty International ha iniziato a sostenerci sin da subito e sono state le sue denunce a favorire il nostro ritorno in libertà. Nel 2019 mi hanno chiesto se volessi essere uno dei ‘casi’ della maratona Write for Rights del 2019 insieme a Sara Mardini, improvvisamente quel senso di isolamento, di essere solo è andato via: arrivavano letteralmente migliaia di messaggi. Davvero, è stato molto bello aver condiviso con Amnesty International questa battaglia e aver conosciuto grazie ad Amnesty International tante persone e di avervi avuti come osservatori al processo”.
(Séan Binder, difensore dei diritti umani irlandese, definitivamente assolto il 15 gennaio 2026 da una corte d’appello della Grecia, insieme ad altre 23 persone coimputate, dalle accuse di appartenenza a un’organizzazione criminale, frode, riciclaggio di denaro e favoreggiamento dell’ingresso irregolare, a seguito delle quali avrebbe rischiato 20 anni di carcere solo per aver assistito e salvato persone migranti)
3/2026 – “Amnesty International ha svolto un ruolo fondamentale nel rafforzare le capacità di persone giovani attiviste come me. Mi ha dato strumenti, ha fatto da mentore e ha messo a disposizione reti globali che mi hanno aiutato a trasformare le idee in azioni con un impatto reale. Grazie alle strategie di campagne e advocacy, Amnesty International connette persone giovani che hanno maturato leadership nel campo dei diritti umani assicurando che le nostre voci siano non sono ascoltate ma anche credute. Credo nel potere delle alleanze che superano le frontiere, nelle voci che si amplificano quando lavorano insieme e in futuro costruito con empatia, conoscenza e obiettivi comuni. Col tempo, ho imparato che la leadership non è solo avere la voce più alta ma ascoltare attivamente. Sono convinta che le idee sono importanti solo quando diventano azione e l’azione può cambiare le cose quando inizia col dialogo”.
(Paloma Navarro Candia, 19 anni, attivista digitale dell’Argentina)
2/2026 – “Se le persone di Amnesty International entrassero qui dentro [e vedessero le condizioni cui resisto], si renderebbero davvero conto dell’importanza del loro lavoro. Ve lo dico io. Grazie davvero”
(José Rubén Zamora, uno dei più noti giornalisti del Guatemala. Arrestato il 29 luglio 2022, da allora – salvo un periodo di quattro mesi trascorso agli arresti domiciliari – è detenuto arbitrariamente mentre sono in corso tre distinte e pretestuose indagini sul suo conto. Il 19 agosto 2025 una delegazione di Amnesty International ha potuto visitarlo in carcere, augurargli buon compleanno e consegnargli i messaggi di auguri da parte di attiviste e attivisti di Amnesty International di ogni parte del mondo)
1/2026 – “Pensavamo sarebbe stato impossibile ma ora Alaa è qui a Londra. Centinaia di persone nel mondo hanno fatto tantissimo per farlo diventare possibile. Alaa è libero e finalmente possiamo iniziare a sentirci una famiglia. Grazie a tutte le persone che hanno agito così a lungo perché questo momento potesse arrivare”
(Mona Seif, sorella di Alaa Abd el-Fattah, il più noto difensore dei diritti umani dell’Egitto. Graziato il 22 settembre 2025 dopo un’ingiusta detenzione durata oltre sei anni, il 22 dicembre ha ottenuto l’annullamento del divieto di viaggio all’estero e il 26 dicembre ha potuto riunirsi con la famiglia a Londra)
ANNO 2025
52/2025 – “Grazie infinite per essere venute fin qui e aver reso questo processo un po’ meno terribile (e in alcuni momenti persino divertente!). È stato veramente bello vedervi e sapere che non siamo soli. Le lettere sono così dolci, grazie per averle portate qui. Con tanto affetto e riconoscenza!”
(Le parole di Seán Binder alla delegazione di Amnesty International Italia che ha assistito alla prima udienza del processo a suo carico, iniziato in Grecia all’inizio del dicembre 2025. Accusato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, appartenenza a un’organizzazione criminale e riciclaggio solo per aver salvavo vite umane in mare, rischia fino a 20 anni di carcere. Le lettere cui fa riferimento sono messaggi di solidarietà raccolti dall’organizzazione per i diritti umani)
51/2025 – “Devolverò il premio ad Amnesty International, che ringrazio molto perché sta svolgendo un lavoro molto importante e coraggioso per difendere le persone giovani dalle violazioni dei diritti umani in Egitto”.
(Tarik Saleh, regista svedese di origine egiziana, autore di “Le aquile della Repubblica”, film vincitore del principale premio al Med Film Festival 2025, cui prende parte anche Amnesty International Italia)
50/2025 – “Ringrazio Amnesty International Italia per questo riconoscimento. Sono lusingata perché credo che quello che io faccio per Amnesty sia sempre molto meno di quello che Amnesty fa per me: ho scoperto realtà che non conoscevo e ho cercato, con il racconto, di dare visibilità a storie importanti di cui Amnesty costantemente si occupa. È un onore ma anche un dovere per me mettere la mia popolarità, il megafono che può avere la mia voce, al servizio di cause che sento in modo così profondo. Grazie a questo incontro ho capito che ognuno di noi può contribuire a diffondere una cultura dei diritti e debba cercare di fare di tutto per rendere il posto in cui vive il più possibile simile al posto in cui vorrebbe vivere”.
(Valeria Solarino, premio Arte e diritti umani 2025 di Amnesty International Italia. Milano, 2 dicembre 2025)
49/2025 – “Ai nostri fratelli e sorelle di Amnesty International, grazie di cuore per il lavoro prezioso che state facendo per mio padre, il dottor Hussam Abu Safiya. Apprezziamo il vostro sincero impegno, le vostre ferme prese di posizione, la vostra profonda solidarietà per questa causa giusta e umana. Il vostro sostegno fa davvero la differenza e dà speranza alla nostra famiglia. Vi siamo profondamente grati!”
(Elias Abu Safiya, figlio di Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahiya, nella Striscia di Gaza occupata. Arrestato dall’esercito israeliano il 27 dicembre 2024, è tuttora detenuto senza accusa né processo in una prigione israeliana, sottoposto a maltrattamenti e privato di razioni di cibo adeguate. Il 10 ottobre 2025 un tribunale israeliano ha prolungato di altri sei mesi la sua detenzione arbitraria)
48/2025 – “Non mi sono mai sentito impotente come quando ero in prigione, ma non mi sono mai sentito solo, sono stato molto sostenuto e Amnesty International ha un ruolo molto importante in questo. Conservo ancora le lettere e centinaia di piccole cartoline scritte da bambine e bambini di tutta Europa con le parole ‘Ce la farai, andrà bene, pensiamo che tu sia fantastico, andrà tutto bene’. Mi hanno dato forza in un momento in cui avrei potuto essere profondamente depresso. Ho molta speranza che le cose andranno bene perché ci sono in giro persone che fanno parte di Amnesty International e bambine e bambini che hanno scritto quelle lettere”.
(Sean Binder, difensore dei diritti umani irlandese di origine tedesca. Nel 2017-2018 ha salvato dalla morte in mare numerose persone migranti che cercavano di approdare sull’isola di Lesbo. Arrestato una prima volta nel 2018 e assolto da una serie di reati minori per irregolarità procedurali, il 4 dicembre 2025 sarà sottoposto a un nuovo processo in cui è imputato di una serie di reati, tra i quali il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, solo per le sue azioni solidali. Se giudicato colpevole, rischia fino a 20 anni di carcere).
47/2025 – “Un sincero ringraziamento va ai giuristi, alle giuriste e alle associazioni che sono intervenute in proprio in Commissione e lo hanno fatto con grande competenza. E un grazie in particolare ad Amnesty International, promotrice di una intensa campagna dal titolo molto chiaro: ‘Solo sì è sì’. Questo risultato è frutto di un lavoro di squadra tra donne, donne di diverso orientamento politico, che fa bene al nostro paese. Perché quando c’è da combattere la violenza contro le donne, essere avversarie non conta più: unite si va dritte alla meta”.
(On. Laura Boldrini, dichiarazione di voto sulla proposta di legge, approvata all’unanimità dalla Camera dei deputati il 19 novembre 2025, che riconosce, apportando le necessarie modifiche al codice penale, che il sesso senza consenso è stupro)
46/2025 – “La storia di mio figlio è arrivata in Australia, l’ha raccontata il ‘Time’ in America. Mi hanno aiutato molto Ascanio Celestini e Amnesty International Italia, che sono stati sempre vicini a me in questa situazione”
(Gianni Bifolco, padre di Davide, ucciso a Napoli, a 16 anni, la notte tra il 4 e il 5 settembre 2014 da un carabiniere)
45/2025 – “Protestare nel mio paese significa sfidare tutte le violazioni dei diritti umani che possono accadere. Da parte mia, chiedo un mondo più giusto dove far sentire la mia voce non sia sinonimo di morte. Protesto perché voglio che ogni persona si senta libera e orgogliosa di essere ciò che è e di amare chi desidera. Protesto e mobilito la protesta perché voglio un ecosistema che sia rispettato e amato. Quando faccio sentire la mia voce, mi sento felice perché sto contribuendo a costruire un mondo in cui un giorno avremo tutti i nostri diritti. Come attivista di Amnesty International, ringrazio la mia organizzazione perché sta dalla parte della resistenza, dell’unione e della solidarietà. Non mi sento sola perché ci sono altre persone che, come me, stanno lottando in altre parti del mondo”.
(Paola, 26 anni, attivista per i diritti umani del Perù. Dichiarazione raccolta l’8 ottobre 2025)
44/2025 – “Mia sorella è in carcere da cinque anni. È stata arrestata il 7 settembre 2020 per il ruolo di primo piano avuto nelle elezioni presidenziali di quell’anno in Bielorussia e nelle successive proteste pacifiche. In seguito, è stata condannata a 11 anni solo per aver lottato per i diritti umani. Fin dal primo minuto abbiamo temuto per la sua vita. La mia speranza è riposta in coloro che sono persone libere, come voi: il vostro impegno potrebbe essere decisivo per il destino di mia sorella”.
(L’appello ad Amnesty International di Tatsiana Khomich, sorella di Maryia Kalesnikaya, prigioniera di coscienza della Bielorussia)
43/2025 – “Non avrei mai immaginato che un’organizzazione come Amnesty International potesse occuparsi di me e lottare per me. Ora sarò io ad aderire ad Amnesty International per capire come poter lottare per i diritti umani insieme ad altre persone”
(Robert Lugya Kayingo, avvocato dell’Uganda con passaporto sudafricano, presidente dell’Alleanza federale ugandese. Era stato arrestato il 17 luglio 2025 all’aeroporto di Entebbe, appena sbarcato da un aereo proveniente dal Sudafrica, a causa del suo impegno nell’opposizione politica. Dopo un periodo di detenzione, le accuse nei suoi confronti sono state annullate e, il 23 settembre, ha potuto fare rientro in Sudafrica).
42/2025 – “Grazie alle vostre ricerche, sono diventato più furbo! Adesso tutte le mie comunicazioni sono su piattaforme criptate, evito inviare mail sapendo che potrebbero essere intercettate. Quando devo caricare un file, uso una Vpn. Ovviamente non è l’ideale, le precauzioni per la mia sicurezza digitale portano via un sacco di tempo che potrei dedicare al mio lavoro”.
(Un giornalista del Pakistan, che ha chiesto di rimanere anonimo, ringrazia AI per aver diffuso i risultati di una ricerca sui sistemi di sorveglianza del governo nei confronti delle persone giornaliste e attiviste)
41/2025 – “Tengo viva la speranza che Dio farà andare tutto bene e che mi riporterà a casa. Ma non ce l’avrei potuta fare senza ognuno e ognuna di voi che siete qui per me e state dalla mia parte“
(Messaggio inviato dal braccio della morte dello stato del Texas, Usa, da Robert Roberson alle persone presenti a una manifestazione in suo favore organizzata, tra le altre, anche da Amnesty International. Roberson, condannato a morte per l’uccisione della figlia di due anni sulla base della teoria della cosiddetta “sindrome dello scuotimento neonatale”, giudicata poi “scienza spazzatura”, è stato salvato una prima volta dall’esecuzione il 17 ottobre 2024. Il 9 ottobre 2025 la Corte suprema del Texas ha sospeso una seconda data di esecuzione, fissata la settimana successiva ma la sua decisione è ancora appellabile presso la Corte suprema federale).
40/2025 – “La situazione in Iran è tragica, ma senza la vostra mobilitazione sarebbe persino peggiore“
(Narges Mohammadi, difensora dei diritti umani iraniana, premio Nobel per la pace 2023, intervenuta il 16 settembre 2025 a una conferenza stampa cui era relatrice anche Amnesty International Italia)
39/2025 – “Ho trascorso l’ultimo mese in carcere ma, grazie alle campagne internazionali, al termine della prima udienza del processo sono stato scarcerato. Ovviamente, non è ancora finita e la lotta per la libertà d’espressione deve andare avanti. Ma quello che voglio sottolineare è che ora mi troverei in un posto diverso se non ci fossero state quelle campagne, soprattutto quella coordinata da Amnesty International. Sono una persona che difende i diritti umani di quelle fortunate. Molte altre continuano a subire repressione a causa del loro attivismo e non ricevono granché sostegno. Per ribadire l’importanza della protezione delle persone che difendono i diritti umani e l’efficacia delle vostre campagne, vi lascio coi versi di un poeta latino: “Chi custodisce i custodi?” Ossia: chi difende i diritti delle persone che difendono i diritti umani?”
(Enes Hocaoğulları, difensore dei diritti umani della Turchia. Arrestato il 5 agosto 2025 a causa di un discorso fatto a una riunione del Consiglio d’Europa, l’8 settembre è stato rimesso in libertà mentre è in corso il processo che lo vede imputato di “aver diffuso pubblicamente informazioni fuorvianti” e aver “istigato il pubblico all’odio e all’inimicizia”. La citazione è tratta dalle Satire (VI, 48-49) di Giovenale)
38/2025 – “Grazie per i vostri sforzi e per quello che avete fatto per noi. Non possiamo smettere di parlare della nostra esperienza e della mia sensazione personale di avere veri amici come voi. Sono orgoglioso di conoscervi e, allo stesso tempo, sento la grande responsabilità di continuare a fare ciò che faccio. Anche se ho incontrato il resto dello staff solo per poco tempo, voglio dire che per me è stato davvero significativo conoscere persone che hanno fatto del loro meglio per altri che nemmeno conoscevano. Le parole non possono esprimere il mio rispetto e il mio affetto per voi, spero di rivedervi presto”.
(Ahmad Khalefa, avvocato e difensore dei diritti umani palestinese, già prigioniero di coscienza di Amnesty International, in visita ad Amnesty International Italia nell’agosto 2025)
37/2025 – “Ringrazio il festival ‘Vicoli corti’ per aver voluto proiettare il mio documentario e Amnesty International Italia per aver suggerito e accompagnato la proiezione”
(Ado Hasanovic, regista della Bosnia-Erzegovina, autore de “I diari di mio padre” sul genocidio di Srebrenica del 1995)
36/2025 – “Qui a Praga, nella città di Kafka, penso che anch’io ho avuto il mio ‘Processo’ ma, diversamente da Joseph K., ho avuto migliaia di amiche e amici di Amnesty International su cui contare e che ringrazio!”
(Il ringraziamento all’Assemblea globale di Amnesty International di Taner Kılıç, arrestato in Turchia nel 2017 quando era presidente della sezione nazionale dell’associazione. Dopo 15 mesi di carcere e un lungo procedimento giudiziario che lo ha visto dapprima colpevole di accuse del tutto falso relative a reati di terrorismo, è stato definitivamente assolto il 2 marzo 2025).
35/2025 – “Grazie per aver raccolto in un libro le 60 storie, che si possono sfogliare, leggere e ammirare, ogni storia e ogni disegno affiancati con cura e bellezza… Questa bellezza sembra restituire la dignità che meritano i 60 racconti di persone migranti e rifugiate. Spero che i ragazzi comprendano il valore del progetto… Da questa piccola esperienza possono davvero germogliare tante cose buone”.
(Martina Bastianello, docente di Padova, che ha avuto l’idea di proporre all’Orto botanico della città di esporre la mostra “Finestre sull’altrove”, realizzata da Matteo Pericoli col contributo di 60 persone rifugiate in tutto il mondo e la collaborazione di Amnesty International Italia).
34/2025 – “Grazie ad Amnesty International, che cerca sempre la direzione giusta“
(Giulia Mei, cantautrice, testimonial di Amnesty International Italia)
33/2025 – “Voglio ringraziare Amnesty International per il lavoro che fa, per restituire dignità a persone cui spesso la dignità viene tolta”
(Davide Shorty, cantautore, testimonial di Amnesty International Italia)
32/2025 – “Grazie a tutte le persone che sono state dalla mia parte. Ritengo assai importante che i prigionieri politici ricevano lettere mentre sono in carcere, questo dà forza al loro stato d’animo”.
(Sayd-Mukhamad Dzhumaev, studente della Russia, tornato in libertà il 17 luglio 2025 dopo aver scontato quattro dei cinque anni di carcere inflittigli nel 2021 per “atti di violenza nei confronti di un pubblico ufficiale, nel corso di una protesta dello stesso anno contro l’arresto dell’oppositore Aleksei Navalny. Nelle immagini diffuse all’epoca si vede l’uomo proteggersi mentre viene aggredito da diversi poliziotti muniti di manganello)
31/2025 – “A chi dice che i diritti umani sono un problema, rispondo che i diritti umani sono la soluzione. Il mondo ha più che mai bisogno di Amnesty International. Vi ringrazio per il vostro coraggio, la vostra creatività, la vostra chiarezza”.
(Il saluto di Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite in collegamento da New York, all’Assemblea globale di Amnesty International, riunita a Praga il 26 luglio 2025)
30/2025 – “Il fatto che Amnesty International stesse lavorando sul mio caso mi ha aiutato dal punto di vista mentale, significava che c’era luce alla fine del tunnel. Grazie s tutte le persone che hanno sostenuto me e la mia famiglia”
(Gahzi Ezzi Mohammed Rahmadan, cittadino yemenita-olandese, scarcerato il 1° giugno 2025 da una prigione dell’Arabia Saudita dopo un anno e mezzo di detenzione arbitraria. Era stato arrestato il 20 novembre 2023 dopo che aveva espresso su X solidarietà a una persona che aveva criticato la famiglia reale saudita)
29/2025 – “Prendere la parola per denunciare l’oppressione è un dovere. Stare in silenzio di fronte all’ingiustizia è una forma di complicità. Ho 65 anni e per 35 anni ho lottato contro il regime. Ho profondo rispetto e grande ammirazione per l’azione di Amnesty International in difesa dei diritti umani nel mondo. Grazie per la vostra solidarietà!”
(Hisham Kassem, scrittore, oppositore politico e prigioniero di coscienza egiziano, tornato in libertà il 21 febbraio 2024 al termine della condanna sei mesi di carcere, inflittagli per il reato di diffamazione solo per aver criticato pubblicamente un ex ministro. Nota: questo ringraziamento è stato reso noto solo di recente, per tutelare l’incolumità dell’autore).
28/2025 – “Ringraziamo per la loro lotta gli attivisti e le attiviste della società civile al nostro fianco. Noi continuiamo a combattere ed è proprio grazie a questa lotta che nel 2023, dopo 37 lunghi anni, il direttore generale della Dow Chemical è stato costretto a rispondere a un mandato di comparizione davanti a un tribunale indiano. Anche se le multinazionali possono sembrare invincibili, la nostra forza continuerà a tenere testa a loro e alle aziende che commettono questi crimini. Noi siamo donne di Bhopal, siamo fiamme, non siamo fiori, non ci piegheremo davanti alle grandi multinazionali e continueremo a lottare fino al giorno in cui moriremo”.
(Rachna Dhingra, coordinatrice della Campagna internazionale per la giustizia a Bhopal, il villaggio dell’India dove un’azienda chimica causò nel 1980 il più grave disastro industriale dell’epoca moderna)
27/2025 – “Cari gruppi di Amnesty International, grazie infinite per il vostro sostegno e i vostri sforzi sui vari fronti, a Bruxelles, in Svezia, in Italia e a livello globale. Queste azioni coordinate sono fondamentali per salvare la vita di Ahmadreza, vi sono profondamente grata per il vostro continuo impegno”.
(Messaggio di Vida Merhannia, coniuge di Ahmadreza Djalali, condannato a morte in Iran nel 2017 e in costante pericolo di essere impiccato)
26/2025 – “Devo ringraziare profondamente Amnesty International per tutto quello che fa nel mondo attraverso le sue attività come i rapporti annuali sulle violazioni dei diritti umani”
(Maysoon Majidi, difensora dei diritti umani curda iraniana)
25/2025 – “L’esperienza del carcere è estremamente dura: è un luogo in cui i sogni vengono uccisi. Sognare una nazione senza tortura non dovrebbe mai essere un reato. Grazie per il vostro sostegno”
(Messaggio ad Amnesty International di Mahmoud Hussein, ex prigioniero di coscienza egiziano, conosciuto come “il detenuto della maglietta contro la tortura”, scarcerato il 27 agosto 2024 al termine di un’ingiusta condanna a tre anni di carcere per aver indossato una maglietta con lo slogan “Una nazione senza tortura”)
24/2025 – “Grazie per tutto quello che state facendo, una battaglia forte e importante, siete gli unici che sin dall’inizio hanno sostenuto il diritto dei civili palestinesi a essere protetti e avete condannato senza se e senza ma questo genocidio”
(Rula Jebreal, giornalista e scrittrice, autrice di “Genocidio”, pubblicato nel maggio 2025)
23/2025 – “Carissimi amici, carissime amiche! Vorrei ringraziarvi tutti uno per uno per la solidarietà e il vostro sostegno per alzare la voce. Vorrei ringraziare il mio eroe avvocato Salih Efe che ha fatto del suo meglio in questo terribile periodo che ho attraversato per liberarmi. Un ringraziamento speciale per tutte le organizzazioni internazionali, in particolare Amnesty International, che hanno fatto del loro meglio per dare tutto il loro sostegno al mio caso”.
(Anas al-Mustafa, creatore digitale e rifugiato siriano, tornato in libertà il 17 maggio 2025 dopo che il governo turco aveva cercato di rimpatriarlo forzatamente già diverse volte in passato, da ultimo trasferendolo il 12 aprile in un centro di espulsione nei pressi del confine con la Siria).
22/2025 – “Grazie per tutto il vostro sostegno e per averci incoraggiato a non mollare mai la lotta per Yew Wah. Siamo sicuri che vorrà ringraziare ogni persona che ha preso parte alla campagna in suo favore”
(Messaggio della famiglia di Hoo Yew Wah, ex condannato a morte della Malesia. Nel 2005, all’età di 20 anni, era stato arrestato per il possesso di 188,35 grammi di metamfetamina. Amnesty International Malesia aveva avviato una campagna in suo favore, con oltre 200.000 firme raccolte a sostegno della commutazione della condanna alla pena capitale, obiettivo raggiunto con una commutazione prima all’ergastolo poi in 30 anni di carcere. Sta attualmente seguendo un corso di formazione professionale in attesa della scarcerazione e della reintegrazione nella società)
21/2025 – “Sono un giornalista di una città a est di Città del Messico, direttore di una testata digitale nello stato più piccolo del mio paese. Immaginate la mia sorpresa quando mi avete raccontato che avete discusso il mio caso all’ambasciata del Messico a Roma e che decine di migliaia di persone hanno firmato per me, per una persona sconosciuta. La forza della candela di Amnesty International è quella di dare un volto alle storie di ingiustizia che altrimenti rimarrebbero nell’ombra”.
(Alberto Amaro Jordán, giornalista messicano in visita in Italia nell’aprile 2025. Dal 2018 il portale “La Prensa de Tlaxcala”, che aveva fondato ha iniziato a ricevere minacce per le sue inchieste su politica, criminalità e corruzione. Grazie a una campagna di Amnesty International, ha ottenuto di rimanere sotto scorta nell’ambito del programma federale di protezione dei giornalisti e dei difensori dei diritti umani)
20/2025 – “Amnesty International fa un lavoro incredibile, non solo in Italia ma anche nel mondo. Il fatto che venga attaccata o addirittura politicizzata svela la debolezza di chi l’accusa”.
(Elio Germano, attore, testimonial di Amnesty International Italia)
19/2025 – “Quello che io posso dare ad Amnesty International è sempre troppo poco, invece quello che dà a me è tantissimo: anzitutto, dà senso alla mia popolarità che spesso mi chiedo che senso abbia. Quando invece riesco a utilizzare questo megafono per comunicare qualcosa di molto più grande di me, allora è come se si ricongiungesse tutto”
(Valeria Solarino, attrice, testimonial di Amnesty International Italia)
18/2025 – Care amiche e cari amici di Amnesty International Italia, voglio ringraziare ognuna e ognuno di voi per il vostro costante sostegno e la vostra continua solidarietà, che hanno avuto un ruolo importante nel nostro successo. Amnesty International Hong Kong è un progetto che avevamo in mente da anni ed è stato possibile anche grazie a voi.
Sono lieto d’informarvi che l’apertura di Amnesty International Hong Kong Oltremare è stata un successo e le reazioni e le adesioni da parte della diaspora hongkonghese sono molto promettenti.
In un momento in cui le prassi autoritarie si affermano ai quattro angoli del pianeta, una più forte collaborazione tra le nostre sezioni nazionali è necessaria per ricacciare indietro l’autoritarismo e proteggere i diritti umani. Guardando al futuro, spero che il nuovo modello operativo inaugurato da Amnesty International Hong Kong Oltremare rafforzerà la collaborazione con Amnesty International Italia nel nostro sforzo comune contro i “ragazzi cattivi”.
Nondimeno, spero davvero che questa situazione “temporanea” in esilio non duri a lungo e che un giorno Amnesty International tornerà a Hong Kong per operare come sezione da una città dove i diritti umani saranno rispettati.
Non ci dobbiamo arrendere!
(Chi Man Luk, direttore generale di Amnesty International Hong Kong Oltremare, la cui sede è stata inaugurata il 16 aprile 2025)
17/2025 – “Grazie ad Amnesty International. Venire a vedere ‘No other land’ è molto importante. Abbiamo fatto questo film, negli ultimi cinque anni, esattamente per questo: perché le persone possano vederlo poiché è importante che le persone sappiano che esistiamo e cosa stiamo subendo: l’ingiustizia e la brutalità dell’occupazione israeliana. Vogliamo che le persone si uniscano alla nostra lotta perché un giorno l’occupazione e il sistema di apartheid possano finire”.
(Basel Adra, co-regista di “No other land”, Oscar 2025 per il migliore documentario straniero, patrocinato da Amnesty International Italia)
16/2025 – “Sono molto emozionata, vi ringrazio per questo premio. Un conto è prendere la parola e metterci la faccia, un conto è che venga riconosciuto in questo modo così importante!”
(Elena Linari, capitana della Nazionale di calcio e calciatrice della A.S. Roma, premio Sport e diritti umani 2025 di Amnesty International Italia e Sport for Society)
15/2025 – “I nostri più sinceri ringraziamenti ad Amnesty International per aver contribuito alla scarcerazione. La vostra campagna ha avuto un ruolo importante e nel far tornare unita la nostra famiglia. Questo sostegno ha fatto davvero la differenza nel far tornare noi e nostra figlia Amina a una vita normale. Apprezziamo fino in fondo il vostro impegno per i diritti umani!”
(Messaggio di Badr Mohamed, ex prigioniero di coscienza egiziano, e di sua moglie. Il 25 febbraio 2025 è stato scarcerato dopo che la Corte di cassazione ha accolto il ricorso contro la condanna a cinque anni, emessa nel gennaio 2023 al termine di un processo iniquo, per aver preso parte a una manifestazione il 16 agosto 2013, quando aveva 17 anni)
14/2025 – “La solidarietà, specialmente la solidarietà internazionale, è molto importante. Il vostro sostegno ha dato a me e ad altre persone detenute nel carcere di Sincan la forza per resistere a questo incubo. Avete fatto una gran differenza, la mia scarcerazione non sarebbe avvenuta senza di voi. La solidarietà conduce alla sopravvivenza. Grazie davvero per il vostro grande lavoro!”
(Nimet Tanrıkulu, difensora dei diritti umani della Turchia, tornata in libertà il 4 marzo 2025 e ancora sotto processo per l’infondata accusa di “appartenenza a un’organizzazione terrorista”)
13/2025 – “Grazie mille. Senza il vostro aiuto, non avrei potuto salvare mio marito. Dio vi benedica. Siete stati sempre accanto a me durante questi tre anni e mezzo di lotta. Con l’aiuto di persone buone come voi, siamo sopravvissuti in questo periodo difficile. Ci sentivamo deboli, oppressi perché lo stato più potente e crudele del mondo voleva indietro mio marito. Ma grazie a voi ce l’abbiamo fatta. La scarcerazione di Idris è la prova che i diritti umani e la democrazia possono battere i dittatori tirannici se lavoriamo e lottiamo senza sosta. La maggior parte delle persone non riponeva alcuna speranza nella salvezza di mio marito, ma persone meravigliose come voi che difendono i diritti umani hanno fatto ogni tentativo e alla fine ce l’abbiamo fatta!”
(Zaynura Hasan, moglie di Idris Hasan, un attivista uiguro ricercato dalle autorità cinesi tornato in libertà il 14 febbraio 2025.Era stato arrestato il 19 luglio 2021 non appena arrivato dalla Turchia, dove aveva dal 2012 un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Amnesty International aveva lanciato più appelli per chiedere alle autorità marocchine di non estradare Hasan in Cina, dove sarebbe andato incontro a una persecuzione certa).
12/2025 – “Abbiamo appreso la notizia della scarcerazione di Juan Manuel Allueva, la cui famiglia manda i ringraziamenti a voi di Amnesty International Italia per quello che avete fatto!”
(Messaggio inviato dal direttore di Amnesty International Venezuela a seguito della scarcerazione, avvenuta il 16 gennaio 2025, del prigioniero di coscienza Juan Manuel Allueva, che è anche cittadino italiano. Allueva era stato arrestato nel settembre 2024 nel corso della repressione post-elettorale)
11/2025 – “Ogni volta che mia moglie veniva in prigione a visitarmi, mi portava un messaggio da parte di Amnesty International. Questo mi dava molta motivazione, mi faceva capire che non ero solo, tra me e me dicevo che prima o poi Amnesty International mi avrebbe scarcerato, ed eccomi qui…!”
(Abraão Pedro Santos, attivista dell’Angola scarcerato il 6 gennaio 2025 a seguito di un indulto presidenziale insieme ad Adolfo Campos, Gilson Morreira ed Hermenegildo Victor José. I quattro erano stati arrestati nel settembre 2023 e condannati, senza alcuna prova a due anni e mezzo di carcere per “disobbedienza e resistenza a ordine di un pubblico ufficiale” per aver tentato di prendere parte a una protesta pacifica).
10/2025 – “Sebbene sia tanto difficile sentirsi felici quando altri stanno ancora dietro le sbarre e ci si chiede perché dato che sono innocenti quanto noi, voglio ringraziare tutte le persone che sono state al nostro fianco e ci hanno dato sostegno per tutto la durata di questo ingiusto procedimento”
(Mücella Yapıcı, protagonista del movimento per la difesa del Gezi Park di Istanbul, che l’11 febbraio 2025 insieme ad Hakan Altınay e Yiğit Ekmekçi è stata assolta al termine di un procedimento oltre sette anni. A seguito delle proteste del 2013, Mücella Yapıcı, Hakan Altınay e Yiğit Ekmekçi erano stati condannati a 18 anni di carcere. Nel 2023 le condanne erano state annullate ed era stato disposto un nuovo processo, al termine del quale l’11 febbraio 2025 sono stati assolti.
9/2025 – “È stato un periodo di profonda incertezza nella mia vita. L’unica cosa di cui sono stato sempre sicuro è che ero nel giusto e che ero innocente. Il sostegno da ogni parte del mondo mi ha dato forza. Ringrazio una per una tutte le persone che sono state dalla mia parte!”
(Taner Kılıç, avvocato per i diritti delle persone rifugiate ed ex presidente di Amnesty International Turchia, definitivamente assolto dalla Corte di cassazione il 27 febbraio 2025. Era stato arrestato nel giugno 2017 e tenuto in carcere per 14 mesi. Nonostante la totale assenza di prove credibili, nel luglio 2020 era stato giudicato colpevole di “appartenenza a un’organizzazione terrorista” e condannato a oltre sei anni di carcere)
8/2025 – “Abbiamo lottato per 58 anni. Quando il giudice ha dichiarato l’imputato non colpevole, la sua voce sembrava divina. Ero così felice e commossa che ho pianto per un’ora. Sono molto riconoscente alla Federazione degli ordini degli avvocati del Giappone e ad Amnesty International. Abbiamo fatto insieme una serie di conferenze, rivolgendoci a ogni singola persona. C’era tanta gente che non aveva mai sentito parlare di mio fratello. Era nel braccio della morte, non sapevamo cosa sarebbe successo il giorno dopo, ma credevamo che appellarci alle singole persone ci avrebbe aiutato”.
(Hakamada Hideko, sorella di Hakamada Iwao, arrestato nel 1966 in Giappone perché accusato di un quadruplice omicidio. Ha trascorso circa 47 anni nel braccio della morte, da cui è uscito nel 2014 prima di essere definitivamente dichiarato innocente nel 2024)
7/2025 – “Anche nelle ore più buie, sapevo che tante persone credevano nella mia innocenza e che si stavano dando da fare per la mia scarcerazione. La loro solidarietà mi ha sempre rincuorato”.
(Mohammed al-Alabi, ex direttore per la Striscia di Gaza dell’ong World Vision, tornato in libertà il 1° febbraio 2025 nell’ambito del quarto scambio ostaggi-prigionieri tra Israele e Hamas. Era stato arrestato dalle forze di sicurezza israeliane il 15 giugno 2016 al valico di Erez. Dopo interrogatori senza avvocati, torture, udienze non pubbliche e un processo più volte rinviato e gravemente irregolare basato su prove segrete secondo le quali avrebbe finanziato Hamas, il 30 agosto 2022 era stato condannato a 12 anni di carcere. Amnesty International lo aveva adottato come prigioniero di coscienza)
6/2025 – “Bibiana era partita dal Messico con la grande speranza di condividere la storia di suo fratello Manuel, uno dei 121.000 desaparecidos nel suo paese. A oltre 8000 chilometri da casa si è sentita sostenuta da voi, ascoltata dalle autorità e caricata di energia dagli incoraggiamenti che ha ricevuto. Ora, è tornata pronta più che mai. Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza il vostro sostegno. Vi sono incredibilmente grava per aver dato questa opportunità a Bibiana!”
(Il ringraziamento di Edith Olivares, direttrice di Amnesty International Messico ad Amnesty International Italia, che ha ospitato una serie di incontri sul tema delle persone scomparse in Messico cui ha preso parte anche Bibiana Mendoza, rappresentante del collettivo “Hasta Encontrarte”)
5/2025 – “Non c’è vera giustizia dopo 50 anni di carcere ingiusto, ma oggi i nostri cuori esultano di gioia e gratitudine”
(Messaggio inviato dall’organizzazione Ndc Collective a nome di Leonard Peltier, attivista nativo americano dell’American Indian Movement, cui il 20 gennaio 2025 l’allora presidente uscente degli Usa Joe Biden ha concesso, con un provvedimento di clemenza, gli arresti domiciliari)
4/2025 – “Mia madre è finalmente tornata a casa. Grazie a tutte le persone che, da Berlino fino a Teheran, si sono impegnate per lei, Non ci sono parole per descrivere quanto siamo felici. Allo stesso tempo, siamo stravolti per i quattro anni di dolore che abbiamo provato e per l’orrore che lei ha dovuto sopportare nella prigione di Evin. Ci sono tante altre persone come mia madre che sono imprigionate in Iran. Centinaia rischiano di essere messe a morte. Le autorità iraniane non devono più beneficiare dell’impunità per le loro azioni”
(La figlia di Nahid Taghavi, con passaporto iraniano e tedesco, tornata in libertà il 13 gennaio 2025. Era stata arrestata in Iran nell’ottobre 2020 e, dopo mesi di isolamento e torture, condannata a 10 anni e otto mesi di carcere per “appartenenza a un gruppo illegale” e “propaganda contro lo stato” al termine di un processo iniquo).
3/2025 – “Grazie di tutto, siete veramente meravigliosi per quello che fate!”
(Lucia Uva, sorella di Giuseppe, morto nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 a Varese dopo una notta passata nella caserma dei carabinieri. La famiglia Uva non ha ottenuto giustizia. Lucia è tra i volti di familiari di vittime di violazioni in Italia della mostra “La lotta, il coraggio e l’amore”, realizzata da Amnesty International Italia e dal fotografo Antonio Di Matteo. È intervenuta alla presentazione della mostra a Milano, l’11 gennaio 2025)
2/2025 – “Ringrazio Dio, la mia famiglia, il presidente, la solidarietà ricevuta dalle organizzazioni internazionali. Grazie a tutte le persone che ci hanno messo la loro energia positiva perché questo momento arrivasse”.
(Ana da Silva Miguel, detta “Neth Nahara”, tiktoker dell’Angola al centro della campagna “Write for Rights” 2024 di Amnesty International. Nella seconda metà del 2023 era stata condannata a due anni di carcere per “insulto” al presidente durante una diretta. Ha beneficiato dell’indulto promosso dal presidente João Lourenço in occasione dei 50 anni dell’indipendenza del paese).
1/2025 – “Mi chiedete perché sorrido? E’ per merito di Amnesty International. Ringrazio Amnesty International per avermi restituito il sorriso!”
(Amal Nasr, rifugiata siriana in Svizzera, intervenuta il 7 dicembre 2024 alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della fondazione del gruppo di Amnesty International del Canton Ticino)
ANNO 2024
52/2024 – “Per oltre sei mesi sono stato pressoché isolato dal mondo esterno, salvo che per una visita del mio avvocato a luglio. Ero preoccupato per la mia famiglia a Gaza e per i miei colleghi, ma sapevo di non essere solo. Quando mi hanno interrogato, ho appreso che c’era una campagna in atto per la mia scarcerazione. Questa cosa mi ha dato il conforto e la forza di cui avevo un grande bisogno. Anche se sono sollevato perché sono di nuovo con la mia famiglia, mi sento in colpa nei confronti delle persone che sono ancora detenute, compresi gli operatori sanitari, che subiscono la tortura, si vedono negate le cure mediche e non sanno più nulla dei loro familiari”.
(Telefonata di Khaled al Serr, chirurgo palestinese dell’ospedale Nasser di Khan Younis, nella Striscia di Gaza occupata. Arrestato il 25 marzo 2024 dall’esercito israeliano ai sensi della Legge sui combattenti illegali, è tornato in libertà il 30 settembre, anche a seguito di un appello di Amnesty International.
51/2024 – “Vi prego di trasmettere la mia sincera gratitudine al team di Amnesty International. Non riesco a esprimere tutta la mia gratitudine per il vostro incondizionato sostegno in un momento difficile!”
(Messaggio di un familiare di Morris Mabior Awikjiok Bak, attivista per i diritti umani del Sud Sudan, sequestrato il 4 febbraio 2023 in Kenya e trasferito in una prigione del suo paese solo per aver criticato il governo. Il 9 novembre 2024 è tornato in libertà grazie anche a un appello di Amnesty International).
50/2024 – “Sono profondamente riconoscente per il sostegno ricevuto da molte singole persone e organizzazioni, da ogni parte del mondo. Se dovessi descrivere in dettaglio ogni esempio della vostra bontà, riempirei senza dubbio oltre 100 pagine. Esprimo il mio più grande apprezzamento per il vostro instancabile impegno profuso in ogni singola azione svolta in mio favore e in favore di altre persone che avevano bisogno di voi. So che alcuni di voi hanno agito anche a fronte di un forte rischio personale e questo senso di solidarietà è ciò di cui i nostri cuori hanno disperatamente bisogno. Il vostro sostegno resterà indimenticabile per sempre. Sappiate che sono in debito nei vostri confronti e che non ho parole per descrivere la mia felicità. Tutte e tutti voi siete nelle mie preghiere quotidiane. Vi auguro buona salute e successo in tutti i vostri sforzi!”
(Michael Wetnhialic, attivista per i diritti umani del Sud Sudan, arrestato arbitrariamente per le sue critiche al governo nel marzo 2024 – la quinta volta dal 2017 – e tornato in libertà il 7 novembre 2024 a seguito di un appello di Amnesty International).
49/2024 – “Sono libera. Ringrazio Amnesty International e tutte quante le persone che mi hanno scritto lettere e messaggi Le persone qui credono nei diritti umani. Sono felice che nel mondo ci siano ancora queste persone”
(Maysoon Majidi, attivista curda iraniana, accusata di “favoreggiamento dell’immigrazione irregolare”, arrestata alla fine del 2023 per violazione dell’art. 12 del Testo unico sull’immigrazione. In attesa del verdetto, è stata scarcerata il 23 ottobre 2024)
48/2024 – “Ringrazio il mio team legale, le organizzazioni per i diritti umani, i giornalisti e le organizzazioni per la libertà di stampa, le persone amiche e i miei familiari, atleti, persone dell’industria cinematografica e le migliaia e migliaia di persone comuni che hanno lottato per la mia vita. La mia storia è una sorta di film hollywoodiano. Vi chiedo solo di concedermi un po’ di tempo per riabituarmi alla libertà e alla sicurezza che avevo perso. Vi amo. Alla fine, vinceremo!”
(Andrei Gnjot, dissidente e documentarista della Bielorussia. Il 31 ottobre 2024, dopo sette mesi di carcere e cinque di arresti domiciliari, è stato evacuato dalla Serbia verso l’Unione europea, dove non correrà il rischio di essere estradato nel suo paese).
47/2024 – “Sono riconoscente nei confronti di Amnesty International per avermi invitato a parlare della situazione dei diritti umani in Bielorussia. Dopo il mio arresto, la vostra organizzazione mi ha riconosciuto come prigioniero di coscienza e ha fatto un lavoro molto importante in mio favore”
(Leonid Soudalenko, difensore dei diritti umani della Bielorussia, già prigioniero di coscienza e ora costretto all’esilio per non subire ulteriore repressione. Ha svolto una serie di conferenze in Italia, nell’ottobre 2024, invitato da Amnesty International Italia)
45/2024 – “Nutro grande affetto, stima e gratitudine verso Amnesty International, per il lavoro straordinario di pace che svolge nel mondo e li ringrazio tanto per questo prezioso riconoscimento. Chi ha voce deve usarla per chi non ne ha, questo lo sento come un dovere. Voglio condividere questo premio con tutti quelli che nel silenzio generale dei media e della politica combattono quotidianamente contro le ingiustizie, con l’associazione Fermatevi di cui sono presidente, con tutti gli artisti, le associazioni che hanno partecipato alle nostre manifestazioni, con il presidente e gli operatori del teatro Trianon Viviani e con Articolo 21 che non manca mai all’appello”.
(Marisa Laurito, premio Arte e diritti umani 2024 di Amnesty International Italia)
44/2024 – “Ciao, il mio nome è Alberto Amaro, dirigo un quotidiano a Tlaxcala, in Messico. Voglio ringraziare moltissimo i miei amici di Amnesty International che mi hanno aiutato in questo progetto, grazie al quale è iniziata la nostra grande amicizia. La verità deve essere protetta! Voglio ringraziarvi per il vostro sostegno e la solidarietà dimostrata da tutto il mondo al giornalismo messicano che, come ben sapete, subisce continue violenze. Siamo uno degli stati col maggior numero di aggressioni in Messico, violenza sia da parte dei gruppi armati e persino da parte del governo. Grazie per il vostro sostegno e la vostra solidarietà. La mia lotta per la verità e la libertà di espressione continuerà perché in Messico bisogna essere rimanere informati e consapevoli di quello che succede nel nostra amato paese”.
(Alberto Amaro, giornalista del Messico al centro di una campagna globale di Amnesty International. Il 16 ottobre 2024 ha vinto un ricorso contro l’annunciata intenzione, da parte del Programma federale per la protezione dei difensori dei diritti umani e dei giornalisti, di revocargli le misure protettive, tra le quali la scorta di sicurezza)
43/2024 – “È un onore per me essere sostenuto da coloro con cui condivido un mondo comune. Anche se siamo nati in luoghi geograficamente diversi, abbiamo intrapreso un cammino comune, vissuto dolori comuni e, infine, inflitto un colpo comune ai regimi dittatoriali. Far parte di questa famiglia di artisti generosi alla ricerca di giustizia è per me motivo di profondo orgoglio. Spero che, un giorno, esprimere un’opinione non sarà un crimine in alcuna parte del mondo. Vi ringrazio!”
(Toomaj Salehi, rapper dell’Iran, in carcere per i suoi testi in favore dei diritti umani, vincitore del premio “Grup Yorum” per la musica e i diritti umani del Club Tenco e di Amnesty International Italia. Sanremo, 18 ottobre 2024)
42/2024 – “Care amiche, cari amici, grazie per le cartoline e i disegni che avete inviato a Chow Hung-tung. Sono bellissimi e siamo veramente commossi. Hung-tung ne trarrebbe grande ispirazione se potesse vederli. Grazie per la vostra delicatezza. Lei ne ha ricevuti alcuni ma non è in grado di rispondere personalmente. Da parte sua, vogliamo esprimere la nostra gratitudine. Alcune cose spedite non rispettano i regolamenti, ad esempio foto di Hung-tung, origami, adesivi ecc e vengono respinte. C’è anche un limite alle lettere che può ricevere, così le spediamo a pacchi. Se le lettere venissero trattenute poi verrebbero buttate, il che sarebbe un peccato, quindi teniamo noi quelle che rischierebbero di fare quella fine! I messaggi e i disegni sono una testimonianza della storia e della dolcezza di questa era, sono assai preziosi. Per favore, continuate a scrivere a Hung-tung! Continuate e vedremo la speranza!”
(Lettera ricevuta dal team che porta avanti la campagna per la scarcerazione di Chow Hung-tung, avvocata e difensora dei diritti umani di Hong Kong, in carcere dal settembre 2021 con l’accusa di incitamento alla sovversione per aver commemorato pacificamente la repressione di Tiananmen, da parte del governo cinese, nel 1989. Una prima condanna a 15 anni è stata annullata nel gennaio 2022 ma resta in carcere per altre accuse)
41/2024 – “Ho atteso per 15 anni questo momento: trovarmi in un paese sicuro, sotto la protezione dello Stato che mi accoglie. Questo è stato possibile anche grazie ad Amnesty International, a tutte le persone di Amnesty International. La sentenza cita 33 volte l’organizzazione!”
(Mohamed Dihani, difensore dei diritti umani del Sahara occidentale cui il Tribunale civile di Roma, con sentenza depositata il 16 settembre 2024, ha finalmente riconosciuto il diritto alla protezione internazionale)
40/2024 – “Anche io penso che Sasha oggi sia qui [libera] principalmente grazie agli sforzi di Amnesty International e anche io vi ringrazio perché so che avete fatto pressione sui governi europei e questo è fondamentale per noi. Il fatto che Sasha sia qui, ora, è un miracolo perché nella lista per lo scambio di prigionieri c’erano solo politici, membri della Fondazione anticorruzione e cittadini di altri paesi. Con grande sorpresa il nome di Sasha era nella lista!”
(Sofia Subbotina, compagna di Aleksandra Skochilenko, l’attivista per i diritti umani e artista della Russia, tornata in libertà il 1° agosto 2024 a seguito di un negoziato per lo scambio di prigionieri. Arrestata nel marzo 2022, il 16 novembre 2023 era stata condannata a sette anni di carcere per “discredito nei confronti delle forze armate russe”, per aver sostituito i cartellini dei prezzi in un supermercato di San Pietroburgo con messaggi contro la guerra all’Ucraina. Vedi anche Grazie Amnesty 39_2024)
39/2024 – “Voglio dire un enorme grazie ad Amnesty International. È difficile esprimere la mia gratitudine a parole. Perché se sono qui è in larga parte grazie a questa organizzazione”.
(Aleksandra Skochilenko, attivista per i diritti umani e artista della Russia, tornata in libertà il 1° agosto 2024 a seguito di un negoziato per lo scambio di prigionieri. Arrestata nel marzo 2022, il 16 novembre 2023 era stata condannata a sette anni di carcere per “discredito nei confronti delle forze armate russe”, per aver sostituito i cartellini dei prezzi in un supermercato di San Pietroburgo con messaggi contro la guerra all’Ucraina)
38/2024 – “Ringrazio di cuore Amnesty International Italia e il pubblico del festival ‘Vicoli corti’ per i premi conferiti ad ‘Amina’. Stimo e ammiro da sempre il lavoro di Amnesty International nella lotta per i diritti umani nel mondo e non potrei essere più felice. L’apprezzamento del pubblico è la mia seconda fonte di gioia. Grazie a tutte le donne afgane che mi hanno accompagnato in questo percorso”
(Serena Tondo, vincitrice del Premio diritti umani di Amnesty International al festival “Vicoli corti” di Massafra per il suo cortometraggio “Amina”)
37/2024 – “Sono molto grata ad Amnesty International. Se non fosse stato per lei, non avrei avuto una madre così. Ci ha dato forza, è stata la voce di mia madre. Senza Amnesty International, non avrebbe fatto tutta quella strada per cercare giustizia. Grazie, davvero, ad Amnesty International: c’è per me, per la mia famiglia, per quelle persone che non hanno privilegi. E noi tutte siamo vive grazie ad Amnesty International”.
(Blessing Kiobel, figlia di Ester Kiobel, il cui marito Barinel Kiobel venne impiccato dalla giunta militare della Nigeria nel 1995 perché denunciava i danni all’ambiente provocati dalla multinazionale Shell – vedi anche Grazie Amnesty 36_2024)
36/2024 – “Dopo la morte di mio marito, siamo andati a vivere in un campo rifugiati. Lì ho avuto la fortuna d’incontrare Amnesty International, senza la quale neanche avrei saputo cosa sono i diritti umani. Ci ha dato speranza e una nuova vita. Ci sono persone che non hanno voce e che hanno bisogno di qualcuno che sia la loro voce. Sono felice che Amnesty International sia stata lì per me. Sempre con l’aiuto di Amnesty International, ci siamo trasferiti negli Usa, dove ho incontrato un avvocato disposto ad ascoltarmi. Grazie ad Amnesty International io e le altre otto vedove abbiamo ritrovato la forza. Io sono quella che ha portato Shell in giudizio. La lotta va ancora avanti”.
(Esther Kiobel, vedova di Barinel Kiobel, uno dei nove attivisti ogoni impiccato dalla giunta militare della Nigeria nel 1995 perché denunciavano i danni all’ambiente provocati dalla multinazionale Shell)
35/2024 – “Siamo molto commossi per il sostegno, l’amore e la solidarietà per Narges Mohammadi e le coraggiose donne di Evin. Grazie, a nome della famiglia, per stare dalla nostra parte e dalla parte di tutte le donne che continuano a soffrire così tanto”.
(Messaggio su X della Fondazione Narges Mohammadi, la difensora dei diritti umani iraniana e premio Nobel per la pace 2023 detenuta nella prigione di Evin e sottoposta a un pestaggio il 9 agosto 2024)
33/2024 – “Il lavoro che Amnesty International Italia svolge è di fondamentale importanza, così come il nostro impegno collettivo nel portare alla luce le ingiustizie che ancora oggi siamo costretti a sopportare nel 2024. Credo che partecipare alla vita sociale e fare politica significhi anche immedesimarsi negli altri, provare a mettersi nei loro panni e in questo la musica e l’arte in generale possono fare molto. Nella condivisione c’è l’incontro e la possibilità di unirsi nella lotta per il nostro futuro e i nostri diritti. Ringrazio di cuore Amnesty International Italia e Voci per la Libertà per questo riconoscimento. Continuerò a utilizzare la mia musica come strumento di ricerca e crescita personale e per provare a raggiungere e diffondere consapevolezza e promuovere il cambiamento. Insieme, possiamo fare la differenza”.
(Diodato, vincitore col brano “La mia terra” dell’edizione 2024 del concorso musicale “Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty”)
32/2024 – “Vi ringrazio per questo premio e per l’applauso, che dovrei fare io a voi ogni giorno. Io faccio semplicemente ciò che mi hanno insegnato i miei genitori: rispettare tutti e tutti. Grazie ad Amnesty International Italia per il suo impegno e per avermi conferito questo premio. Ritengo che il calcio sia un veicolo pubblicitario importante e che debba educare le future generazioni a una competizione avvincente e leale. Speriamo che un giorno si possa arrivare a questo, lasciando da parte il razzismo e le disuguaglianze”.
(Claudio Ranieri, allenatore di calcio cui, durante la XXXIX Assemblea generale di Amnesty International Italia è stato conferito il premio Sport e diritti umani 2024 di Amnesty International Italia e Sport for Society)
31/2024 – “Desidero estendere inoltre la mia gratitudine; ai media globali, ai giornalisti che diffondono le nostre voci nel mondo, a tutte le femministe che considerano i diritti delle donne una cartina al tornasole della democrazia, della pace e della qualità della vita e spingono il mondo a cambiare sempre per il meglio; alle associazioni per i diritti umani, che sono il nostro santuario; ad Amnesty International (…)”
(Narges Mohammadi, difensora dei diritti umani dell’Iran, premio Nobel per la pace 2023, in carcere per scontare una condanna a 12 anni per reati di opinione. Questo testo è tratto dal libro “Più ci rinchiudono, più diventiamo forti: voci di donne iraniane in lotta per la libertà“, pubblicato da Mondadori nel 2024)
30/2024 – “Ho seguito con Amnesty International questo progetto. Grazie a questa esperienza, queste persone mi hanno cambiato la vita. Mi hanno aperto le porte delle loro case e fatto entrare nelle loro vite e nel loro dolore. Grazie quindi ad Amnesty International per avermi dato questa opportunità”.
(Antonio De Matteo, attore e fotografo, autore dei ritratti della mostra di Amnesty International Italia “La lotta, il coraggio e l’amore” sulle storie di familiari di vittime di violazioni dei diritti umani che lottano per la verità e la giustizia)
29/2024 – “Voglio esprimere la mia profondissima gratitudine al team di Amnesty International. La vostra azione tempestiva – lettere, petizioni, firme e l’enorme numero di lettere trasmesse al tribunale e all’ufficio del procuratore- è stata davvero molto potente. Ha dato forza anche a noi. Ogni volta che apro le buste e leggo le lettere, mi rendo conto di quanto la solidarietà sia potente. Inizio ogni giornata aprendo cinquanta nuove lettere e trovo energia. Ovviamente, l’assoluzione è stata una cosa del tutto inaspettata, ancora devo rendermene bene conto. Avevamo immaginato vari scenari, tranne quello che saremmo stati assolti. A partire da oggi, spero che davanti a noi ci siano solo buone cose e che il Kirghizistan potrà intraprendere il cammino della libertà e dello sviluppo democratico. Sono così felice, davvero non ho parole. Grazie a tutte e a tutti voi per il vostro sostegno, per tutte le lettere che avete scritto. Continuerò a pubblicarle, ne ho ancora moltissime persino da aprire. M’inchino rispettosamente di fronte a tutto quello che state facendo!”
(Rita Karatasova, difensora dei diritti umani, una delle 22 persone imputate in un processo irregolare per presunti disordini di massa” avvenuti nel 2022 nella zona di Kempir Abad, un bacino d’acqua che il governo aveva ceduto all’Uzbekistan nel corso di un accordo sulla modifica dei confini. La pubblica accusa aveva chiesto condanne a oltre 20 anni di carcere. Vedi anche Grazie Amnesty 25/2024)
28/2024 – “Oggi l’avvocato ha potuto vedere Vladimir [Kara-Murza]! Vladimir è stato trasferito nel reparto ospedaliero della prigione ma è vivo e, per quanto lo consenta la situazione, sta bene. Un enorme grazie a ogni persona che ha lanciato l’allarme e chiesto che l’avvocato potesse entrare in carcere!”
(Messaggio pubblicato su X il 10 luglio 2024 da Evgenia Kara-Murza, moglie di Vladimir, prigioniero di coscienza della Russia, condannato nell’aprile 2023 a 25 anni di carcere per alto tradimento e altri reati unicamente per aver denunciato i crimini delle forze armate russe in Ucraina).
27/2024 – “Grazie per il vostro sostegno, non da oggi ma da moltissimi anni! Vi assicuro che, nonostante ci vorrà ancora un po’ di tempo, avrò la protezione internazionale, tramite voi! Vi assicuro che la vostra presenza ha cambiato molto sia nel passato, sia nel presente e, sono sicuro, anche nel futuro sia per me che per tutti. Viva Amnesty International!”
(Mohamed Dihani, ex prigioniero di coscienza e difensore dei diritti umani saharawi. Il 3 luglio 2024, nella seconda udienza relativa alla sua richiesta di protezione internazionale, il tribunale di Roma ha dato parere favorevole).
26/2024 – “Le parole non possono esprimere la nostra immensa gratitudine a VOI, sì VOI, che vi siete mobilitati per anni e anni per far sì che questo diventasse realtà. Grazie. Grazie. Grazie.”
(Il ringraziamento di Stella Morris, moglie di Julian Assange, tornato definitivamente libero il 26 giugno 2024, a tutte le persone che hanno sostenuto la campagna #FreeAssange)
25/2024 – “Un enorme ringraziamento ad Amnesty International, davvero grande. Il numero delle lettere ricevute [durante la Maratona Write for Rights del 2023] è incredibile. Le pubblicherò tutte sui miei social ma ci vorrà tempo almeno fino alla fine dell’anno! Quelle lettere hanno dato forza non solo a me ma anche a tutte le altre persone imputate nel caso Kempir Abad. Abbiamo sentito il sostegno della comunità globale. La nostra gratitudine è immensa”.
(Rita Karatasova, difensora dei diritti umani, una delle 22 persone imputate in un processo irregolare per presunti disordini di massa” avvenuti nel 2022 nella zona di Kempir Abad, un bacino d’acqua che il governo aveva ceduto all’Uzbekistan nel corso di un accordo sulla modifica dei confini. La pubblica accusa aveva chiesto condanne a oltre 20 anni di carcere)
24/2024 – “Grazie per aver voluto esprimere, svolgendo qui a Ravenna la vostra Assemblea annuale, solidarietà alle nostre comunità così colpite lo scorso anno dal cambiamento climatico. E grazie anche, da cittadino ancora prima che da sindaco, per il modo in cui affrontate le crisi in corso senza alcuna faziosità, usando la lingua dei diritti umani”
(Michele De Pascale, sindaco di Ravenna, in occasione del suo saluto inaugurale alla XXXIX Assemblea generale di Amnesty International)
23/2024 – “Ringrazio Amnesty International per avermi aiutato a gestire questa mia vicenda”
(Matteo Falcinelli, studente italiano sottoposto a tortura da parte della polizia di Miami, Florida, Usa nel febbraio 2024)
22/2024 – “Sono Virginia Laparra, che avete dichiarato prigioniera di coscienza il 28 novembre 2022. Ho trascorso 680 giorni in carcere, ma sono sopravvissuta. E dato che la mia sopravvivenza è dipesa in buona parte da voi, desidero ringraziarvi per il sostegno, la solidarietà che avete manifestato nei miei confronti. Che Dio vi benedica! Un abbraccio a ciascuna e ciascuno di voi dal profondo del mio cuore!”
(Virginia Laparra, ex procuratrice dell’ufficio speciale contro la corruzione della procura del Guatemala, al centro di una persecuzione giudiziaria durata quasi due anni a causa delle sue attività professionali. E’ stata scarcerata il 3 gennaio 2024)
21/2024 – “Grazie ad Amnesty International ho scoperto il mondo dei diritti umani e lì ho trovato finalmente la mia strada: ho capito che le aziende possono violare i diritti umani ma anche contribuire a difenderli”
(Martina Rogato, cofondatrice di Young Women Network e core member di Human Rights International Corner, l’unica organizzazione in Italia che si occupa verticalmente del tema imprese e diritti umani. Fa parte di Women 20, gruppo ufficiale del G20 su parità di genere e diversità. Dal 2022 è Gender Advisor di Women 7 (presidenza del G7). Nominata da Start Up Italia tra le 100 donne che stanno cambiando l’Italia ed è tra le change-maker scelte da papa Francesco per ridisegnare una nuova economia sostenibile).
20/2024 – “Ringraziamo tutte le persone e le organizzazioni, tra le quali Amnesty International che non ci ha mai fatto mancare il suo sostegno”
(Nicola Canestrini, avvocato difensore dell’equipaggio della Nave ‘Iuventa’, che il 19 aprile 2024 è stato assolto dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione illegale dal giudice per l’udienza preliminare di Trapani che ha stabilito che ‘il fatto non sussiste’)
19/2024 – “È un grande onore ricevere questo riconoscimento da Amnesty International Italia e sono davvero felice che arrivi con il brano ‘La mia terra’. La questione tarantina è stata spesso relegata a una pura problematica lavorativa, occupazionale, nascondendo il vero nocciolo della questione e cioè i diritti umani. Sono soprattutto questi a essere violati continuamente nella mia città. Il disastro ambientale e la violenza verso gli esseri viventi è sicuramente il tema principale da cui partire. La bellezza che la mia terra continua a mostrare nonostante tutto è un monito che lancia a noi tutti è richiesta d’amore e di giustizia. Ringrazio Amnesty International Italia anche per essere da sempre al fianco dell’Uno Maggio Taranto Libero e Pensante, venendo sul nostro palco a dar voce a tantissimi esseri umani che ogni giorno lottano per i propri diritti”.
(Diodato, vincitore del premio Amnesty International 2024 per il migliore brano sui diritti umani, “La mia terra”)
18/2024 – “Grazie a chi, come Amnesty International, ha preso le mie difese. Continuerò a battermi per la mia innocenza e per la libertà di stampa nella Repubblica Democratica del Congo”
(Stanis Bujakera, giornalista della Repubblica Democratica dal Congo, corrispondente della rivista “Jeune Afrique” e dell’agenzia di stampa “Reuters”, tornato in libertà il 18 marzo 2024. Era stato arrestato nel settembre 2023 a causa di un articolo che coinvolgeva i servizi segreti militari nella morte dell’oppositore politico Chérubin Okende)
17/2024 – “Quando il mio avvocato è venuto a trovarmi nella prigione di Ofer e mi ha detto che Amnesty International aveva organizzato una campagna in mio favore, la cosa mi ha dato molta forza: ho sentito che non ero solo, che non ero stato dimenticato, che i tentativi di Israele di farci scomparire dietro le sbarre e di ridurci al silenzio non avrebbero avuto successo”.
(Munther Amira, difensore dei diritti umani palestinese, scarcerato il 28 febbraio 2024 da una prigione militare israeliana. Era stato arrestato il 18 dicembre 2023 nel campo rifugiati Aida di Betlemme. Dopo che non erano emerse prove circa l’istigazione alla violenza attraverso post su Facebook, il 31 dicembre era stato condannato a quattro mesi di detenzione amministrativa. Amnesty International aveva emesso un’azione urgente in suo favore)
16/2024 – “Molti ringraziamenti ad Amnesty International per averci dato quest’opportunità. In un mondo in cui l’arte spesso gioca un ruolo periferico, iniziative come questa l’hanno messa al centro della comunicazione di messaggi sociali, culturali e politici fondamentali”.
(Giacomo Guccinelli, che insieme a Gloria Pizzilli ha curato la parte artistica del flash mob sulla giustizia climatica organizzato da Amnesty International Italia a Bologna il 16 marzo 2024)
15/2024 – “Grazie per il riconoscimento. Ma il premio in denaro ve lo restituiamo come donazione, chiedendovi di farne uso per una campagna in favore dei rifugiati”
(Brandt Andersen, regista di “The Stranger case”, vincitore del premio diritti umani di Amnesty International Germania alla Berlinale 2024)
14/2024 – “Vi scrivo dal braccio della morte del Texas, anche se noi preferiamo chiamarlo il braccio della vita. So di parlare a nome di tutti quando dico che siamo grati a tutte le persone che agiscono per abolire la pena di morte e per liberare noi che siamo innocenti. Non sono l’unica innocente qui, ma devo dire che anche i colpevoli meritano comunque di vivere”.
(Melissa Lucio, condannata a morte del Texas, Usa. Nell’aprile 2022 la sua esecuzione è stata sospesa quando mancavano solo due giorni. Nel 2008 è stata giudicata colpevole dell’omicidio di una delle sue figlie, ma secondo nuove prove il decesso sarebbe stato causato da caduta accidentale dalle scale)
13/2024 – “Grazie per tutto il vostro sostegno. Con le vostre azioni state evitando che le persone che difendono la terra e l’ambiente siano criminalizzate solo per aver esercitato il diritto di protesta pacifica. Continuate ad agire in favore di altre comunità che stanno subendo situazioni simili in Chiapas e nello Yucatan”.
(Miguel Lopez Vega, difensore dei diritti umani del Messico, assolto il 24 febbraio 2024 da tutte accuse mosse a suo carico in seguito alla partecipazione, il 30 ottobre 2019, a una protesta pacifica contro la costruzione di un sistema di scaricamento delle acque delle industrie tessili di Huejotzingo che avrebbe inquinato il fiume Metpapanapa, nello stato di Oaxaca)
12/2024 – “Munther ringrazia Amnesty International e tutte le persone attiviste che hanno scritto appelli in suo favore. Pensa che questo sostegno abbia contribuito a farlo tornare libero. Continuerà a lottare per la giustizia e per la fine dell’occupazione e dell’apartheid di Israele”
(Messaggio ricevuto da parte di Munther Amira, difensore dei diritti umani palestinese, già prigioniero di coscienza nel 2018, scarcerato nel marzo 2024 dopo nove settimane di detenzione nel carcere militare di Ofer, nella Cisgiordania occupata. Era stato arrestato il 18 dicembre 2023 nel campo rifugiati Aida di Betlemme. Dopo che non erano emerse prove circa l’istigazione alla violenza attraverso post su Facebook, il 31 dicembre era stato condannato a quattro mesi di detenzione amministrativa. Amnesty International aveva emesso un’azione urgente in suo favore)
11/2024 – “A tutte le persone di Amnesty International. Non trovo le parole per descrivere l’impatto della vostra campagna per me, il bene che fate a me e alla mia famiglia. Provo una gioia immensa. Voglio ringraziarvi e chiedere a Dio di continuare a benedirvi. Non siate scoraggiati perché state facendo davvero del bene. Avete iniziato a occuparvi di me nel momento di maggiore bisogno. Mio figlio stava male, mia madre stava male: lei si è ammalata perché io sono finita in carcere. Ma la vostra campagna le ha ridato forza e ha incoraggiato tutti noi. Insomma, non so come ringraziarvi abbastanza. Il 15 febbraio [2024] il tribunale ha accolto il mio ricorso contro la condanna, l’udienza ci sarà il 21 marzo. Quindi, c’è un po’ di speranza. Dobbiamo sperare. Sono così stanca di questo posto. Ci sono giorni in cui appena mi sveglio scoppio a piangere. La vita in prigione è dura, se non l’avete provata non potete rendervene conto, è come la tortura. Sarei grata se poteste proseguire l’azione in mio favore”
(Dorgelesse Nguessan, madre single del Camerun, arrestata il 22 novembre 2020 alla prima manifestazione pacifica contro la crisi economica cui aveva preso parte. Il 7 dicembre 2021 un tribunale militare l’ha condannata a cinque anni di carcere per “insurrezione”. Amnesty International l’ha adottata come prigioniera di coscienza)
10/2024 – “Desidero ringraziare le oltre 70.000 persone che hanno preso parte all’azione di sostegno in mio favore e fatto pressioni sulle autorità di Andorra. Queste persone fanno parte di questa vittoria collettiva e pacifica. Nonostante questi anni difficili, mi sento fortunata ad andare avanti al vostro fianco. La nostra forza sta nella solidarietà e nell’agire in favore dei diritti delle altre persone”.
(Vanessa Mendoza Cortés, attivista per i diritti delle donne di Andorra, assolta il 17 gennaio 2024 dall’accusa di diffamazione per aver dichiarato nel 2019, di fronte al Comitato delle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione contro le donne, che ad Andorra è impossibile abortire)
9/2024 – “Il mio messaggio è per tutte le persone che difendono i diritti umani, per il loro nobile lavoro; la mia costante gratitudine per tutte le azioni che stanno svolgendo. In particolare, voglio ringraziare Amnesty International e tutte le persone che Amnesty International coinvolge, in Venezuela e nel mondo intero. La vostra campagna contribuisce a rendere note le violazioni dei diritti umani in Venezuela e nel mondo. Vi sono davvero riconoscente e vi mando un abbraccio fraterno”.
(Guillermo Zarraga, ex sindacalista del Venezuela, tornato in libertà il 20 dicembre 2023. Era stato arrestato nel novembre 2020 per l’infondata accusa di associazione criminale e di diffusione di informazioni riservate sulla sicurezza dello stato)
8/2024 – “Grazie per non aver mai smesso di chiedere la mia liberazione. Vi chiedo di continuare a farvi sentire per tutti i prigionieri di coscienza nel mondo”
(Patrick Zaki, ex prigioniero di coscienza egiziano, in occasione del conferimento dell’onorificenza Primo Tricolore da parte del comune di Reggio Emilia, il 23 gennaio 2024)
7/2024 – “Da quando ho conosciuto Amnesty, c’è stata una fusione, c’è stato qualcosa di magico che mi ha portato a dedicarmi a quest’associazione in modo totale. Ogni volta che mi chiede di incontrare delle persone, magari nelle scuole, faccio di tutto per esserci. Vedo Amnesty come l’associazione dei miracoli, mi dà maggiore speranza che qualcosa nella vita possa cambiare”.
(Vito Fiorino, falegname e pescatore. Il 3 ottobre soccorse migranti e richiedenti asilo durante la strage al largo di Lampedusa. Collabora regolarmente con Amnesty International
6/2024 – “Grazie a tutte le persone e a tutte le organizzazioni per i diritti umani che sono state dalla mia parte. A nome delle mie compagne di prigionia, chiedo alle autorità di smetterla di accusare e di processare altre donne innocenti come me. Ho trascorso un periodo traumatico, che non auguro a nessuna di vivere”.
(“Lilian“, una donna di El Salvador scarcerata alla fine del dicembre 2023. Nel 2015 era stata condannata a 30 anni di carcere per “abbandono”, “negligenza” e “omicidio aggravato” poiché la bambina che aveva dato alla luce era morta tre giorni dopo il parto).
5/2024 – “Come autore di Blob, storico programma di Rai3, collaboro con Amnesty International Italia da molti anni e per questo li ringrazio profondamente. Ho trovato in Amnesty International una serietà di intenti e un rigore nel proprio operato che li rende davvero un unicum tra le associazioni internazionali che si occupano di diritti umani. Sempre attenti alle questioni internazionali, sia quelle macroscopiche che quelle più nascoste o dimenticate, intransigenti nelle collaborazioni e retti nei rapporti con le istituzioni, riflettono appieno la luce di quella candela che portano nel mondo come simbolo di speranza. Sapere che anche nella prigione più lontana, dentro la cella più buia e isolata ci sia qualcuno che porta una luce di speranza grazie al proprio operato, restituisce dignità e diritto a qualsiasi detenuto dimenticato. Grazie.”
(Fabio Masi, autore e regista di Blob Rai3)
4/2024 – “In questi ultimi anni abbiamo passato i momenti più difficili delle nostre vite, momenti che non avremmo mai immaginato di trascorrere. La cosa che ci fa andare avanti è l’incredibile sostegno che abbiamo ricevuto dai nostri amici, dai colleghi di Ahmadreza e da tutte le persone piene di compassione come voi, che siete stati dalla nostra parte in questi anni. Siete davvero la forza che ci spinge a combattere e a non arrenderci. Grazie da parte mia, dei nostri figli e di Ahmadreza. Il vostro sostegno è tanto importante per noi!”
(Vida Merhannia, moglie di Ahmadreza Djalali, scienziato iraniano con passaporto svedese, arrestato in Iran nel 2016 e condannato a morte nel 2017 per l’infondata accusa di spionaggio in favore di Israele)
3/2024 – “Ho ricevuto centinaia di lettere con le parole ‘Libertà per Rita’. Questo è il potere del sostegno universale. Mi dà forza per raggiungere i miei obiettivi. Grazie a ognuno e ognuna di voi. Dedico queste lettere a tutte le persone che sono illegalmente in carcere. Possa l’Onnipotente inviare gli Angeli ad aprire queste sbarre d’acciaio!”
(Rita Karasartova, difensora dei diritti umani, presidente dell’Istituto per le analisi pubbliche ed esponente del Movimento democratico unito del Kirghizistan. Detenuta per un mese alla fine del 2022, è in attesa del processo per “disordini di massa” e “sovversione dei poteri dello stato” per esserci pacificamente opposta a un accordo che ha modificato la frontiera con l’Uzbekistan in favore di quest’ultimo, che ha così ottenuto il controllo di un’importante riserva idrica. Se giudicata colpevole, rischia fino a 15 anni di carcere)
2/2024 – “Grazie Amnesty per aver difeso i miei diritti, i nostri diritti. Grazie per il lavoro di sensibilizzazione che fate ogni giorno, per rivendicare la dignità di ogni persona“.
(Remon Karam, attivista per i diritti umani e mediatore culturale, fuggito dall’Egitto e arrivato da solo in Italia a 14 anni. La sua storia è stata raccontata da Francesca Barra nel libro “Il mare nasconde le stelle”. Collabora con Amnesty International Italia)
1/2024 – “Amnesty International va ringraziata per il lavoro immenso, incredibile che ha fatto sui diritti dei palestinesi”
(Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato dal 1967, durante una diretta con Amnesty International Italia)
ANNO 2023
“Nel corso del primo periodo della mia detenzione, in cui mi erano preclusi i contatti con l’esterno, mai avrei immaginato che vi sarebbe stata tanta solidarietà nei miei confronti. Ne ho avuto parzialmente notizia durante il primo colloquio con il mio avvocato, dopo oltre due settimane dall’arresto. Anche se non mi era ben chiara la portata del lavoro portato avanti in Italia, il sapere di poter contare sulla solidarietà di molti, non solo parenti, amici e conoscenti, ma anche di persone semplicemente e profondamente colpite dall’ennesimo sopruso perpetrato impunemente dall’occupazione israeliana, mi ha alzato il morale e contribuito a darmi la forza per non abbattermi.
La campagna che si è mobilitata in Italia ha giocato, a mio avviso, un ruolo fondamentale nel portare il mio caso all’attenzione generale, rendendo sconveniente per le autorità israeliane sottopormi ad un simile regime di detenzione.
Vorrei per questo esprimere grande gratitudine a tutti coloro che si sono spesi nel corso degli ultimi mesi, ognuno – dai singoli ai comitati, dai collettivi alle organizzazioni – mi ha permesso di poter tornare ad abbracciare la mia famiglia”.
(Khaled El-Qaisi, studente italo-palestinese, arrestato dalle forze israeliane nella Cisgiordania occupata il 31 agosto 2023, tenuto in carcere per motivi non resi noto fino al 7 ottobre 2023 e rientrato in Italia l’8 dicembre 2023)
“Grazie a tutte le attiviste e a tutti gli attivisti Lgbtqia+ che mi hanno accompagnato in questo difficile cammino verso la libertà. Grazie a tutta la comunità globale dei diritti umani che ha sostenuto la campagna #FreeSareh!”
(Zahra Sedighi-Hamedani, nota come Sareh, attivista Lgbtqia+ iraniana, ora in esilio in un luogo non rivelato. A causa del suo attivismo per i diritti umani, alla fine del 2021 era stata arrestata al confine con la Turchia, dove era intenzionata a chiedere asilo. Condannata a morte nel 2022 per “corruzione sulla Terra”, aveva ottenuto l’annullamento della sentenza e, grazie anche a una campagna di Amnesty International, nel marzo 2023 era stata scarcerata su cauzione)
“Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine per il vostro sostegno e la costante azione in favore della mia libertà. La vostra azione urgente ha avuto un ruolo determinante al fine di assicurare il mio ritorno in libertà. Sono rimasto molto colpito dalla vostra solidarietà”.
(Messaggio inviato ad Amnesty International da Mohamed Ibrahim Osman Bulbul, giornalista della Somalia assolto da ogni accusa l’11 ottobre 2023, solo 24 ore dopo il lancio dell’azione urgente che chiedeva la sua scarcerazione. Era stato arrestato il 17 agosto e incriminato, il 25 settembre, per “disprezzo nei confronti dello stato” e “diffusione di notizie false”, per un articolo in cui aveva denunciato l’appropriazione indebita di fondi europei destinati alla formazione delle forze di polizia.
“Sono emozionata e onorata di essere stata chiamata da Amnesty per leggere alcuni articoli della Dichiarazione universale dei diritti umani a dei giovanissimi ragazzi provenienti da vari istituti di Roma. Sono rimasta colpita dall’intelligenza emotiva di questi ragazzi nonostante la loro età. Grazie ancora, Amnesty!”
(Jenny De Nucci, attrice, influencer, testimonial di Amnesty International Italia, intervenuta il 4 dicembre 2023 a una cerimonia in Campidoglio per celebrare i 75 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani)
“Siamo sempre riconoscenti per tutto quello che fa Amnesty International per noi, è l’organizzazione più indipendente che ci sia!”
(Taghi Rahmani, giornalista ed ex prigioniero di coscienza iraniano, marito di Nages Mohammadi, difensora dei diritti umani e prigioniera di coscienza iraniana, premio Nobel per la pace 2023)
“Amnesty International difende i diritti umani. Ora però è il momento di difenderla, ringraziandola sempre per quello che fa, che è essenziale ed eccezionale. Grazie a persone come voi si riesce ancora ad avere fiducia nell’umanità”
(Marisa Laurito, attrice e attivista per i diritti umani)
“Il fatto che io sia qui oggi è merito vostro, di Amnesty International. Il fatto che io non abbia perso la speranza in carcere è merito vostro. Mi rendo conto che a qualcuno che ha un’altra agenda possa dare fastidio che Amnesty International protegga tutti i civili. Ma questo è quello che penso anche io, che faccio parte della famiglia di Amnesty International: tutti i civili vanno protetti dalla violenza”.
(Patrick Zaki, ospite il 12 novembre 2023 del Gruppo Giovani di Amnesty International Bisceglie)
“Grazie a tutta la vostra organizzazione per l’enorme lavoro che state facendo!”
(Messaggio di Alex Zanotelli, missionario comboniano, attivista per i diritti umani)
“Grazie a tutte le persone che hanno contribuito al mio ritorno. Il primo pensiero, quando sono atterrata, è stato per Osman Kavala, ingiustamente condannato all’ergastolo in Turchia. Poi, ho pensato alle mie compagne di prigionia nel reparto di Evin, come Niloufar Bayani, Sepideh Kashani e Kylie Moore Guilbert, che mi hanno sostenuto dal momento del mio arresto. Penso alle mie connazionali che devono ancora ritrovare la libertà”.
(Fariba Adelkhah, antropologa franco-iraniana trattenuta in carcere in Iran dal giugno 2019 al febbraio 2023 con l’accusa di spionaggio, rientrata in Francia il 18 ottobre 2023)
“Virginia Laparra Rivas ha preso parte a molte importanti indagini sulla corruzione in Guatemala: ha indagato sul giudice Lesther Castellano Rodas e lui nel 2018 l’ha denunciata per “abuso d’ufficio” e “diffusione di notizie riservate”. Arrestata arbitrariamente, è stata condannata a quattro anni di carcere. La Corte suprema di giustizia non ha ancora esaminato il nostro ricorso. Virginia Laparra non è una criminale, è un’avvocata, una madre, una sorella, una figlia, una sposa. Mi ha inviato una lettera in cui scrive che ringrazia moltissimo per il vostro sostegno, per aver firmato l’appello per la sua libertà”.
(Messaggio di Wendy Geraldina de los Angeles Lopez Rosales, avvocata di Virginia Laparra Rivas, a sua volta un’avvocata che sta scontando una condanna a quattro anni di carcere come rappresaglia per aver denunciato la corruzione all’interno della magistratura).
“Buonasera! Purtroppo, le circostanze mi impediscono di essere con voi di persona. La mia assenza è dovuta al fatto che il mio passaporto è stato confiscato dal regime iraniano e mi è stato imposto un divieto di viaggio e lavoro. Immagino che a loro non sia piaciuto ‘Kafka a Teheran’. Tuttavia, sono orgoglioso di vedere che il mio film esce in Italia, un paese che mi ha accolto calorosamente e che io considero profondamente come la mia seconda casa. Nonostante tutte queste limitazioni, la bellezza dell’arte è che non conosce confini o limitazioni. ‘Kafka a Teheran’ è il riflesso della mia anima. Mentre il film parla di cose serie e profonde, vi invito a trovare dei momenti leggeri e divertenti, perché di fronte a regimi oppressivi, un sorriso può essere un potente atto di sfida. Quindi, grazie per aver organizzato questa serata! Godetevi l’esperienza, sorridete e immergetevi nel film”.
(Messaggio inviato da Ali Asgari, regista insieme ad Alireza Khatami del film “Kafka a Teheran”, oggetto di due proiezioni speciali organizzate da Academy Two e Amnesty International Italia a Roma il 5 ottobre 2023)
“Amnesty International nel mio percorso mi ha dato davvero molto. E sapere che apparterrete anche voi in maniera diretta a questo disco è emozionante”.
(Lorenzo Lepore, vincitore del premio Emergenti al festival “Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty” nel 2022, alla vigilia dell’uscita del suo primo album
“Tutto è cambiato quando ho realizzato che la mia arte potesse diventare anche protesta politica e sociale. Artivismo. La potenza comunicativa di un poster affisso su un muro, specie se quello giusto, è più forte di mille parole.
Fare luce e indignarsi sulle violazioni dei diritti umani, sociali e civili dovrebbe essere una prerogativa di ogni essere umano se si vuole costruire un mondo migliore. Aver unito il mio lavoro e la mia passione alla lotta per i diritti umani è stata la scelta più naturale che potessi fare, nella mia vita.
Ricevere un premio oggi mi spinge e mi motiva ad andare avanti, a fare di più.
Un premio che voglio dedicare a tutti gli esseri umani che vivono in uno stato di privazione dei propri diritti, e penso quindi alle donne iraniane che lottano, sacrificando la loro vita, per vivere in un paese migliore, libero da tradizioni barbare e fondamentalismi religiosi. Il loro coraggio è un grande esempio. Non bisogna però dimenticarle, abbandonarle in questa lotta. Ringrazio Amnesty International – Italia perché non abbassa mai la guardia, neanche per un secondo”.
(Laika, artista e attivista, vincitrice del premo “Arte e diritti umani” 2023 di Amnesty International Italia)
“Grazie per essere sempre dalla parte di mio padre e degli altri prigionieri di coscienza del Bahrein. Ecco cosa significa la solidarietà. Grazie per la vostra!”
(Maryam al-Khawaja, figlia di Abdulhadi al-Khawaja, difensore dei diritti umani del Bahrein. Condannato all’ergastolo nel 2012 per aver denunciato la repressione delle proteste pacifiche dell’anno precedente, è in sciopero della fame da settimane)
“Il sostegno e il patrocinio di Amnesty International, la più rispettata organizzazione per i diritti umani al mondo, al mio film ‘Il sole sorgerà’ mi hanno colpito fortemente. Il patrocinio avrà un peso a livello internazionale”.
(Ayat Najafi, regista iraniano, il cui ultimo film “Il sole sorgerà” è stato presentato il 30 agosto 2023 alla LXXX Mostra internazionale del cinema di Venezia)
“Mohamed el-Baqer e sua moglie Naema vi ringraziano per il lavoro svolto e il sostegno ricevuto. Mohamed ha aggiunto che tutte le persone di Amnesty International hanno fatto più di quanto lui si aspettasse e che non scorderà mai il fatto che si sono schierate in suo favore”
(Messaggio del team di ricerca sull’Egitto del Segretariato Internazionale di Amnesty International. Mohamed el-Baqer, avvocato egiziano per i diritti umani, è stato scarcerato il 20 luglio 2023 a seguito di un provvedimento di grazia. Stava scontando una condanna a quattro anni di carcere per reati di opinione)
“Sono felicissima e contenta di proiettare il film; voglio ringraziare voi, ringraziare il Festival e Amnesty International Italia per averlo sostenuto e averne promosso la visione, soprattutto in questo momento in cui la Siria non fa più notizia e la gente pensa che tutto vada bene. Ma non va bene, no: in Siria ora è ancora peggio perché prima della guerra c’era la speranza che qualcosa sarebbe cambiato. In realtà quello che è successo è che siamo tornati a zero, senza speranza.
(Soudade Kaadan, regista siriana del film “Nezouh”, premio diritti umani di Amnesty International al Med Film Festival 2022 e proiettato il19 agosto 2023 al festival “Vicoli corti” di Massafra)
“Meno male che c’è Amnesty International che tanto si batte per evitare e lenire le profonde ingiustizie. Un grazie enorme a Patrick Zaki, alla sua famiglia e a tutti quelli che gli sono stati vicini, come Amnesty International”
(Andrea Scanzi, commento del 21 luglio 2023 alla grazia ottenuta da Patrick Zaki il giorno prima)
“Ero veramente in un momento buio. Un giorno mia sorella mi è venuta a trovare portandomi alcune lettere dalle scuole italiane, che mi hanno salvato la vita. Ho letto che c’erano studenti, bambini che volevano veramente incontrarmi una volta libero. Penso a quel momento ogni volta che mi sento giù. Penso a quanto sia stato molto emozionante, mi ha colpito nel profondo e mi ha dato la forza per resistere sempre di più nella mia piccola cella al Cairo. Vi sono davvero riconoscente per questa iniziativa e sarò molto felice di poter partecipare alle attività di Amnesty International nelle scuole!”
(Patrick Zaki, difensore dei diritti umani egiziano, in visita alla Sede Nazionale di Amnesty International Italia il 28 luglio 2023)
“Prima di tutto, sono molto felice e mi sento molto emozionato di essere oggi nell’ufficio di Amnesty International, che c’è stata sempre quando non potevo combattere da solo e dopo anni di prigione. Apprezzo veramente tanto tutto quello che avete fatto. In Italia e in Europa tutti hanno conosciuto la mia storia, hanno saputo del mio caso, grazie agli appelli, ai post e a tutte le manifestazioni che avete organizzato. Non vedo l’ora di lavorare, come difensore dei diritti umani, per la libertà di parola, per le libertà accademiche, per la libertà dei giornalisti, per chiunque voglia essere libero di dire la propria opinione. Io difenderò queste persone. Proverò a fare del mio meglio per liberare quante più persone possibile. Grazie!”
(Patrick Zaki, difensore dei diritti umani egiziano, in visita alla sede nazionale di Amnesty International Italia il 28 luglio 2023)
“Prima di tutto, sono molto felice e mi sento molto emozionato di essere oggi nell’ufficio di Amnesty International, che c’è stata sempre quando non potevo combattere da solo e dopo anni di prigione. Apprezzo veramente tanto tutto quello che avete fatto. In Italia e in Europa tutti hanno conosciuto la mia storia, hanno saputo del mio caso, grazie agli appelli, ai post e a tutte le manifestazioni che avete organizzato. Non vedo l’ora di lavorare, come difensore dei diritti umani, per la libertà di parola, per le libertà accademiche, per la libertà dei giornalisti, per chiunque voglia essere libero di dire la propria opinione. Io difenderò queste persone. Proverò a fare del mio meglio per liberare quante più persone possibile. Grazie!”
(Patrick Zaki, difensore dei diritti umani egiziano, in visita alla sede nazionale di Amnesty International Italia il 28 luglio 2023)
“Ringraziamo Amnesty International Italia per questo bellissimo messaggio che è stato di grande conforto. Ieri è stata una giornata di grande emozioni e di dolore, ma anche di propositi concreti. Gli interventi si sono accresciuti e hanno parlato anche altre persone che hanno aderito alla mobilitazione, con apporti di grande caratura e con determinazione al cambiamento”.
(Messaggio inviato da Letizia Caselli, promotrice del Comitato Parenti Residenza Paradiso di Ferrara, al termine della manifestazione “Violati i diritti umani, Bergamo e l’Italia non dimenticano” svoltasi a Bergamo il 28 giugno 2023 per chiedere giustizia per tutte le vittime di Covid-19, in particolare per le tante persone anziane decedute nelle residenze socioassistenziali italiane)
“È davvero una sensazione incredibile essere nuovamente tra le braccia della mia famiglia dopo 29 anni. Grazie ai miei avvocati che non hanno mai desistito dal raccontare la verità, grazie alla mia famiglia e a tutti coloro che mi sono stati accanto in questo terribile incubo”.
(Barry Jones, cittadino statunitense, tornato in libertà il 15 giugno 2023 dopo aver trascorso 29 anni nel braccio della morte dello stato dell’Arizona. Era stato condannato alla pena capitale nel 1995 per l’omicidio della figlia della sua compagna, un delitto di cui è stata finalmente riconosciuta la sua innocenza)
“Voglio ringraziare Amnesty International Italia per averci appoggiato e aver continuato a sostenerci in questa lotta. La giustizia non dev’essere concessa ma dev’essere ottenuta attraverso la nostra perseveranza e il nostro impegno!”
(Mohamed Dihani, difensore dei diritti umani del Sahara occidentale attualmente in Italia in attesa del riconoscimento della protezione internazionale)
“Grazie per avermi protetto mentre ero in prigione. Il vostro lavoro ha reso le cose più difficili alle autorità israeliane, con la vostra campagna siete riusciti a cambiare le cose”
(Issa Amro, difensore dei diritti umani della Palestina, a Roma il 24 maggio 2023 per la cerimonia di conferimento del Premio “Sport e diritti umani” 2023 alla calciatrice palestinese Natali Shaheen)
“Sono molto onorato e ringrazio per questo premio, mi fa sentire sicuramente, nel mio piccolissimo, un po’ utile nel parlare di argomenti che purtroppo vengono raramente presi in considerazione dai media ufficiali; mi dà un senso d’importanza riuscire a parlare dei valori umani, anche della parte emotiva delle persone che viene sempre trascurata”.
(Manuel Agnelli, vincitore con “Severodonetsk” del premio di Amnesty International Italia e Voci per la libertà per il migliore brano sui diritti umani del 2022, durante la cerimonia di conferimento del premio svoltasi a Torino il 9 giugno 2023)
“Grazie, Amnesty, per aver dichiarato l’operatore umanitario palestinese di Gaza Mohamed al-Halabi prigioniero di coscienza!”
(Sophie McNeill, giornalista australiana, ricercatrice di Human Rights Watch, autrice del libro “We Can’t Say We Didn’t Know”)
“Ringrazio per questo premio, di grande valore perché mette in evidenza l’importanza di rispettare i diritti umani nel mondo dello sport”
(Gary Lineker, ex calciatore britannico, attualmente commentatore sportivo per la Bbc, vincitore del premio straordinario Sport e diritti umani 2023 di Amnesty International e Sport for Society)
“Quando mi hanno chiamata per annunciare che avrei ricevuto il premio, non potevo credere alle mie orecchie. Non me lo sarei mai aspettata. Sono estremamente grata per questo riconoscimento, che dedico a tutte le persone che mi hanno sostenuta, che hanno sempre creduto in me e che continuano a farlo. Sono onorata di ricevere questo meraviglioso e importante premio”.
(Natali Shaheen, capitana della nazionale di calcio femminile della Palestina, attualmente calciatrice in Sardegna, vincitrice del premio Sport e diritti umani 2023 di Amnesty International Italia e Sport for Society)
“Voglio esprimere la mia più profonda gratitudine per il vostro continuo appoggio e per la reiterata richiesta che io sia scarcerata. Per me significa molto sapere che l’organizzazione internazionale rispettata come Amnesty International sostenga la mia innocenza!”
(Leila de Lima, senatrice dell’opposizione delle Filippine in carcere dal 24 febbraio 2017. Il 12 maggio 2023 è stata assolta da una delle due pretestuose accuse di traffico di droga con le quali il governo dell’ex presidente Duterte aveva cercato di ridurla al silenzio per le sue costanti critiche e denunce di violazioni dei diritti umani)
“Non passa giorno senza che io ringrazi Amnesty International per il meraviglioso lavoro che fa in favore dei diritti umani, anche riguardo al mio paese su cui agisce da 44 anni”
(Le parole di Pegah Moshir Pour, attivista per i diritti umani e digitali italo-iraniana, durante l’inaugurazione del ciclo di incontri “Maggio. Il mese dei diritti e della legalità” svoltasi a Mesagne il 2 maggio 2023)
“Il 18 aprile ho visitato Sasha. Adora la primavera, anche se è reclusa. Vi saluta caramente e vi ringrazia per tutte le cartoline spedite da Amnesty International. Grazie per le emozioni che le date!”
(L’avvocata di Aleksandra Skochilenko, attivista femminista russa, arrestata nell’aprile 2022. Rischia fino a 10 anni di carcere per aver sostituito, in un supermercato di San Pietroburgo, i cartellini dei prezzi con informazioni e messaggi contro la guerra all’Ucraina)
“Ringrazio infinitamente Amnesty International, che mi ha accompagnata nel cammino verso la giustizia, mi ha dato protezione, mi ha resa più forte in tutti questi anni e alla fine ha fatto sì che venissi ascoltata!”
(Esperanza Lucciotto, madre di Karla Pontigo, vittima di femminicidio in Messico il 28 ottobre 2012. A seguito di una campagna di Amnesty International, il 13 gennaio 2023 la procura generale dello stato di San Luis Potosí ha istituito un ufficio speciale sui femminicidi per indagare sulle morti violente delle donne da una prospettiva di genere)
“Credo che per il nuovo processo ci vorranno sei mesi, forse un anno. Sarà un periodo cruciale e per questo chiedo il vostro sostegno. Intanto, grazie!”
(Hakamada Iwao, 87 anni, 45 dei quali trascorsi nel braccio della morte per lo più in isolamento, ringrazia le oltre cento persone, compresi rappresentanti di Amnesty International, intervenute a un evento per festeggiare la sentenza del 13 marzo 2023 con cui l’Alta corte di Tokio ha ordinato un nuovo processo)
“Amnesty International è stata utile ed è servita a rafforzare la mia richiesta di maggiore protezione. Lo so perché molte persone mi hanno cercato per dirmi che avevano letto la dichiarazione di Amnesty. Quella dichiarazione ha generato molta consapevolezza e interesse e ha messo maggiore pressione al governo. Di conseguenza, il governo ha dovuto dare assicurazioni che ero salvo e che i miei diritti erano protetti. Sono sicuro che le lettere ricevute dal governo hanno avuto un ruolo determinante nel costringerlo a cedere. Dunque, al momento le cose vanno bene. Non ho ricevuto più molte minacce”.
(Madi Jobarteh, difensore dei diritti umani del Gambia, accusato pubblicamente dal governo di essere un “agitatore” e di voler portare la violenza nel paese. Nel maggio 2022 Amnesty International aveva lanciato un’azione urgente in suo favore)
“Il rapporto [di Amnesty International sulla Colombia] è importantissimo perché conferma quanto avevamo sostenuto come donne: che, nei centri di detenzione, le donne sono state abusate sessualmente, subendo differenti tipi di violenza di genere da parte delle forze dell’ordine. Che questo sia stato riconosciuto [da Amnesty International] dà un mandato chiaro per generare all’interno delle forze militari una cultura che le converta in una forza di pace, piuttosto che per la guerra, com’è sempre stato. I corpi delle donne non possono essere usati per disincentivare la protesta sociale, che è un diritto costituzionale”.
(Maria José Pizarro, artista e senatrice della Colombia, intervistata dal quotidiano “Domani” l’11 marzo 2023)
“Sono sempre più convinto che il razzismo non abbia spazio nella nostra società. Questa è una grande vittoria, non solo per me e per le persone di colore ma anche per chi, da anni, lotta contro il razzismo, contro la profilazione etnica e in favore di un trattamento uguale”.
(Mpanzu Bamenga, uno dei due promotori di un ricorso alla Corte d’appello dei Paesi Bassi, accompagnato anche da Amnesty International, contro la profilazione etnica. Il 14 febbraio 2023 la Corte gli ha dato ragione sostenendo che la prassi di selezionare persone da sottoporre a controlli di polizia sulla base di aspetti esteriori è una grave forma di discriminazione ed è pertanto fuorilegge)
“Ringrazio Amnesty International Italia per tutto quello che sta facendo per l’Iran, non solo a mio nome ma a nome di tante attiviste e tanti attivisti che parlano di ciò che sta facendo la vostra organizzazione”
(Azam Bahrami, rifugiata politica iraniana in Italia, al convegno “Iran: diritti violati” svoltosi ad Aosta il 10 febbraio 2023)
“Ringrazio tutto il mondo per il sostegno ricevuto. Sono felice di essere stata liberata ma, in fondo al mio cuore, non provo contentezza [per il fatto che molte altre compagne di prigionia sono rimaste in cella]”
(Niloufar Shakeri, attivista per i diritti umani dell’Iran, arrestata il 10 ottobre 2022 per aver solidarizzato con le proteste e scarcerata il 9 febbraio 2023)
“Grazie ad Amnesty International Italia per l’importante contributo alla promozione e alle proiezioni del film!”
(Christian Carmosino, regista del film “Il paese delle persone integre”, una storia di attivismo del Burkina Faso, proiettato in diverse città italiane tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio del 2023)
“Grazie ad Amnesty Italia che era sin dal primo giorno al fianco di Patrick Zaki e che ci ha chiamati a raccolta in tutti questi anni per chiedere giustizia, libertà e verità!”
(Tweet di Filippo Sensi – ex parlamentare, promotore della risoluzione della Camera dei deputati per il conferimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki – all’indomani della mobilitazione del 7 febbraio 2023, in occasione del terzo anno dall’arresto dello studente egiziano dell’Università di Bologna)
“Vi trasmetto i ringraziamenti di Chow Hang-Tung, in particolare per le campagne svolte dalle sezioni di Amnesty International in Italia e in altri trenta stati del mondo. Legge ogni lettera inviatale anche se la direzione della prigione consente di tenere non più di 30 lettere a volta”.
(Johnson Yeung, presidente di Amnesty International Hong Kong, dopo la visita in carcere a Chow Hang-Tung, difensora dei diritti umani in carcere per aver promosso commemorazioni del massacro di Tianamnen del 1989 in Cina)
“Per me il potere della campagna ‘Write for Rights’ è come il potere dell’amore: una volta che t’innamori non importano l’etnia, la fede, la lingua. ‘Write for rights’ è così: non importa di dove sei, che lingua parli, cosa pensi, perché sei un essere umano. Il potere di ‘Write for Rights’ riesce a fare miracoli, a ridarti dignità e diritti, a farti appartenere nuovamente alla razza umana. Vi ringrazio perché salvate vite umane e lottate per un mondo più giusto”.
(Magai Matiop Ngong, condannato a morte in Sud Sudan nel 2017, quando aveva appena 15 anni, e uscito dal braccio della morte il 29 luglio 2020 grazie agli appelli di Amnesty International)
“Ringrazio Amnesty International per averci fatto questo straordinario regalo, il rapporto sul sistema di apartheid israeliano contro i palestinesi”
(Luisa Morgantini, già vicepresidente del Parlamento europeo, fondatrice dell’Associazione per la pace in Palestina)
“Quando ero un agente di polizia, non avevo mai riflettuto sulla pena di morte. Ora che riguarda me, comprendo bene quanto costituisca un tormento. Sapere che hai la data di esecuzione e che tutto è pronto per metterti a morte, senza di fatto poter far nulla, è una tortura. Ringrazio comunque coloro che hanno fatto il possibile per impedire tutto questo”.
(Le ultime parole di Robert Fratta prima che venisse messo a morte il 10 gennaio 2023 in Texas, Stati Uniti d’America)
