I prigionieri dimenticati ai tempi del Covid-19

La pandemia Covid-19 è un moltiplicatore di ingiustizie. Lo dimostra la condizione di alcuni prigionieri di coscienza per cui ci battiamo e la cui vita oggi è ancora più a rischio.

Oggi, ancora di più, sono prigionieri dimenticati, sono vulnerabili e devono essere protetti.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI IN CARCERE IN IRAN

In Iran l’epidemia è fuori controllo e ha messo in crisi il già fragile sistema sanitario. Nelle carceri iraniane il rischio di contagio è così elevato che stiamo assistendo ai primi casi di scarcerazione di detenuti politici. Ma, nonostante questi provvedimenti, la vita di tanti prigionieri di coscienza è in pericolo.

PRIGIONIERI SOSPESI, IN ATTESA DI GIUDIZIO

Un’altra conseguenza del diffondersi dell’epidemia Covid-19 è stata la sospensione di numerosi processi. Tra questi, quelli in corso ai danni di Patrick George Zaki in Egitto e di Loujain in Arabia Saudita che rimangono in carcere fino a data da destinarsi in attesa di giudizio. Al danno di una condanna ingiusta si aggiunge la beffa di un’attesa senza fine.

IL PRIGIONIERO DIMENTICATO AI TEMPI DEL COVID-19

In giorni resi così incerti dalla pandemia Covid-19, il concetto di “prigionieri dimenticati” che dal 1961 ispira le nostre azioni e le nostre battaglie è più attuale che mai.

L’articolo che Peter Benenson pubblicò nel 1961 sul quotidiano inglese The Observer ricordava la necessità di agire in difesa di quelle persone ingiustamente in carcere per il loro attivismo in difesa dei diritti umani.

Oggi migliaia di prigionieri di coscienza sono più a rischio che mai e il nostro compito continua ad essere quello di sempre: difenderli e lottare al loro fianco per un mondo più giusto.

ATTIVATI CON AMNESTY

Sul nostro sito, alla sezione “Unisciti a noi”, puoi trovare i nostri appelli. Leggi i casi con attenzione e aggiungi la tua firma: per farlo bastano pochi minuti ma contribuirai a dare un peso maggiore alle nostre richieste di verità e giustizia.