26.07.2026 >
Riceviamo da Davide Canzanella, attivista del Gruppo “Italia 238 – Torino” e volentieri pubblichiamo >
La mattina mi sveglio sempre presto. È un’abitudine che mi ha lasciato mio padre fin dai tempi del liceo. La città è ancora mezza addormentata e i rumori arrivano uno alla volta, quasi amplificati. Una sirena di ambulanza rompe il silenzio. Poco dopo mia figlia si sveglia e, come ogni mattina, chiama la madre ad alta voce.
Non so perché, ma quel grido mi riporta a una fotografia che ho ritrovato qualche giorno fa sul comodino di casa dei miei genitori. Ci sono io, quindicenne, nell’estate del 2001. Manifestazione contro il G8, Piazzale Tecchio, Napoli. Poco prima che il corteo si muovesse verso Mergellina.
Negli ultimi giorni quella fotografia ha trovato un significato nuovo grazie ai dossier di Amnesty International e soprattutto al podcast “La Sospensione: Bolzaneto e il G8 25 anni dopo”, scritto da Francesca Zanni per Amnesty International Italia e prodotto da Emons Record in collaborazione con Domani. Non è soltanto il racconto di ciò che accadde a Genova. È il racconto di come una democrazia possa arrivare a sospendere, anche solo per pochi giorni, diritti che dovrebbero essere intoccabili.
Mi ha colpito soprattutto un aspetto.
Sono passati venticinque anni e, fuori dagli anniversari più tondi, se ne parla pochissimo. Eppure il G8 non è soltanto una vicenda giudiziaria. È una domanda ancora aperta sul rapporto tra cittadini, protesta e istituzioni.
Nel podcast emergono le storie delle persone prima ancora della cronaca. Ragazzi che chiedevano un altro modello di globalizzazione, associazioni che parlavano di commercio equo, ambiente, cancellazione del debito dei Paesi più poveri. Era un movimento composto da anime diverse, quasi tutte pacifiche, dentro il quale agirono anche gruppi violenti.
Questa distinzione, col tempo, è diventata fondamentale.
Perché raccontare il G8 soltanto attraverso i Black Bloc significa dimenticare migliaia di persone che erano lì per motivi completamente diversi. Allo stesso modo, ricordare la Diaz e Bolzaneto significa ricordare che la risposta dello Stato superò limiti che le sentenze italiane e della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno poi riconosciuto come gravissime violazioni dei diritti fondamentali.
Ascoltando il podcast ho avuto una sensazione difficile da scrollarmi di dosso. Che, in quei giorni, una parte delle istituzioni abbia finito per guardare una piazza complessa soprattutto come un problema di ordine pubblico. È una sensazione che nasce dalle testimonianze, non una verità assoluta, ma è impossibile non interrogarsi su quanto quella lettura abbia inciso su ciò che accadde.
Quando mia figlia chiama “mamma”, penso a quel bisogno primordiale di protezione che tutti abbiamo nei momenti di paura. È un riflesso umano. Per questo mi hanno colpito le testimonianze di chi, durante quelle ore, chiedeva aiuto mentre veniva colpito. Prima ancora della politica, c’è qualcosa che riguarda la dignità della persona.
La domanda allora diventa inevitabile.
Che cosa abbiamo imparato?
Non credo che il G8 si ripeta ogni volta che c’è una manifestazione. Sarebbe una semplificazione. Ma penso che episodi più recenti – dalle discussioni sull’uso della forza durante alcune manifestazioni fino ai casi di violenza di polizia che hanno segnato altri Paesi – dovrebbero spingerci a riflettere con maggiore attenzione su un equilibrio delicatissimo: quello tra sicurezza e diritti.
Forse è proprio questo che mi lascia più inquieto.
La memoria rischia di diventare un esercizio celebrativo. Si ricorda un anniversario, si pubblica qualche fotografia e poi tutto torna come prima. Invece la memoria dovrebbe servire a porre domande scomode al presente.
Ogni volta.
Riguardo quella fotografia del 2001 e rivedo un ragazzo che credeva di poter cambiare qualcosa semplicemente partecipando. Oggi ho meno certezze di allora, ma una convinzione mi è rimasta.
I diritti non si sospendono all’improvviso.
Si indeboliscono poco alla volta, ogni volta che smettiamo di parlarne.
Davide Canzanella
La Circoscrizione Piemonte e Valle d’Aosta di Amnesty International incoraggia la condivisione di riflessioni ed esperienze tra le persone attiviste a livello territoriale, pubblicandone eventuali contributi che, naturalmente, rappresentano le opinioni personali di chi scrive e non impegnano in alcun modo Amnesty International – Sezione Italiana OdV e la Circoscrizione stessa.

