23.07.2026 >


Incontro ad alta densità di argomenti e di emozioni, mercoledì 22 luglio al Comala, con Francesca Zanni per la presentazione del suo podcast “La Sospensione: Bolzaneto e il G8 25 anni dopo”, scritto per Amnesty International Italia e prodotto da Emons Record in collaborazione con Domani.
Con esemplare chiarezza e grande capacità di sintesi, l’autrice ha ricostruito i momenti più drammatici di quanto avvenuto nel luglio 2001 tra le strade di Genova, la scuola Diaz e soprattutto la caserma di Bolzaneto e che Amnesty International definì come “una violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia più recente”. Lo ha fatto riportando le parole delle molte persone che ha incontrato fra chi ha subito e denunciato quelle violazioni, chi le ha narrate e chi ne ha gestito gli aspetti processuali, riuscendo a trasmetterci pienamente anche le loro emozioni, inclusa la sua nel raccogliere queste testimonianze, ogni volta dolorose per chi deve riandare ai quei vissuti.
Mantenere viva la memoria è importante e abbiamo un enorme debito di gratitudine verso chi ci aiuta a farlo. L’incontro forse più difficile, ma anche di maggior coinvolgimento emotivo, conferma sia stato quello con Haidi Gaggio, la madre di Carlo Giuliani, la persona che ha pagato il prezzo più alto.
Nei processi, anche in questa occasione è stato più volte sottolineato, vennero ripetutamente pronunciate parole come “tortura” e “identificazione”. Invano, perché nel codice penale il reato di tortura fu introdotto solo 16 anni dopo mentre i codici identificativi per le forze di polizia in servizio di ordine pubblico sono previsti in quasi tutti gli stati dell’Unione europea ma non ancora in Italia.
Dai fatti raccontati nel podcast, diversi, purtroppo, sono stati gli episodi in cui persone vittime di violenze da parte di agenti di polizia non hanno potuto chiedere giustizia perché non è stato possibile identificarli. Per questo, oggi torniamo a chiedere l’introduzione di codici identificativi alfanumerici visibili per gli agenti impiegati nei servizi di ordine pubblico. Non si tratta di una misura contro le forze di polizia, ma di uno strumento di trasparenza e responsabilità che tutela allo stesso tempo loro e la cittadinanza, facilitando l’accertamento dei fatti in caso di violenze e proteggendo chi agisce correttamente. A venticinque anni dal G8 di Genova, è una questione che non può restare irrisolta.
A cura di Carla Gottardi. Grazie a Fabrizio Cassandro per le foto


