20.04.2026 >


Ci siamo ritrovati sabato 11 aprile 2026, in Piazza Matteotti a Novara, per chiedere alle autorità di agire con serietà e decisione: chiediamo il rilascio di un ostaggio, un cittadino onorario novarese — Ahmadreza Djalali — che da dieci anni è prigioniero in Iran, vittima di accuse false e infondate.
Da allora vive in condizioni di salute precarie, ha superato uno sciopero della fame, una leucemia, torture, incendi e bombardamenti. Ahmadreza ha lasciato a casa due bambini, oggi ragazzi, e una moglie, Vida, che ogni giorno attende di poterlo riabbracciare.
E’ stato condannato a morte nel 2017, in seguito ad un processo ingiusto, basato su una confessione estorta con torture fisiche e psicologiche. Tutto questo per essersi rifiutato di essere usato come spia dal proprio Paese.
Ahmadreza è un medico, un ricercatore, un esperto di medicina delle emergenze e dei disastri, un cittadino del mondo, esempio di umanità e coraggio. Non una spia, ma un uomo che voleva una vita normale, nella sua straordinaria dedizione agli altri.
Non possiamo accettare che anche il suo volto diventi il simbolo di “tutto il male del mondo”.
Ringraziamo di cuore tutte le istituzioni, le associazioni, i giornalisti e le personalità che hanno partecipato al presidio e hanno offerto il proprio sostegno ad Ahmad e alla sua famiglia. Ma soprattutto, grazie a chi non si è voltato dall’altra parte, a chi si è avvicinato, ha chiesto, ha firmato, ha scelto di esserci.


