Le Azioni Urgenti

Il programma Azioni Urgenti ha lo scopo di salvare persone che vivono situazioni di emergenza per quanto riguarda i Diritti Umani. Si tratta di un metodo di risposta rapida realizzato per proteggere individui la cui vita o integrità fisica è in pericolo.

CHI CERCHIAMO DI AIUTARE ?

Le Azioni Urgenti sono utilizzate per salvare prigionieri che vengono torturati o che corrono il rischio di esserlo, che hanno bisogno di cure mediche o che rischiano l’esecuzione capitale immediata. Vengono attivate nei momenti critici dei processi per tutelare prigionieri politici da trattamenti iniqui, per ritrovare persone “scomparse”, per aiutare richiedenti asilo che, se rinviati al loro paese, rischiano di subire violazioni dei Diritti Umani.

COME FUNZIONA IL SISTEMA AZIONI URGENTI

La velocità è vitale. Amnesty International, rilasciando un’Azione Urgente, attiva una rete mondiale di attivisti che inviano messaggi in tempo reale al Governo target. La scheda dell’Azione Urgente contiene tutte le informazioni necessarie: la situazione dettagliata, il testo consigliato per l’appello, gli indirizzi ai quali inviare l’appello e il tempo limite entro il quale concludere l’azione. Sovente si tratta di indirizzi mail e quindi il processo di invio è semplice, economico e richiede un tempo minimo.

COSA PUOI FARE

Su questa pagina, qui di seguito, puoi trovare alcune Azioni Urgenti rilasciate in questi giorni dalla nostra Organizzazione. Partecipa anche tu: leggi le informazioni e poi invia l’appello. Avvisaci tempestivamente con una mail nel caso ti pervenisse una risposta dalle autorità target.

SCRIVI UNA LETTERA, SALVA UNA VITA

ARABIA SAUDITA: ABDULRAHMAN AL-SADHAN

Il 5 aprile Abdulrahman al-Sadhan, un operatore della Mezzaluna Rossa di 37 anni, è stato condannato dal Tribunale penale specializzato di Riyadh a 20 anni di carcere, cui ha fatto seguito un divieto di viaggiare di 20 anni basato su accuse relative all’esercizio pacifico del suo diritto alla libertà di espressione, e a seguito di un processo viziato da violazioni, tra cui possibili torture utilizzate per estorcere una “confessione”. Le autorità saudite devono rilasciare Abdulrahman al-Sadhan immediatamente e senza condizioni.


ALGERIA: RABAH KARECHE

Il 18 aprile 2021, le autorità algerine hanno arrestato il giornalista Rabah Kareche poco dopo la pubblicazione di un articolo sul giornale Liberté, riguardante una protesta organizzata dalla popolazione Tuareg della zona di Tamanrasset, nell’Algeria meridionale, per contestare il recente trasferimento di parti della loro provincia in una nuova provincia.
È detenuto in una prigione di Tamanrasset in attesa di processo e potrebbe subire fino a 23 anni di prigione se condannato.
Chiediamo che sia rilasciato immediatamente e senza condizioni.


CINA – CHANG WEIPING

L’avvocato per i diritti umani Chang Weiping è stato ufficialmente accusato di “sovversione del potere statale” il 16 aprile 2021, sei mesi dopo che gli agenti di polizia lo hanno portato via per aver descritto pubblicamente gli episodi di tortura che ha subito durante una precedente detenzione nel gennaio 2020. Attualmente è detenuto in isolamento presso il Feng County Detention Centre. Dato il suo isolamento e le notizie delle torture che Chang ha subito in precedenza, ci sono gravi preoccupazioni per la sua salute fisica e mentale.


CINA: EKPAR ASAT

Ekpar Asat, imprenditore tecnologico uiguro, è detenuto in isolamento dal gennaio 2019, secondo le informazioni in possesso alla sua famiglia. Si ritiene che il suo isolamento prolungato, la malnutrizione e la mancanza di accesso ad adeguate cure mediche abbiano causato un drammatico peggioramento del suo stato di salute. E’ stato condannato a 15 anni di carcere, senza un processo pubblico con accuse di “incitamento all’odio etnico e discriminazione etnica”: ci sono gravi preoccupazioni per la sue attuali condizioni di salute.


NIGERIA: LARRY EMMANUEL AND VICTOR ANENE UDOKA

Gli attivisti Larry Emmanuel e Victor Anene Udoka sono detenuti illegalmente dal 5 aprile. Sono stati aggrediti e torturati da uomini non identificati il 5 aprile per aver manifestato pacificamente contro la corruzione, contro la situazione negativa relativa ai diritti umani in Nigeria, e per aver distribuito materiale percepito come critico nei confronti del Presidente. Pochi giorni dopo, sono stati consegnati alla polizia e poi trasferiti al Centro Nigeriano di Correzione, nello Stato di Kogi ,nel centro nord della Nigeria, dove attualmente sono detenuti. I due attivisti sono detenuti solamente per aver esercitato pacificamente il loro diritto a protestare e ad esprimere le proprie opinioni. Chiediamo che siano rilasciati immediatamente e senza condizioni.


IRAN: JAMSHID SHARMAHD

Jamshid Sharmahd, un dissidente politico tedesco-iraniano di 66 anni, rischia di essere condannato a morte in un processo palesemente ingiusto. E’ stato detenuto arbitrariamente in Iran per più di otto mesi, a volte in circostanze simili ad una sparizione forzata, senza processo, senza assistenza dal consolato tedesco e senza accesso ad un avvocato indipendente di sua scelta. La TV di stato ha trasmesso le sue “confessioni” forzate, in violazione al suo diritto ad un processo equo. Si teme che non riceva adeguate cure per le sue gravi condizioni di salute.


ARABIA SAUDITA : NASSIMA AL-SADA

Nello scorso mese di marzo, la Corte d’Appello in Riyadh ha emesso il verdetto contro Nassima al-Sada, una difensora di diritti umani in Arabia Saudita, confermando la sentenza a cinque anni di carcere oltre al divieto di viaggiare per altri cinque anni. Nassima al-Sada aveva fatto appello contro il verdetto del 25 novembre 2020, emesso sulla base di vaghe accuse di non meglio specificati reati informatici. Nassima al-Sada è detenuta soltanto a causa del suo attivismo per diritti civili e politici, e per la difesa dei diritti delle donne a svolgere le attività quotidiane senza la sorveglianza del “tutore” maschio.


PAKISTAN: SHAFQAT EMMANUEL E SHAGUFTA KAUSAR

La condizioni di salute di Shafqat Emmanuel, che è in attesa di essere giustiziato insieme alla moglie Shagufta Kausar, stanno rapidamente deteriorando. La parte inferiore del suo corpo è paralizzata, ed è costretto a dipendere dall’aiuto delle guardie del carcere, spesso assenti, per muoversi. Ha molte piaghe da decubito, che, secondo il suo avvocato, non sono curate adeguatamente e la sua situazione peggiora di giorno in giorno. La sua famiglia ha dichiarato che, nel mese di marzo, è rimasto in coma per tre giorni senza essere stato trasportato in ospedale.I coniugi, di religione cristiana, sono stati condannati a morte per aver mandato testi “blasfemi” ad un religioso in una moschea, un’accusa sempre negata dalla coppia. Incarcerati dal 2013, sono stati condannati a morte nell’aprile 2014.


RUSSIAN FEDERATION: ALEKSEI NAVALNY’S HEALTH AND LIFE IN DANGER

Prominent Russian opposition figure and anti-corruption campaigner Aleksei Navalny was arbitrarily arrested on 17 January 2021 after recovering from being poisoned. He was subsequently sentenced to two and a half years in prison for “violating the terms of a suspended sentence”. In prison, he is being ill-treated and denied adequate medical assistance despite serious deterioration of his health. In protest, he continues a hunger strike that began on 31 March. Aleksei Navalny’s detention is unlawful and politically motivated. He must be immediately released.


MOROCCO: MOHAMED LAMINE HADDI

Sahrawi activist Mohamed Lamine Haddi is suffering from ill-health following his 69-day hunger strike in protest of his ill-treatment in Tiflet II prison- in Rabat, Morocco- and his solitary confinement for over three years. In July 2017, the activist was sentenced to 25 years in prison after the unfair ‘Gdim Izik’ mass trial, based on confessions extracted under torture. The authorities must immediately provide Mohamed Lamine Haddi with the necessary medical care, end his solitary confinement and conduct an independent investigation into his allegations of torture and prison conditions.


CHAD: BARADINE BERDEI TARGUIO

On 18 February, Chad’s Criminal Court sentenced human rights defender Baradine Berdei Targuio to three years in prison and a fine for ‘breach of the constitutional order’. He was arrested on 24 January 2020 and spent nearly seven months in incommunicado detention before being charged in August 2020 with breach of national security, illegal possession of weapons, assault, and battery. Amnesty International is concerned that Baradine Berdei Targuio’s detention is a sanction against his work as a human rights defender and therefore calls for his immediate and unconditional release.


MOROCCO: OMAR RADI

On 23 March, an investigative judge set 6 April as the first trial date for Moroccan investigative journalist and vocal critic Omar Radi, who has been held in pre-trial detention for nine months in Oukacha prison in Casablanca. He will face charges of “harming the national security of the state” and rape. Omar Radi, who frequently criticised the government’s human rights record, was arrested in July 2020. Amnesty International had revealed in a report that the Moroccan authorities targeted him through illegal surveillance using a spyware produced by NSO Group, an Israeli company.


RUSSIAN FEDERATION: SALEKH MAGAMADOV AND ISMAIL ISAEV

On 17 March, the NGO Russian LGBT Network reported that lawyers were finally allowed to visit Salekh Magamadov and Ismail Isaev in a remand facility in Chechnya’s capital Grozny. They complained about ill-treatment and multiple violations of fair trial guarantees. They are being prosecuted on spurious charges solely for exercising their right to freedom of expression, including in connection with their real or perceived sexual orientation and gender identity, and must be immediately released. All charges against them must be dropped.


SAUDI ARABIA: LOUJAIN AL-HATHLOUL

On 10 March, the Specialized Criminal Court in Saudi Arabia upheld the conviction of Saudi woman human rights defender Loujain al-Hathloul, confirming a sentence of five years and eight months with conditional release. Loujain al-Hathloul had appealed the sentence handed down to her on 28 December 2020, which was based on charges including “spying with foreign parties” and “conspiring against the Kingdom”, effectively criminalizing her work promoting women’s rights and advocating for the end of the male guardianship system in Saudi Arabia.


MOROCCO: MAATI MONJIB

On 4 March, Moroccan academic and human rights defender Maati Monjib started a hunger strike, despite suffering a chronic heart condition and diabetes, to protest his detention and his sentencing in absentia to one year in prison in two separate cases brought against him in relation to the exercise of his freedoms of expression and association, following years of unlawful digital surveillance and judicial harassment. On 27 January, Maati Monjib was unjustly sentenced for an earlier case to one year in prison and a fine of 10,000 dirhams without undergoing a hearing or receiving a summons or any notifications to his defence team to allow for a fair and proper trial.


BELARUS: IHAR BANTSAR

Punk musician, Ihar Bantsar, has been on a hunger strike since 3 March to protest against his prolonged detention on trumped-up criminal charges. He has been imprisoned solely for exercising his rights to freedom of expression and peaceful assembly and he must be immediately and unconditionally released.


MOROCCO/WESTERN-SAHARA: SULTANA KHAYA

Sahrawi woman activist Sultana Khaya, and several members of her family, have been held under a de facto house arrest for months in their home in Boujdour, Western Sahara. The authorities have yet to present any charges against her. Security service agents are regularly stationed in front of their home, preventing the family from leaving the house and people, including relatives, from visiting them. On numerous occasions, Sultana Khaya and her family have been physically attacked by police when they tried to leave their home. The authorities must immediately lift the arbitrary house arrest of Sultana Khaya and her family.


RUSSIAN FEDERATION: MIKHAIL IOSILEVICH

On 3 March, the Nizhnii Novgorod Regional Court, in Central Russia, upheld the decision to detain activist Mikhail Iosilevich. He is accused of cooperation with an “undesirable” organisation, Open Russia, a “crime” punishable by up to six years in prison. Mikhail Iosilevich is being targeted for peacefully exercising his rights to freedom of expression and association. Charges against him must be dropped and he must be immediately released.