04.04.2026 >




Grazie all’instancabile lavoro di “Insieme per Gaza – Vercelli“, con il supporto dei gruppi locali di Amnesty International, ANPI, ACLI, CGIL, Legambiente, MASCI, MEIC e Pax Christi, per due giorni – sabato 28 e domenica 29 marzo, la mostra fotografica “Qui resteremo” è stata esposta nella centrale Piazza Cavour di Vercelli.
La mostra è un prezioso diario fotografico: una raccolta di immagini scattate durante le operazioni militari dell’Idf (Israeli Defense Forces), operazioni che per la popolazione civile palestinese hanno significato decine di migliaia di morti, feriti e dispersi, oltre alla completa distruzione delle strutture sanitarie, scolastiche e assistenziali, dei servizi idrici ed elettrici. Si tratta di una sequenza di immagini scattate dal novembre 2023 al 2025 dai fotografi e reporter Abdul Akim Khaled Abu Rayash, Issam Rimawi, Muhannad Abdulwahab, Mahmoud Elyan, Mahmoud Illean, Omar Abu Nada, Mohamad Al Baba, Musa Al-Shaer, Wala Hatem Sabry, Hashem Zimmo e altri fotografi palestinesi (oltre alle immagini di Isabella Balena, Massimo Berruti, Antonio Biasiucci, Francesco Cito, Patrizio Esposito, Oreste Lanzetta e Alessio Romenzi). Questo gruppo, in un territorio raso al suolo dai bombardamenti, nonostante le poche attrezzature disponibili e il blocco delle comunicazioni oltre frontiera, ha continuato a testimoniare e documentare con i propri scatti fotografici la realtà intorno.
L’evento ha suscitato l’interesse, la commozione e il coinvolgimento emotivo di molti visitatori che hanno sostato in silenzio di fronte alle immagini. Molto gradite sono state le visite, sabato 28 di Adelmo Cervi, figlio di uno dei sette fratelli Cervi, trucidati dalla violenza nazifascista nel 1943, e domenica 29 di Mons. Marco Arnolfo, Arcivescovo di Vercelli, che si è soffermato a lungo di fronte alle intense immagini della mostra.
L’80% di Gaza è distrutto, la gente vive tra le fognature a cielo aperto, nei pochi ospedali, ancora parzialmente funzionanti, mancano anche i farmaci di base, mentre l’attenzione internazionale è ora tutta sull’estendersi del conflitto al vicino Libano e al Golfo Persico. La mostra oltre che un’esortazione a non dimenticare Gaza, è dunque anche una provocazione a non lasciarci risucchiare dalla spirale di odio e violenza che rischia di stritolare tutta la nostra civiltà.




