11.07.2026 >
Riceviamo da Davide Canzanella, attivista del Gruppo “Italia 238 – Torino” e volentieri pubblichiamo >
È sabato 27 giugno. Gli impegni familiari si susseguono. Mia figlia continua a insistere per avere una scheda per il suo nuovo telefono.
Io sono in preda agli effetti della pressione bassa che il caldo asfissiante genera. Mia madre si lamenta dell’afa, mio padre boccheggia dopo l’intervento dei giorni scorsi, mia moglie prova a tenere tutto insieme e a preparare il pranzo.
In questo contesto, per liberarmi almeno dell’incombenza della scheda telefonica e allentare un po’ la tensione familiare, parto con mia figlia verso una Torino che alle 12.20 sfiora i 39 gradi.
Ne approfitto per fare una tappa al Comala, in corso Ferrucci, dove Amnesty International ha allestito una mostra fotografica dedicata a chi, ogni giorno, difende i diritti umani. «Stessa lotta, stessi diritti» di Antonio De Matteo. Il Comala, tra l’altro, ha appena riconquistato la gestione dei propri spazi dopo una lunga battaglia. Mi sembra il posto giusto per una mostra che parla di resistenza.
Durante il tragitto provo a spiegare a mia figlia cosa sia Amnesty International, perché esistano persone che dedicano una parte della propria vita a difendere i diritti degli altri.
La sua risposta è un semplice:
«Ah.»
Un “ah” sospirato, impaziente. Lei pensa alla scheda telefonica. Io ai diritti umani. Due priorità diverse, entrambe perfettamente comprensibili.
Abbiamo qualche difficoltà a trovare la mostra e questo ci permette di attraversare gli spazi del Comala. Rimango colpito dalla vitalità del posto. C’è chi studia, chi suona, chi lavora al computer, chi beve un caffè, chi semplicemente si incontra. Fuori il caldo è insopportabile, dentro c’è una comunità che continua a vivere.
Riconosco anche uno dei manifesti che avevo contribuito ad appendere qualche settimana fa. È una soddisfazione piccola, ma sincera.
La mostra è lì. Dieci pannelli. Tre fotografie ciascuno. Dieci storie di persone che hanno deciso di non arrendersi.
La luce entra dalle finestre basse e sembra intensificare il chiaroscuro scelto dal fotografo che ricorda Rembrandt. Non è solo una scelta estetica. È una luce che restituisce dignità.
Ci sono Silvana Agatone e Concetta Grande con la guida *La tua scelta, zero ostacoli* per l’aborto supportato; le attiviste del collettivo Lucha y Siesta per l’anti-violenza di genere; Porpora Marcasciano con il libro *L’aurora delle trans cattive* per l’attivismo LGBTQIA+; Annalisa Gratteri per la giustizia climatica di Extinction Rebellion; Daniela Ionita che rivendica una cittadinanza che ancora oggi viene negata; Pia Covre per i diritti delle persone sex workers; Parisa Nazari per la resistenza delle donne iraniane e il movimento *Woman, Life, Freedom*; Natali Shaheen che stringe la maglia della Palestina per il diritto allo sport; Federica Borlizzi per la tutela legale delle persone migranti e richiedenti asilo e l’attivismo sociale; l’attivista afghana Neelai Barek per i diritti delle donne e contro l’apartheid di genere.
Ogni fotografia ha un simbolo al centro. Un libro, una spilla, una maglia, una scheda elettorale, un velo, un naso rosso da pagliaccio denuncia di promesse fatte e mai rispettate. Oggetti comuni che diventano il manifesto di una battaglia, portati senza forzatura ma per rivendicazione e decisione personale.
È lì che mi sento piccolo.
Io sono arrivato fin lì per comprare una scheda telefonica a mia figlia.
Loro hanno dedicato anni della loro vita a difendere persone che probabilmente non conosceranno mai.
Mi torna in mente una frase che sento ripetere spesso, e che forse ho pronunciato anch’io:
«Ma io cosa posso fare?»
Forse è questa la normalizzazione più pericolosa. Convincersi che il problema riguardi sempre qualcun altro.
Per fortuna esistono donne e uomini che continuano a pensare il contrario. Che credono ancora che una persona possa fare la differenza, nonostante la solitudine, i pregiudizi e la fatica.
Usciamo dalla mostra.
Mia figlia ha finalmente la sua scheda telefonica.
Io torno a casa con una sensazione diversa. Un po’ di ammirazione, un po’ di invidia e forse anche un po’ di senso di colpa.
Perché, in fondo, la mia piccola vittoria di giornata è stata risolvere un problema domestico. La loro continua ogni giorno, spesso lontano dai riflettori.
Forse scrivere serve anche a questo: a ricordarmi che la distanza tra ciò che ammiriamo e ciò che facciamo può essere colmata solo iniziando, nel nostro piccolo, a fare qualcosa.
Davide Canzanella
La Circoscrizione Piemonte e Valle d’Aosta di Amnesty International incoraggia la condivisione di riflessioni ed esperienze tra le persone attiviste a livello territoriale, pubblicandone eventuali contributi che, naturalmente, rappresentano le opinioni personali di chi scrive e non impegnano in alcun modo Amnesty International – Sezione Italiana OdV e la Circoscrizione stessa.
l testo di Davide Canzanella che pubblichiamo, si riferisce alla mostra fotografica di Antonio De Matteo STESSA LOTTA, STESSI DIRITTI ospitata da Comala a Torino dal 22 al 27 giugno 2026. Qui di seguito alcune immagini dell’evento.


